Shakespeare a Roma. La Città Eterna ricorda i 400 anni dalla scomparsa

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Fra i tanti eventi in onore del grande drammaturgo e poeta britannico la mostra di opere di sette giovani artisti europei, provenienti da diverse tradizioni e discipline

15 Aprile 2016 | di | Cultura - Eventi

Roma è stata visitata da tutti, o quasi tutti. Uno dei pochi che non l’hanno visitata è William Shakespeare, di cui ricorrono i 400 anni dalla morte avvenuta il 23 aprile 1616. E Roma si appresta a ricordarlo, ad amarlo come se ancora fosse vivo. A Roma Shakespeare ambientò alcune sue opere raccontando la vita di Antonio e Cleopatra, reinterpretò la vita di Coriolano descritta da Plutarco.

Fra le numerose manifestazioni in suo onore nella Città eterna, quella presso la Galleria Russo in via Alibert, nel cuore della Roma dell’arte, si presenta originale e piena di significati simbolici, un omaggio contemporaneo al suo genio e all’influenza che ancora oggi (e forse ancor di più) esercita sui linguaggi artistici.

Ophelia
   Ophelia

La mostra di opere di sette giovani artisti durerà sino al 7 maggio ed è patrocinata dal British Council in Italia (l’organizzazione internazionale del Regno Unito per le relazioni culturali) e fa parte del progetto più ampio “Shakespeare Lives”, programma annuale per celebrare William Shakespeare nella ricorrenza dei 400 anni dalla morte.

Si diceva di sette giovani artisti che hanno reinterpretato le opere del grande drammaturgo inglese con la forza e l’intelligenza di una generazione che non è perduta, che si pone di fronte al mondo con forza e piena di vitalità artistica. Enrico Benetta, Diego Cerero Molina, Roberta Coni, Manuel Felisi, Michael Gambino, Massimo Giannoni e Tommaso Ottieri sono i “magnifici sette” che hanno creato opere d’arte nuove e originali a conferma che “Shakespeare lives”.

«Presentando sette artisti europei provenienti da diverse tradizioni e discipline e che utilizzano diversi linguaggi e tecniche» – scrive nell’interessante catalogo della mostra il critico britannico Andrew Dickson – il progetto racchiude in sé un interessante corpus di lavoro, dalla ritrattistica al paesaggio, dalla scultura alle creazioni a tecnica mista che corrispondono alla multiformità degli scritti del drammaturgo».

Lady Macbeth
Lady Macbeth

Fra i sette artisti, le opere di Roberta Coni (Ophelia, Giulietta, Lady Macbeth) ci hanno colpito per l’intensità del soggetto ritratto, per il colore e per quello sguardo misterioso di “Lady Macbeth” che sembra misurare le reazioni del visitatore.

«La Lady Macbeth di Coni – scrive Dickson – è una figura più ambigua, che si nasconde dietro uno scialle rosso cremisi che somiglia a uno chador islamico. Il suo sguardo, in parte nascosto, è impossibile da decifrare; i suoi occhi oscuri accennano solamente alla profondità di ciò che vi è celato dietro».

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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