L’emigrazione vista con gli occhi dell’Africa

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L’Europa davanti a un problema di proporzioni bibliche. Ogni nazione affronta la questione a modo suo, senza un progetto corale. L’ulteriore incapacità dell’Italia per diversi motivi

9 settembre 2018 | di | Attualità - Costume - Mondo

Il problema dell’immigrazione sta diventando sempre più “Euro-centrico“. Si parla di questo fenomeno come qualcosa che colpisce solo il Vecchio Continente e che va addirittura avversato perché fonte di gravi problemi economici, alla sicurezza e all’ordine pubblico.

Grandi dibattiti, interminabili talk show, ma non s’interpella mai direttamente uno degli attori principali del problema: l’Africa. Con milioni di persone emigrate specialmente in Europa e lo stesso vale, ovviamente, per le altre nazioni in Asia o America latina che soffrono di questo vero depauperamento demografico verso i Paesi più ricchi.

Già tre anni fa di questi giorni, all’apertura della riunione della Gioventù cattolica panafricana, svoltasi a Kinshasa in Congo, i vescovi africani lanciarono un grave monito ai giovani dei loro Paesi: «Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America».

Sono parole chiare usate dal vescovo Nicolas Djomo, presidente della Conferenza episcopale del Congo. L’alto prelato ha aperto il forum invitando i giovani africani: «A guardarsi dagli inganni delle nuove forme di distruzione della cultura di vita, dei valori morali e spirituali, perché l’identità sociale, culturale e spirituale di un popolo non è basato solamente su fattori economici, solo un globalismo nichilista può intendere gli uomini come merci che si possono strappare dalla loro terra e trapiantarli dovunque».

Djomo ha anche ammonito i giovani africani a non cercare falsi espedienti di benessere fuggendo dal proprio Paese: «Utilizzate» – ha proseguito – «i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature in Africa. Voi siete il tesoro dell’Africa. La Chiesa conta su di voi, il vostro continente ha bisogno di voi».

In appoggio di queste tesi della Chiesa africana, sono state confermate da una importante studiosa internazionale dell’Africa, la professoressa Anna Bono, la quale ha chiarito che a emigrare non sono tanto gli affamati, ma i giovani istruiti: «In gran parte la motivazione non è un pericolo di vita incombente né la miseria estrema. Gli emigranti dall’Africa per lo più non stanno morendo di fame, non vivono sotto le bombe o nel terrore di un regime spietato. Difatti pochi ottengono lo status di rifugiato».

Un’immigrazione così disordinata, crea inesorabilmente dei lati oscuri su chi veramente governa questi flussi e ci specula, sulla rabbia sociale, la cosiddetta guerra tra i poveri, sulla mancanza di risorse per far fronte a questa emergenza che dura da anni e sembra, secondo i soliti esperti, poter durare ancora per i prossimi dieci anni. Si vive alla giornata, senza il rispetto per chi si dice di voler accogliere e verso i cittadini che subiscono questa invasione, più o meno pacifica, senza averla di certo voluta.

Ogni nazione europea affronta il problema a modo suo, senza un progetto corale, una pianificazione, tutto è nell’approssimazione, se ne fanno al solito carico la Chiesa, i volontari, lo Stato in maniera vaga, ma senza una vera soluzione. Se aggiungiamo poi che in un Paese come l’Italia che non cresce economicamente, con una disoccupazione allarmante specialmente tra i giovani, con il fenomeno che anche molti, specialmente i giovani, scappano in un altro Paese per farsi una vita più accettabile, una nazione senza infrastrutture adeguate, inevitabilmente alla fine accogliamo, al di là delle buone intenzioni, poveri sventurati per poi abbandonarli al loro destino, nella speranza, come già è accaduto, che alla chetichella, anche se sempre con maggior difficoltà, lascino l’Italia per recarsi in Paesi con più occasioni di lavoro.

Insomma, la classica soluzione del si salvi chi può. Quando, allora, si pensa alle strategie per risolvere l’emergenza, ormai più che decennale, dell’immigrazione, pensiamo ogni tanto alle parole dei vescovi africani che forse conoscono assai meglio di tanti nostrani politicanti come stanno realmente le cose e non solo in Africa.

 

Tommaso De Rossi

Foto © YourNewsWire, The Economist, Twitter, Diretta News 24, The Spectator

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