La Turchia raddoppia i dazi sui prodotti Usa. Gesti invece pro Ue

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Nello scontro politico-economico con gli Stati Uniti la decisione di mantenere in carcere il pastore americano Brunson. Liberati due soldati greci e l’uomo di Amnesty locale

15 agosto 2018 | di | in evidenza - Mondo - Politica

La Turchia ha aumentato i dazi sulle importazioni di vari prodotti chiave dagli Stati Uniti, ritorsione per le sanzioni americane legate all’aspra disputa che ha fatto precipitare la lira turca. La moneta, che ha perso quasi un quarto del suo valore negli scambi venerdì e lunedì, ha recuperato terreno sui mercati finanziari, riprendendo circa il 5% rispetto al dollaro. Aggiungendo un tassello alla disputa e allontanando di un passo una soluzione, un tribunale di Smirne ha intanto respinto l’appello per la scarcerazione del pastore evangelico americano Andrew Brunson, la cui detenzione che dura da due anni ha scatenato la crisi attuale. Riavvicinamento all’Europa, vedremo poi, per altri casi.

La caduta della lira turca ha sollevato preoccupazioni sul fatto che la Turchia sia arrivata sull’orlo di una vasta crisi economica, soprattutto in relazione al suo sistema bancario, con il rischio di ricaduta sui mercati europei e non solo. Come riporta l’agenzia di stampa LaPresse/AFP, il vice presidente turco Fuat Oktay, ha dichiarato che l’aumento dei dazi è stato ordinato «all’interno della cornice di reciprocità, in ritorsione ai consapevoli attacchi alla nostra economia da parte dell’amministrazione Usa». Il presidente americano Donald Trump ha infatti in precedenza annunciato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio turchi.

L’annuncio di Ankara è stato reso pubblico sulla Gazzetta ufficiale, con un decreto firmato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha ripetutamente descritto la situazione come «una guerra economica» che la Turchia vincerà. L’aumento delle tariffe è del doppio rispetto ai tassi esistenti, secondo l’agenzia di stampa Anadolu: le tariffe vengono aumentate sulle importazioni di riso (50%), superalcolici (140%), tabacco e cosmetici (60%). Il ministro al Commercio, Ruhsar Pekcan, ha affermato che Ankara ha raddoppiato le tariffe su 22 prodotti importati, con una misura che nell’insieme vale 533 milioni di dollari aggiuntivi.

 Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

Il presidente turco martedì aveva annunciato il boicottaggio dei beni elettronici statunitensi, come gli iPhone, sebbene lui stesso sia stato ripetutamente fotografato mentre ne utilizzava uno. Le azioni della banca centrale per garantire liquidità alle banche turche e la prevista conference call del ministro delle Finanze Berat Albayrak, genero di Erdogan, puntavano a rassicurare gli investitori. La lira turca ha fatto registrare una significativa ripresa, con la valutazione che ha toccato il valore di 5,85 per dollaro dopo che lo scorso 13 agosto ne servivano 7,24. Ma secondo molti analisti l’unica via per le autorità per affrontare i problemi economici nazionali, che includono l’inflazione vicina al 16%, sarebbe quella di un deciso aumento dei tassi d’interesse.

Michael Hewson, chief market analyst per CMC Markets UK, ha però avvertito che un aumento potrebbe causare una nuova reazione di Trump e quindi creare ulteriore pressione sulla lira. «Erdogan sta giocando un gioco pericoloso, se crede di poter uscire bene da questo scontro con gli Usa», ha aggiunto. Il presidente turco ha più volte dichiarato che Ankara potrebbe cercare altri partner, alludendo ai legami con la Russia, l’Iran e la Cina. «Gli Usa sono un nostro grande partner commerciale, ma non sono il solo», ha dichiarato anche il ministro al Commercio Pekcan, «abbiamo altri partner e mercati alternativi».

 La cancelliera tedesca Angela Merkel col primo ministro turco Binali Yildirim

L’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani del Qatar, alleato turco, è arrivato oggi ad Ankara per colloqui con Erdogan. Le autorità turche hanno anche enfatizzato la volontà di voler mantenere forti relazioni con l’Europa e il presidente turco ha in programma oggi un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel, dopo che quest’ultima si è schierata contro le sanzioni economiche americane che hanno colpito Ankara, e domani con il presidente francese Emmanuel Macron. Il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, ha parlato di un “crescente malcontento dell’Europa nei confronti delle politiche dell’amministrazione Trump”.

Intanto, martedì un tribunale turco ha liberato due soldati greci detenuto da marzo per spionaggio e mercoledì i giudici hanno ordinato la scarcerazione del presidente onorario di Amnesty International in Turchia, Taner Kilic, per coinvolgimento col tentato golpe del 2016, casi che avevano creato attriti con Bruxelles. «Mi sembra chiaro» – ha commentato su Twitter Howard Eissenstat, esperto di Turchia dell’università americana di St Lawrence – «che i rilasci odierni siano parte di un riavvicinamento all’Europa, particolarmente vitale data la crisi nelle relazioni americano-turche. Ciò sottolinea la natura politica, e fondamentalmente ingiusta, di queste persecuzioni».

 

Ayla Şahin

Foto © The Independent (Uk)

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