Tra Bruxelles e Londra scambio di accuse su chi voglia il “no deal”

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Brexit, scaricabarile tra Regno Unito e Unione europea per chi si rifiuta di negoziare nuovo accordo, mentre la fatidica data del 31 ottobre si avvicina

6 Agosto 2019 | di | Attualità - Europa - Politica

Ogni giorno si assiste a un gioco del cerino tra rappresentanti del nuovo governo conservatore britannico e i responsabili delle istituzioni comunitarie, in sostanza per prepararsi ad additare il colpevole della Brexit che causerà un – a questo punto sempre più probabile – no deal (letteralmente: “nessun accordo”). A meno di 90 giorni dalla scadenza del 31 ottobre, fissata da Boris Johnson come data invalicabile per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea i termini dello scontro aumentano.

                         Michael Gove

Come ha affermato Michael Gove, responsabile dei preparativi per un’ipotetica Brexitno deal“, si è dichiarato «profondamente rattristato» dal fatto che Bruxelles abbia deciso, citando le sue parole (fonte Bbc), «no, non siamo intenzionati a negoziare». Posizione espressa dopo che l’Ue ha definito inaccettabili le richieste di Londra di eliminare il backstop irlandese dall’accordo negoziato da Theresa May (respinto tre volte dal parlamento britannico, ndr). E così la clausola per il mantenimento del confine aperto tra le due Irlande, bocciata dalla Camera dei Comuni e ritenuta inaccettabile dal governo di Boris Johnson, rischia di far saltare tutto.

Il premier irlandese, Leo Varadkar, ha ribadito che l’accordo di uscita – di cui il backstop è parte integrante – non può essere rinegoziato. Parlando davanti all’Hillsborough Castle di Belfast, in Irlanda del Nord, teatro dei negoziati per l’accordo di pace del Venerdì Santo, Varadkar ha auspicato che gli accordi con Londra continueranno a esser cercati, per evitare che nell’isola ricominci quella spirale di odio e violenza che è andata avanti per anni. La Commissione europea si è detta disponibile a intavolare ulteriori colloqui, se «l’intenzione del Regno Unito fosse quella di chiarire la sua posizione». Per il momento, Londra uscirà dall’Ue il 31 ottobre sia che negozi una nuova intesa sia che non lo faccia.

                         Isaac Levido

Nel frattempo, c’è chi ha intrapreso un’azione legale per impedire a Boris Johnson di chiudere il parlamento per rendere inevitabile una Brexit senza accordo, veroscenario centraledel governo di Londra. Ieri i negoziatori Ue hanno spiegato ai diplomatici di Bruxelles che attualmente non ci sono basi per “discussioni significative” e i colloqui sono tornati al punto di tre anni fa. Il potenziale bluff di Downing Street, in barba alle smentite di rito, è che la strategia sia riportare il Regno Unito alla resa dei conti ravvicinata d’elezioni politiche anticipate. Col mago delle urne Isaac Levido già convocato dall’Oceania per mettere in moto la macchina della propaganda Tory-brexiteer.

La minaccia del salto nel buio di un divorzio senz’accordo – traumatico nelle previsioni generali quanto a impatto immediato sull’economia dell’isola, ma molto allarmante anche per diversi Paesi chiave del Vecchio Continente – viene dunque presa sempre più sul serio nei palazzi delle istituzioni europee. Nella percezione dei Ventisette, che ufficialmente continuano a dire no a ogni revisione dell’intesa, è che la strada sia segnata, salvo miracoli. Il successore di Theresa May «sta giocando sulla paura del no deal per tentare di dividere gli altri Stati europei, anche se per ora l’unità tiene, ma bisognerà vedere fino al 31 ottobre», commenta un anonimo diplomatico d’alto rango.

                  Dominic Cummings

La Brexit nel frattempo potrebbe andare avanti comunque di default, visto che le possibilità della Camera dei Comuni di bloccare un no deal si sono ridotte a mosse «molto, ma molto difficili», come osserva Vernon Bogdanor, politologo oxfordiano di chiara fama. A far risuonare la campanella del voto è anche la sopracitata nomina del guru elettorale di spessore mondiale nello staff organizzativo del partito conservatore, Isaac Levido, protagonista quest’anno in Australia della clamorosa vittoria in rimonta alle urne della coalizione dei Liberal-Nazionali di Scott Morrison. A lui pare siano stati dati poteri assoluti sulla propaganda Tory, in coordinamento con un altro temuto burattinaio del consenso: Dominic Cummings, ideatore della campagna per sostenere la Brexit al referendum di tre anni fa.

