“Primavera di Praga”, 50 anni fa invasione sovietica

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Si commemorano le vittime per l’intervento contro il socialismo riformista di Alexander Dubček. Nuove proteste contro “l’imperialismo russo”. Il ricordo del presidente Juncker

20 Agosto 2018 | di | Eventi - in evidenza

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, a partire dalle 23, 27 divisioni dell’esercito del Patto di Varsavia – principalmente carri armati sovietici, ma anche della Germania Est, Polonia, Bulgaria e Ungheria – varcarono la frontiera dell’allora Cecoslovacchia: era arrivato il punto di rottura dopo mesi di tensione tra l’Urss di Leonid Brezhnev e il nuovo governo di Alexander Dubček, insediatosi alla guida del Partito comunista cecoslovacco nel gennaio precedente. Sotto la sua guida, a Praga erano state introdotte una serie di riforme nel nome di un “socialismo dal volto umano“, dall’abolizione della censura, alla libertà di raduno e associazione, fino a caute riforme economiche. Mosca aveva risposto con allarme, avvertimenti e infine un ultimatum. L’operazione militare era destinata a mettere fine alla cosiddetta “Primavera di Praga“.

All’alba del 21 agosto, in poche ore, Praga e il resto del Paese erano state occupate dalle centinaia di migliaia di soldati inviati dall’Urss e dai suoi alleati. Nonostante l’appello alla calma da parte del governo di Dubček, la popolazione, principalmente i giovani, tentarono di opporsi. Nella capitale, centinaia di cittadini si radunarono di fronte all’edificio della radio che era circondato dai carri armati. Un centinaio di persone morirono solo nei primi giorni dell’offensiva. Mosca sostenne che l’intervento era stato richiesto dalle autorità cecoslovacche. Dubček venne arrestato insieme al premier Oldřich Černík e ad altri, tra cui il presidente Ludvík Svoboda; portati a Mosca, vennero costretti a firmare il “Protocollo di Mosca” con il quale veniva formalizzava l’occupazione sovietica.

Intanto in Cecoslovacchia la popolazione aveva adottato una resistenza non-violenta, in attesa del ritorno dei leader dalla capitale sovietica. Ma quando tornarono, il 27 agosto, comunicarono che le truppe sovietiche sarebbero rimaste fino a una “normalizzazione della situazione”. Nell’aprile 1969 venne firmato un accordo per la permanenza temporanea dei militari di Mosca; nello stesso mese Dubček venne estromesso dalla guida del Partito comunista e seguirono durissime purghe. Un ferreo controllo che durò fino al ritorno della democrazia con la Rivoluzione di Velluto nel 1989, alla quale seguì, all’inizio del 1993, la divisione del Paese in Repubblica Ceca e Slovacchia.

      Il presidente russo Vladimir Putin

Cinquanta anni dopo l’intervento sovietico contro il socialismo riformista di Alexander Dubček, Praga diventa il punto di riferimento di nuove proteste contro “l’imperialismo russo”. Circa 300 persone hanno manifestato nella capitale ceca davanti all’ambasciata russa per ricordare il 50esimo anniversario dell’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia per stroncare il movimento della “Primavera di Praga”. “Noi non dimentichiamo” e “Alt all’imperialismo russo” sono stati due tra gli slogan urlati dalla folla, che sventolava bandiere ceche, ucraine, della Nato e dell’Unione europea, tutte entità in qualche modo nel mirino delle manovre geopolitiche di Mosca.

Domani la Repubblica ceca commemora l’invasione dei carri armati sovietici che nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968 mise fine alla “Primavera di Praga”: decine di eventi sono in programma in tutto il Paese. La Czech Radio ha organizzato una diretta di 13 ore, dalle 21 di lunedì fino alle 10 di mattina di martedì, con giornalisti che si collegheranno da diversi luoghi legati all’invasione, insieme a materiale d’archivio e numerose interviste con testimoni dell’epoca. Domani mattina il premier ceco Andrej Babiš, insieme ai presidenti dei due rami del Parlamento, interverrà a una cerimonia pubblica all’ingresso dell’edificio dell’emittente radiofonica, svelando una targa commemorativa dedicata a tutte le vittime dell’invasione.

In serata ci sarà un concerto in Piazza San Venceslao, al quale parteciperà anche la cantante Marta Kubišová che riproporrà “A Prayer for Marta”, divenuta un simbolo di quella tragedia. Tra gli eventi organizzati, una speciale proiezione sulla facciata del Museo Nazionale, mentre la Galleria Nazionale di Praga terrà l’evento “Opening ’68”, con le più famose immagini dell’invasione scattate da Josef Koudelka insieme a riprese del regista della “Nuova Onda” di Praga, Jan Němec. Il municipio invece ospiterà l’esposizione “Soviet Invasion – August 1968”, e diverse altre mostre sono in programma in altre città, come Brno, Ostrava, Pardubice e Liberec, una delle più colpite dall’invasione, dove si esibirà il cantante Karel Kryl.

«Non si deve mai dimenticare il tentativo della Cecoslovacchia di difendere i più basilari dei diritti umani e delle libertà». Con queste parole il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ricorda l’invasione da parte delle truppe del patto di Varsavia. «Celebrando questo anniversario, ricordiamo la tragica perdita di vite umane e rendiamo omaggio al coraggio e all’eroismo di coloro – molti dei quali studenti – che hanno sfidato i carri armati e le armi. La loro eredità è la nostra responsabilità», ha scritto da Bruxelles Juncker in una nota stampa della Commissione europea. Il presidente dell’esecutivo Ue ricorda come, a 50 anni di distanza, «l’Europa non è più divisa da una cortina di ferro e il popolo della Repubblica Ceca, della Slovacchia e di altri Paesi europei vive in un’Unione di pace e solidarietà su cui possono contare per proteggerli». Ciò nonostante, Juncker sottolinea che «la libertà e il rispetto dei diritti umani non possono mai essere dati per scontati e per essi è necessario combattere ogni giorno».

«Non c’è prosperità senza libertà di espressione, religione o associazione, per questo non vanno mai tollerate violazioni del diritto internazionale che calpestano il legittimo desiderio di libertà e democrazia della gente», ha avvertito da parte sua il vicepresidente della Commissione, lo slovacco Maroš Šefčovič. «Un carro armato sovietico davanti la porta di casa è uno dei miei primi ricordi, ti influenza per tutta la vita, per questo considero la difesa della nostra democrazia il principale compito odierno per tutti noi», ha quindi concluso la commissaria Ue alla giustizia, la ceca Věra Jourová.

 

Vladislav Borovec

Foto © The Independent

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