Storica intesa tra Vaticano e Cina sui vescovi

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I rapporti diplomatici tra Santa Sede e l’ex Celeste Impero si spezzarono nel 1951, due anni dopo la rivoluzione di Mao. Ma ora ecco l’accordo insperato

24 Settembre 2018 | di | Mondo - Politica - Religione

Sabato 22 settembre, mentre il Papa era in volo verso le Repubbliche Baltiche, sia a Roma che a Pechino è stato annunciato uno storico accordoprovvisorio”, così recita il comunicato della Sala Stampa Vaticana,  tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare di Cina “sulla nomina dei vescovi”. L’intesa siglata dalle due delegazioni dice che d’ora in poi vengono superate le divisioni che hanno portato in questi anni all’esistenza in Cina di due Chiese, una clandestina e una patriottica.

Questo accordo storico, firmato da monsignor Antoine Camilleri sottosegretario per i rapporti con gli Stati e Wang Chao viceministro cinese degli Esteri, non riguarda le relazioni diplomatiche tra Vaticano e Cina ma disciplina la nomina dei vescovi con un metodo condiviso: la Santa Sede accetta che il processo di designazione dei candidati all’episcopato avvenga dal basso, dai rappresentanti della diocesi con il coinvolgimento dell’Associazione patriottica mentre il governo cinese accetta che la decisione finale con l’ultima parola sulla nomina spetti al Pontefice e che la lettera di nomina dei vescovi sia rilasciata dal successore di Pietro.

«Al fine di sostenere l’annuncio   del Vangelo in Cina» – c’è scritto nel comunicato – «Papa Francesco ha deciso di riammettere nella piena comunione ecclesiale i rimanenti vescoviufficialiordinati senza mandato pontificio». Si tratta di otto vescovi, di cui uno defunto, che erano stati ordinati senza il consenso del Pontefice. Di fatto è la prima volta che la Cina riconosce il ruolo del Papa  come guida spirituale e gerarchica della Chiesa.

                     Pietro Parolin

Il Cardinale Pietro Parolin ha tranquillizzato il governo cinese rassicurandolo che il Papa non si intrometterà negli affari interni e non andrà a scontrarsi con gli indirizzi governativi delle autorità. La possibilità dell’imminente accordo sul piano strettamente religioso era stato profilato di recente dal Global Times giornale on-line di lingua inglese considerato organo semi ufficiale del Partito comunista cinese. È dal giugno 2014 che Cina e Vaticano  dialogavano in maniera soft per raggiungere questo accordo con decine di riunioni svoltesi di volta in volta a Pechino e Roma. Il criterio seguito da Papa Francesco nei rapporti con le autorità cinesi è stato prettamente ecclesiale ed era una prospettiva che già Benedetto XVI aveva delineato come “cammino di riconciliazione”.

Secondo ultimi dati disponibili i cattolici in Cina sarebbero 11 milioni appartenenti alla Chiesa patriottica ufficiale, che ha creato 75 vescovi mentre 5 milioni apparterrebbero alla Chiesa clandestina con 47 vescovi. 112 sono le diocesi, 1740 i preti della Chiesa patriottica e circa 1000 quelli della Chiesa clandestina. Non tutti sono però a favore di questa intesa, contrari sono i cattolici di Hong Kong che si sono espressi tramite il cardinale Zen, secondo cui Papa Francesco avrebbe “svenduto” la Chiesa ai cinesi e avrebbe aperto al controllo del partito comunista il che preluderebbe a una stretta alle già poche libertà religiose. A supportare questa posizione ci sono molti cattolici americani che hanno sempre sostenuto economicamente la Chiesa clandestina cinese.

Storicamente c’è da ricordare che la prima evangelizzazione nell’impero cinese avvenne ad opera di missionari cattolici nel XIII secolo al tempo di Marco Polo, quando Papa Innocenzo IV e il re di Francia Luigi IX inviarono più volte francescani e domenicani, al tempo della corte del Gran Khan sotto la dinastia Yuan. Vanno ricordati Giovanni da Pian del Carmine che giunse nel 1245 fino a Karakorum, il fiammingo Guglielmo di Rubruck (1253) e il francescano Giovanni da Montecorvino che giunse a Kambalik nel 1294 ove gli fu permesso di fondare una comunità. Per la sua opera trentennale di evangelizzazione Papa Clemente V lo nominò primo arcivescovo di Pechino.

 

 

Giancarlo Cocco

Foto © Irish Times, Asia News, Vatican News, Delishably

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