Le sorprese della giornata mondiale del clima. “Subito impegni chiari”

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Manifestazioni in 100 Paesi per “Global Strike for Future”. Il risveglio dei tanti giovani in piazza per chiedere ai governi di agire contro il riscaldamento globale

17 Marzo 2019 | di | Ambiente - Europa - in evidenza

Centinaia di migliaia di manifestanti in città di 100 Paesi del mondo, compresi tutti gli Stati membri dell’Unione europea, in occasione venerdì dello “Sciopero Mondiale per il Futuro” (“Global Strike for Future“) lanciato dal movimento dei giovanissimi e degli studenti per la lotta al cambiamento climatico. Sorto nell’agosto scorso per iniziativa della sedicenne svedese Greta Thunberg, proposta per il Nobel per la Pace del 2019, che per mesi tutti i venerdì ha portato davanti al Parlamento di Stoccolma un cartello con la scritta “Sciopero della scuola per il clima”, il movimento è diventato il simbolo della ribellione generazionale degli studenti contro l’inazione delle élite politiche in Europa e nel mondo, soprattutto per le decisioni in campo ambientale.

Per l’Italia le manifestazioni sono state organizzate da #FridaysForFuture, presente in 157 città. L’obiettivo principale del movimento è convincere i leader politici di tutti i Paesi, semplicemente, “ad ascoltare gli scienziati” che hanno lanciato l’allarme sul cambiamento climatico, come ha detto Greta in un suo recente intervento a Bruxelles – al dibattito del 21 febbraio scorso al Cese (Comitato economico e sociale) presieduto dall’italiano Luca Jahier – e a rispettare gli impegni presi con l’Accordo alla Conferenza Onu sul clima di Parigi del 2015 di mantenere l’aumento della temperatura media dovuto al riscaldamento globale del Pianeta sotto 1,5 gradi centigradi entro questo secolo.

Alla politica, in tutto il mondo, si chiede di agire subito per limitare drasticamente le emissioni a effetto serra, perché ormai non c’è davvero più tempo da perdere. A livello europeo, la pressione dei giovani manifestanti ha un obiettivo diretto nei confronti dei leader dell’Ue, che si riuniranno in un vertice a Bruxelles il 21 e 22 marzo, e che hanno in agenda proprio la lotta al cambiamento climatico, insieme ad altri temi d’attualità come la Brexit. Il Consiglio europeo discuterà la visione climatica a lungo termine dell’Ue, e le azioni che gli Stati membri dovrebbero intraprendere per limitare l’aumento della temperatura media a 1,5° centigradi.

Nella proposta strategica pubblicata dalla Commissione europea a novembre, si raccomanda di adottare l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 al più tardi. In una risoluzione non vincolante adottata nei giorni scorsi a Strasburgo, con 369 voti a favore, 116 contrari e 40 astensioni, la plenaria del Parlamento europeo ha chiesto che, oltre all’obiettivo di lungo termine del 2050, l’Ue aumenti la propria ambizione e i propri sforzi portando dal 40% previsto attualmente al 55% la riduzione delle emissioni prevista per il 2040 (rispetto al livello del 1990).

Fra i governi dell’Ue, Spagna, Danimarca, Svezia, Lussemburgo, Francia e Paesi Bassi si sono già dichiarati a favore di un’azione più determinata e ambiziosa per rispettare l’Accordo di Parigi, ma altri Paesi (in particolare quelli dell’Est, anche se circa 2mila giovani erano in piazza a Varsavia, migliaia a Bratislava) non sono dello stesso avviso. I manifestanti guardano al prossimo vertice Onu sul clima, previsto a settembre di quest’anno, in cui tutti Paesi del mondo dovrebbero prendere nuovi impegni contro il cambiamento climatico.

Non solo Europa: milioni di giovani sono scesi nelle piazze di ogni angolo del globo per difendere il proprio futuro e l’unica casa che hanno, la Terra. Chiedonoazioni concrete” per salvare il pianeta nella prima manifestazione globale per il clima, perché “State distruggendo il nostro futuro“. Hanno scioperato da Washington a Mosca, da Beirut a Gerusalemme, da Shanghai a Mumbai, da Nuova Delhi a Sydney (dove gli studenti hanno evidenziato in particolare i rischi per la barriera corallina), da Kampala in Uganda alle Mauritius, nonché a Bangkok e Hong Kong, passando per Giappone e India, decine di migliaia di studenti del mondo intero hanno scelto di saltare le lezioni a scuola per chiedere ai politici di agire davvero contro il cambiamento climatico.