Non bastasse questo oggi il cancelliere Sajid Javid ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di £ 2,1 miliardi di sterline per prepararsi a una Brexit senza accordo, raddoppiando la quantità di denaro messa da parte in quest’ultimo anno e suscitando accuse di spreco di denaro dei contribuenti su un risultato contrastato da parlamentari ed elettori, come riportano – fra gli altri – Bbc News e indipendent. L’annuncio, che porta a £ 6,3 miliardi l’importo stanziato dal ministero del Tesoro per i preparativi no deal, è stato descritto come “un colossale spreco di denaro” dagli attivisti anti-Brexit, mentre all’opposto Javid ha affermato quanto sia vitale utilizzare questo denaro per pianificare e per assicurarsi che il Regno Unito possa lasciare l’Ue alla scadenza di Halloween, con o senza accordo.

Le misure annunciate dal cancelliere comprendono: 344 milioni di sterline da spendere nel segno della burocrazia aggiuntiva che il governo si aspetta da una Brexit senza accordo; questi saranno impiegati nei porti e aeroporti britannici, per operazioni di frontiera e doganali, incluso il reclutamento e la formazione di ulteriori 500 agenti delle forze di frontiera, oltre ai 500 già annunciati e all’elaborazione delle domande di passaporto nel Regno Unito. Altri £ 434 milioni saranno spesi per garantire la continuità di trasporto e stoccaggio di medicinali e prodotti medici vitali. Del restante, 108 milioni di sterline saranno utilizzati per promuovere e sostenere le imprese in modo tale da assicurarsi che siano pronte per la Brexit.

Vi saranno anche aggiornamenti per l’infrastruttura di trasporto nei porti per alleviare la congestione del traffico nel Kent e affrontare le code create dai ritardi alla frontiera. Il nuovo denaro è costituito da un immediato aumento di liquidità di £ 1,1 miliardi verso aree critiche come operazioni di frontiera, medicinali e trasporti e un ulteriore miliardo sarà immediatamente fornito ai dipartimenti delle autorità locali e alle amministrazioni decentrate. Questo si aggiunge a £ 4,2 miliardi di sterline, che sono stati assegnati dal 2016 per i preparativi della Brexit dal precedente cancelliere, Philip Hammond, per un totale, come già anticipato, di £ 6,3 miliardi. Tutto ciò è stato progettato per mitigare il previsto blocco delle merci intorno a Dover e Calais ma molto dipenderà dalle scelte delle autorità francesi di applicare o meno controlli doganali e sanitari completi sulle merci dal Regno Unito. Il flusso attraverso la Manica dipenderà anche dai molti trader più piccoli, più della metà dei quali non ha aderito alla registrazione doganale più elementare che diventerà obbligatoria per il commercio europeo senza accordo.

                         Dominic Raab

La Brexit rappresenta «un importante bivio storico» per il Regno Unito, che ora guarda al Nord America per cercare la sponda commerciale di futuri accordi bilaterali di libero scambio con Usa e Canada. Lo ha dichiarato sempre oggi Dominic Raab, neo ministro degli Esteri brexiteer, inaugurando proprio oltre Oceano il suo mandato alla testa del Foreign Office. «Noi intendiamo rimanere e speriamo di essere in futuro buoni vicini europei, partner e amici» dei Paesi Ue, ha premesso Raab nella sua missione d’esordio. «Ma vogliamo cogliere pure le opportunità globali, espandere i nostri orizzonti e innalzare il livello delle nostre ambizioni nel mondo», ha aggiunto parlando ai media britannici da Toronto, dove ha incontrato la collega canadese Chrystia Freeland prima della tappa a Washington e dei previsti incontri con l’amministrazione Trump.

 

Elodie Dubois

Foto © ABC, AP News, Daily Telegraph, The Independent

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