Strasburgo, alle lacrime non c’è più fine. Rivendicazione Isis postuma

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L’italiano Antonio Megalizzi non ce l’ha fatta ed è la quarta vittima dell’attentato di martedì sera del killer Che’rif Chekatt, ucciso dalle forze speciali

14 Dicembre 2018 | di | Attualità - Europa - in evidenza

Dopo essersi idealmente stretta intorno al suo ragazzo sperando in un miracolo, l’Italia intera piange Antonio Megalizzi. Il giovane reporter, appassionato dell’Europa con il sogno del giornalismo, non ce l’ha fatta ed è morto dopo tre giorni da quella drammatica sera in cui, passeggiando con due amiche ai mercatini di Natale di Strasburgo, ha incrociato lo sguardo e la pistola di Che’rif Chekatt, un coetaneo nato e cresciuto nella città divenuta per Antonio una seconda casa, ma pieno di odio per ciò che rappresenta nel mondo.

Megalizzi, colpito alla testa, ha avuto poche speranze fin dal ricovero: «Condizioni irreversibili e inoperabili» era stata la sentenza pronunciata dai medici alla famiglia, rimasta accanto a lui fino alle fine, a soli 29 anni quarta vittima di un attacco vigliacco e senza senso, avvenuto lo scorso martedì sera fra i mercatini di Natale più antichi di Francia. Trento e Reggio Calabria, città di crescita e di origine di Antonio, sono a lutto. Messaggi di dolore e cordoglio si rincorrono in rete e dalla pagina della sua radio, Europhonica.

Tutta l’Italia ha sperato e ora si stringe accanto alla sua famiglia. Il premier Giuseppe Conte si è detto commosso, e pur impegnato nel Consiglio europeo a Bruxelles ha provveduto a contattare e a esprimere condoglianze a nome del Paese al padre del ragazzo. Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato di «tragedia inaccettabile» e di un giovane «vittima dell’odio criminale e del fanatismo». Anche i vicepremier Di Maio e Salvini, così come i membri dell’opposizione, l’hanno definita «una morte assurda». Alla Camera, simbolicamente, un lungo applauso ha accompagnato la notizia della morte del giovane, «innamorato dell’Unione europea», come lui stesso amava definirsi.

Come Fabrizia di Lorenzo, la ragazza abruzzese che perse la vita nell’attacco a Berlino due anni fa, tragica coincidenza in un mercatino di Natale. Anche lei giovane con la voglia di Europa. Ma la lista dei connazionali, da Parigi a Tunisi, è tragicamente lunga. Antonio sognava di fare il giornalista, a tempo pieno, e parlava della sua esperienza a Strasburgo con il desiderio di riuscire un giorno a farlo in maniera continuativa, «perché ancora non esiste un media service giovane che si occupi di Ue». Quello che chi ci segue sa noi di Eurocomunicazione cerchiamo di fare quotidianamente, in un momento storico in cui ci si ritrae sempre di più dall’altra parte, perché pensareall’Unioneoggi è sempre più difficile. E lo faremo anche in memoria di Antonio, per proseguire la sua battaglia, pacifica.

Il protagonista dell’attentato nel cuore della città alsaziana, sede delle sedute plenarie del Parlamento europeo, ma anche del Consiglio d’Europa e della Corte dei Diritti Umani, era stato ucciso nel quartiere di Neudorf, da cui si erano perse le sue tracce nella stessa notte di martedì. L’uomo, ferito al braccio in uno scontro a fuoco con gli agenti durante la fuga, una volta scoperto ha rivolto l’arma contro i tre poliziotti che hanno provato ad arrestarlo. Gli agenti hanno risposto al fuoco uccidendolo sul colpo, mettendo fine a una caccia all’uomo che aveva mobilitato più di 700 uomini delle forze dell’ordine francesi.

I circa 300 stand del mercatino di Natale hanno riaperto i battenti proprio stamattina intorno alle 11, con la ferma intenzione di tornare alla normalità contro le barbarie accadute all’ombra della storica cattedrale. Lì, nella centrale place Kleber, è stato di nuovo illuminato il tradizionale albero di Natale di 30 metri, a pochi metri dal quale i passanti continuano a deporre candele, fiori e bigliettini con parole di omaggio alle vittime. Oltre a Megalizzi un turista thailandese, un cittadino francese in pensione e un uomo di origini afghane morto giovedì, profugo musulmano ucciso mentre teneva in braccio i figli. Resta gravissima una quinta persona, anche in questo caso in stato di morte cerebrale.

Il presidente francese Emmanuel Macron, anch’egli reduce da una due giorni di Consiglio europeo a Bruxelles e alla vigilia della nuova protesta dei gilet gialli sabato, si è recato in visita a Strasburgo nel tardo pomeriggio raggiungendo il ministro dell’Interno Cristophe Castaner. Intanto, sul fronte delle indagini, sono saliti a sette i fermi di persone dell’entourage del killer. Dopo i genitori, due fratelli e un amico stretto che lo ha ospitato la notte prima dell’attentato, altre due persone della cerchia di Che’rif Chekatt sono state messe in stato di fermo nella notte. Secondo l’agenzia Amaq, organo di propaganda dell’Isis, il killer era un soldato dello Stato islamico. Una rivendicazione dell’attacco giunta postuma e «completamente opportunistica», come ha affermato il ministro Castaner.

 

Elodie Dubois

Foto © Actu.fr, Twitter, Bild, Ouest-France

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