Secondo il sito del movimento #FridaysForFuture erano oltre 2mila gli appuntamenti in programma per questo venerdì di sciopero globale: in testa per numero di eventi organizzati Italia, Francia e Germania. Nel Belpaese sono state 182 le piazze riempite, da Milano a Palermo, con gli slogan “Salviamo il pianeta, non il profitto”, “La crisi siete voi, noi il futuro”, “Ci avete rotto i polmoni”, “Non abbiamo un pianeta B“. In piazza, stimano Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari, tra gli organizzatori della giornata, sono scesi «in centinaia di migliaia, forse un milione in tutta Italia, per chiedere un futuro e un pianeta sano per viverlo».

Particolarmente partecipata e colorata la manifestazione a Roma, in Piazza della Madonna di Loreto, dove si è svolto un sit-in con migliaia di studenti, bambini e cittadini. Palloni gonfiabili a forma di pianeta Terra, striscioni, bandiere e soprattutto tanti cartelli da alzare sopra la testa: “Aridatece la neve”, “Winter is not coming”, “Se il clima fosse una banca lo avrebbero già salvato”, “Ci siamo rotti i polmoni”, “Io volevo un cambio di prof. di spagnolo non un cambio di clima”, “Daje Greta salviamo ‘sto pianeta”, “Siamo con l’acqua alla gola”, erano solo alcuni.

I più giovani frequentano la scuola dell’infanzia e primaria e sono accompagnati dai genitori; gli adolescenti arrivano con i compagni di classe, ci sono anche tanti insegnanti vicini alle scolaresche per una giornata diversa da tutte le altre. Le istituzioni plaudono all’iniziativa con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che sottolinea come i cambiamenti climatici siano «la sfida cruciale per la salvaguardia del futuro del nostro pianeta», aggiungendo: «I capi di Stato e di Governo non solo hanno l’obbligo morale di ascoltare il grido d’allarme che si sta sollevando da ogni angolo del mondo, ma devono concretamente adoperarsi. L’ignavia sarebbe una imperdonabile colpa storica».

Secondo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «i giovani ricordano a tutti, particolarmente a chi ha responsabilità di dirigere, l’esigenza di difendere il clima e l’ambiente sulla terra». Nelle piazze italiane pochi politici e quasi nessuna bandiera di partito, come chiesto dagli organizzatori che, attraverso i social, invitano a portare cartelli, striscioni colorati e musica, «perché la giornata non sia strumentalizzata». E anche perché chi decide ogni giorno il futuro del pianeta non continui, buttandosi in piazza con proclami e slogan di un giorno, a fare su clima e sviluppo sostenibile ciò che è stato fatto negli ultimi decenni: quasi nulla.

«Una mobilitazione del genere lancia un segnale inequivocabile: siamo una generazione che chiede a gran voce di essere educata all’unico cambiamento possibile, un modello di sviluppo diverso», commenta Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli studenti Medi. Per Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, «la lotta al cambiamento climatico non è un tema secondario, e oggi gli studenti lo hanno dimostrato. Cosa risponde il Governo? Vogliamo impegni chiari, e li vogliamo subito».

«Oggi è stata una giornata commovente e storica per il pianeta, perché duemila manifestazioni organizzate dai ragazzi per protestare contro le mancate politiche sui cambiamenti climatici non c’erano mai state» ha commentato il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, parlando delle manifestazioni organizzate per lo sciopero degli studenti contro i cambiamenti climatici. «Duecentotrentacinque manifestazioni in Italia, siamo il primo Paese per numero di piazze a livello mondiale» – ha sottolineato Ciafani – «questo è un altro dato commovente per noi che da trentotto anni e mezzo ci battiamo per politiche energetiche più sostenibili e per una lotta ai cambiamenti climatici che anche il nostro Paese deve fare con azioni che neanche questo Governo ha messo in campo».

La mobilitazione dei manifestanti che venerdì hanno sfilato in diverse città italiane non vuole fermarsi: l’intenzione è continuare a farsi sentire ogni venerdì in diverse forme e diverse città. A Roma, ad esempio, tra i promotori della giornata per il clima già rimbalzano le proposte per proseguire la battaglia ambientalista: riunirsi in un’assemblea pubblica la prossima settimana per decidere le mosse future e mobilitarsi ogni venerdì come ha fatto, in un primo momento in solitaria, la giovane svedese Greta nei suoi “Skolstrejk for Klimatet”. L’organizzazione, dopo l’affollato corteo di ieri sui Fori Imperiali, è in fieri, ma già venerdì prossimo – 22 marzouna nuova manifestazione per l’ambiente e per il clima dovrebbe tenersi a Roma, nella centralissima piazza del Popolo, dalle ore 15. Diverse le idee anche che arrivano dai più giovani, tra cui serpeggia la voglia di mobilitarsi ogni venerdì magari in orario post-scolastico. Non sono esclusi anche futuri incontri con le istituzioni.

 

Elodie Dubois

Foto e video © Alessandro Dargenio, Eurocomunicazione

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