MDOTM, la fintech che integra tecnologia e valore umano

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Ospite del Business Club Italia a Londra, la società punta a consolidare la presenza sul mercato grazie a un aumento di capitale milionario

28 Maggio 2019 | di | Economia - Eventi - Hi-Tech

La fintech o tecnofinanza è un insieme di servizi finanziari che sfrutta le ultime innovazioni tecnologiche per un’informazione più diffusa e approfondita. Tra i settori in cui la fintech è più in crescita troviamo intermediazioni, gestione del rischio e le criptovalute. Date la rapida crescita e gli spazi in cui inserirsi, il Business Club Italia di Londra ha organizzato un incontro con MDOTM, startup italiana con sede (anche) nella capitale britannica. Tema centrale, le sfide per l’industria bancaria internazionale dopo l’avvento dell’intelligenza artificiale.

L’evento è stato introdotto da Federico Ghizzoni, già ceo di Unicredit e ora presidente del gruppo bancario Rothschild, nonché investitore proprio nel progetto MDOTM. Meno di un anno fa, a novembre 2018, un aumento di capitale da due milioni di euro ha portato all’inserimento in società dello stesso Ghizzoni oltre che di Banca Profilo e di Alida Carcano, ex ceo di Valeur. Banche e Asset Manager cercheranno sempre più aiuto specializzato, commenta Ghizzoni, fiducioso dell’operazione in un settore in grande espansione.

Il controllo di MDOTM è però saldamente nelle mani dei due fondatori e ospiti del breakfast al Business Club Italia, Tommaso Migliore e Federico Mazzorin, che detengono l’80% del capitale sociale.

Nel 2015 Migliore e Mazzorin fondano MDOTM, ovvero M dot (punto) M, le iniziali di due amici di vecchia data convinti del fatto che il miglior modo di investire sia affidarsi a un approccio scientifico e sistematico. La startup si pone l’obiettivo di sviluppare strategie di investimento  sfruttando le possibilità date dall’intelligenza artificiale. Grazie anche all’appoggio di aziende abituate alla gestione di grandi patrimoni, di statistica e di analisi,

MDOTM diventa l’unica società di fintech a rappresentare l’Europa nel progetto di accelerazione organizzato da Google for Entrepreneurs nella Silicon Valley.

L’intelligenza artificiale, infatti, può studiare diversi asset class e abbinarli a modelli specifici di investimento, grazie a un’enorme raccolta ed elaborazione dati. Internet ha democratizzato l’accesso alle informazioni e livellato l’asimmetria tra le parti, spiegano Migliore e Mazzorin. E già che tutti i servizi giudicati più “tradizionali” davano una particolare attenzione ai consumatori, c’era un vuoto nei confronti degli investitori che andava colmato.

L’arrivo nella Silicon Valley, per quanto rapido, non è stato così facile. Nei primi mesi scarseggiano clienti e quindi il rientro economico, va meglio quando i due decidono di spostarsi a Londra, che a livello finanziario dava più opportunità soprattutto in ottica europea. Il lungo processo di Brexit ancora non era iniziato. Giri d’affari da 150 mila euro dopo un anno, da 300 mila dopo due. Con il lavoro si moltiplica la notorietà, fino, appunto, arrivare all’attenzione di Google for Entrepreneurs. Poi il colpo grosso milionario, con il già citato aumento di capitale.

Patrimonio da reinvestire – non potrebbe essere altrimenti – per crescere ulteriormente e fare un passo che in pochi sono stati in grado di fare. Smettere i panni della startup creata da due giovani e “aggredire” il mercato internazionale. Consolidare la presenza in Gran Bretagna e nell’Europa meridionale, magari fungendo da ponte anche in caso di hard Brexit. Cercare inoltre nuove e preziose collaborazioni nel settore, è pronta una sede a New York, per esplorare il mercato oltreoceano.

MDOTM è più l’eccezione che la regola della fintech italiana, realtà che stenta a decollare nel nostro Paese. Siamo in ritardo rispetto all’Europa, dove oltre al Regno Unito si registra una massiccia presenza tedesca e francese. Da un paio di anni si sta però lentamente colmando il gap, con una crescita del 27% per numero di società e del 30% per fatturato, riporta l’Osservatorio Fintech Italia 2019 di Pwc e NetConsulting.

Le esigenze di aziende e utenti stanno cambiando, indirizzate verso un’offerta di mercato in cui la tecnologia più avanzata possa risultare decisiva. Questo tipo di innovazione è un’opportunità più che una minaccia, anche se questa sembra essere ancora un’opinione diffusa per quanto infondata. E il fintech non deve essere visto come alternativo alle metodologie classiche, ma qualcosa che può tranquillamente integrarsi al settore tradizionale.

Anche perché, secondo Migliore e Mazzorin, la macchina e l’intelligenza artificiale danno grande valore aggiunto, migliorano il lavoro, ma non sapranno mai cogliere una singola opportunità come solo l’uomo è in grado di fare.

 

Raisa Ambros

Foto © Lawrence Howe; Business Club Italia

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