La meditazione è ora anche Occidentale

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Non solo all’Oriente, ma la vera trascendenza appartiene a tutti i popoli. Yoga, zen, cultura mahayana tibetana, ma anche ascesi ed esicasmo cristiano

22 Settembre 2018 | di | Costume - Religione

Quando si pensa alla pratica della meditazione, pensiamo subito di stare davanti a una parete bianca, seduti su di uno zafu – cuscino di meditazione giapponese – avvolti dal silenzio e dalla penombra, cosa poi dobbiamo fare è assai complesso pur nella sua semplicità: essere presenti a se stessi, non distrarsi e sotto la guida, di un maestro qualificato possiamo cominciare la via della meditazione cioè rientrare in noi stessi e scoprire tesori che non sapevamo neanche di avere.

La meditazione – scrivono i testi tradizionali – non si deve spiegare, ma si deve solo praticare, il silenzio è d’obbligo, ogni altra forma come scrittura, conferenze e quant’altro sono distrazione, spreco di energia, ma ciò nonostante esistono migliaia di testi che spiegano la meditazione e purtroppo anche il famigerato fai-da-te che non porta mai a una vera trasformazione, ma spesso a tanta confusione.

Alla fine dell’Ottocento, si diffuse in Occidente, grazie allo sviluppo coloniale e alle nuove rotte commerciali, la mistica dell’esotismo. Arte, letteratura, teatro, moda, arrivarono dall’Asia e dall’Africa, portando con se anche atteggiamenti e nuove forme di pensiero. Si scopriva, così, che oltre l’Europa c’era anche il mondo. I primi a esserne coinvolti furono, ovviamente, gli intellettuali dell’epoca i quali diedero impulso a nuovi concetti culturali, pur con molte lacune.

All’epoca, infatti, i veri studiosi o ricercatori di civiltà extraeuropee erano pochissimi e spesso avevano traduzioni sommarie o peggio stralci di testi anche importanti di letteratura o di religione che creavano solo una grande confusione nel pubblico, producendo luoghi comuni duri ancora oggi a morire, così, solo per fare un esempio, l’immensa ricchezza spirituale e dottrinale dell’India è conosciuta tutt’ora generalmente come la terra dei fachiri o ai santoni.

Per fortuna ci fu chi è andato oltre, e di questa immensa ricchezza culturale ha saputo cogliere gli aspetti più autentici e di valore universale, accogliendo, quasi subito, nella nostra cultura il concetto di meditazione, specialmente dello yoga, millenaria disciplina ascetica indiana, divenuta ben presto per i suoi frutti, non solo spirituali, ma anche psichici e pratici, un punto di riferimento universale.

Purtroppo, come accade spesso nelle società cosiddette evolute, ben presto anche questa antica disciplina si è trasformata spesso in moda o, peggio, in banalizzazione. Oggi lo yoga ha concorrenti assai agguerriti, per rimanere nel campo buddista abbiamo lo zen e la cultura mahayana tibetana, sicuramente tra le più diffuse e celebrate in Occidente. Per fortuna, anche se da pochissimi anni, anche da noi si comincia a ricordare che esiste, e non certo da oggi, ma da secoli, una importante ascesi meditativa cristiana.

Quando, ad esempio, leggiamo testi di sapienti orientali sul concetto illusorio dell’io, il distacco da ogni cosa superflua non solo materiale, ma anche del pensiero, quando troviamo forme meditative di preghiere che inneggiano attraverso litanie al principio supremo o all’adorazione del Nome divino, la mente di un cristiano, anche poco colta, non può non ricordare le opere dei grandi nostri santi come Francesco d’Assisi nella spogliazione totale del proprio io per il congiungimento con Dio, così altre pratiche di cui è assai ricca anche la Chiesa ortodossa con la via dell’esicasmo, solo per citare alcuni esempi.

Oggi, abbiamo proprio all’interno delle nostre chiese, una vivace ripresa della meditazione recuperando, aggiornata, una via per noi occidentali con immagini che fanno parte del vissuto fin dall’infanzia. Un grande impulso, pur tra tante critiche, lo dette certamente il gesuita indiano Antony De Mello, recuperando negli anni Ottanta la cultura orientale e adeguandola alla visione cristiana.

Da allora, anche grazie ai milioni di libri venduti, molti sacerdoti e laici hanno preso il coraggio di affrontare il tema della meditazione, ma non più come esotismo o solo per un beneficio dallo stress quotidiano, ma come un’autentica via cristiana di incontro con Dio, cominciando dalla semplicità del silenzio interiore, a una respirazione attenta e di un atteggiamento positivo verso se stessi e, dunque, verso gli altri.

L’approccio alla meditazione cristiana, dunque, sta prendendo sempre più spazio, basta navigare su internet per vedere il fiorire di tanti centri che avviano il cristiano, con una esigenza autentica interiore, a scoprire con un linguaggio moderno i “segreti” di una via che è sempre stata alla portata dei cristiani. Rivive così l’opera di tanti santi mistici cristiani, finora trascurati, e di saper godere delle illuminazioni che questi hanno saputo offrire, sempre se ci mettiamo nel giusto atteggiamento dell’ascolto interiore.

Anni fa mi diceva un chirurgo a proposito delle neo conversioni spirituali spesso abbracciate per moda: «Vede, tanti si convertono e vivono una nuova vita adorando altre divinità, praticando le ascesi della religione di nuova appartenenza, ma bisogna vedere nei momenti drammatici della vita cosa sale dal nostro profondo inconscio alle nostre labbra nel chiedere aiuto. Tempo fa dovetti sottoporre ad un delicato intervento un paziente che anni prima si era convertito ad un’altra religione. Nel momento però di entrare in sala operatoria, sapendo cosa lo attendeva, entrò nel panico e con le lacrime agli occhi si rivolse alla Madonna di Caravaggio di cui era stato devoto ai tempi dell’infanzia». Insomma nel momento del vero pericolo affiora quasi sempre la nostra più autentica natura, al di là delle conversioni spesso solo esteriori.

Convertirsi è una cosa seria, una chiamata di Dio ad una nuova via di realizzazione, bisogna allora vedere quanto essa arrivi effettivamente nel profondo della nostra anima oppure non continua a galleggiare alla superficie della nostra vita.

 

Tommaso De Rossi

Foto © Dimitridube, BBC, wikiHow, Time

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