The Pink Floyd Exhibition: “Their Mortal Remains”

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Dopo Londra, al Macro di Roma la prima tappa europea della mostra dedicata a una delle band più importanti e influenti nella storia del rock

30 novembre 2017 | di | Cultura - Musica

Dai deliri lisergici di Syd Barrett sino alle estreme incarnazioni dei primi anni novanta, la mostra dedicata ai Pink Floyd promette di ripercorrere per intero lo straordinario percorso di una band ormai consegnata alla dimensione del mito. Dopo il Victoria & Albert Museum di Londra, dove l’esposizione ha collezionato oltre 400mila presenze, comprese quelle illustri degli U2, di Madonna e dei Foo Fighters, è ora la volta del Macro di Roma, prima tappa europea di una retrospettiva attesissima.

Una scelta obbligata secondo Glenn Orscher (S2BN Entertainment Corporation) perchè, come recita un vecchio adagio, “tutte le strade portano a Roma”. La mostra capitolina, pur ricalcando quella londinese, evidenzia alcune peculiarità legate alla presenza della band nel Belpaese, con particolare attenzione alla storica esibizione pompeiana e al grande concerto di Venezia. Più difficile che si riescano a reperire cimeli riguardo la remota performance del Piper (siamo nel 1968), afferma Nick Mason durante la conferenza stampa di presentazione in Campidoglio.  Garanzia di qualità proprio l’impegno personale del batterista, supervisore del progetto per conto dei Pink Floyd.

Non fosse per l’aura leggendaria che si porta dietro, Nick Mason sembrerebbe un tranquillo signorotto di provincia, dall’aria distinta e appena screziata da un sorriso sardonico. Dietro la sua maschera apparentemente imperturbabile, balenano gli eccessi di un’epoca irripetibile, le ambizioni di un musicista in grado di consegnare ad Ummagumma, uno dei capolavori dei Floyd, un pezzo grandioso, sin dal titolo, come “The Grand Vizier’s Garden Party”.

Quando Mason evoca i nomi di Barrett e di Wright, i due membri scomparsi della band, un soffio di commozione percorre la sala. Un sentimento espresso apertamente dal vicesindaco Luca Bergamo, il quale afferma esplicitamente di essere un fan del gruppo. Poi, con un tocco di ironia, Mason riporta il discorso a un livello più faceto. I Sex Pistols, nel loro delirio iconoclasta, sfoggiavano magliette con la scritta “I hate Pink Floyd”. «Pensavo fossero necessarie per la mostra», aggiunge Mason, «ma si erano tutte ristrette».

Alla riuscita delle mostra, che aprirà i battenti il prossimo 19 gennaio con la presenza certa di Mason e quella probabile di Roger Waters, contribuiranno lo studio Stufish, progettista dei palchi della band, e i designer di Real Studios. Culmine dell’esposizione la Performance Zone, uno spazio audiovisivo che comprende la ricreazione dell’ultimo concerto dei quattro membri della band al Live 8 del 2005, oltre a un brano tratto dalla già citata esibizione di Pompei.

 

Riccardo Cenci

Foto © Pink Floyd Music Ltd (in evidenza photographer Storm Thorgerson)

 

Biglietti in vendita da mercoledì 29 novembre.

Libro ufficiale della mostra edito da Skira

 

 

 

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