Travels: il jazz multiforme di Giampaolo Scatozza

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Nel suo nuovo disco il batterista e compositore riunisce un gruppo di artisti prestigiosi, dando vita a un progetto peculiare e variegato nelle scelte musicali

23 gennaio 2018 | di | Cultura - Musica

Eclettico, talentuoso, legato alle forme classiche del jazz ma contemporaneamente spinto da una vena esplorativa che lo conduce in territori lontani, Giampaolo Scatozza unisce alla maestria con la quale domina il suo strumento, la batteria, notevoli doti compositive. La vocazione erratica della sua esistenza, giovanissimo si è trasferito a Londra, ha vissuto a lungo in Canada mentre attualmente è rientrato nel suo Paese d’origine, delinea le coordinate di una ispirazione multiforme che rifugge gli schemi preconfezionati.

Nel suo ultimo lavoro dal titolo Travels (uscito per l’etichetta Cultural Bridge) firma tutte le composizioni e sembra voler additare nuovi orizzonti alle consuete declinazioni del jazz. Al Trio base, con il flicorno di Giovanni di Cosimo, le tastiere di Luciano Zanoni e appunto la batteria, si affiancano di volta in volta ospiti di indubbio spessore ad arricchire la tavolozza timbrica dei diversi brani. Nella title track troviamo ad esempio il sax istintivo ed eloquente di Trevor Watts, mentre altrove è la chitarra di Alfred Kari Bannerman a garantire la molteplicità coloristica e l’approccio estroverso che caratterizzano l’intero album.

La presenza dell’elettronica, grande passione di Scatozza, è sempre discreta e mai invasiva. In I walk the line ad esempio tratteggia atmosfere astratte, accentuate dal timbro algido e magnetico al tempo stesso di Nina Pedersen. La cantante dalle origini norvegesi si trova perfettamente a proprio agio nei paesaggi minimalisti ed essenziali del brano. Elettronica che, in 39, si stempera in fraseggi più propriamente jazzistici.

Scatozza è musicista versatile, in Waiting for you suona tutte le parti sfoggiando doti di polistrumentista, colto, ma anche capace di puntate ironiche, come quando inserisce un messaggio lasciato in una segreteria telefonica nel quale si parla di una via europea del jazz, o decide di usare un titolo nella sua lingua madre per un unico brano, Lezioni di italiano appunto, facendolo introdurre da un testo che appare come un nonsense di surrealistica memoria partorito dall’inventiva di Raffaela Siniscalchi, cantante-attrice con il vezzo per la poesia. Notevoli i suoi equilibrismi vocali, non immemori di certe arditezze alla Al Jarreau.

La raffinatezza delle soluzioni musicali si tinge a volte di un senso di straniamento, come l’effimero incontro di due solitudini messo in scena da Sofia Coppola in Lost in translation. Atmosfere di soffuso romanticismo segnano l’andamento di Waitin’  e di A love song, con la linea del pianoforte che si alterna al suono del flicorno. Perchè questo è anche un disco ricco di sincera emotività, che si lascia ascoltare nelle sale in penombra di un locale jazz, o in un’auto proiettata su deserte strade notturne.

Fra le collaborazioni che contribuiscono a impreziosire ulteriormente il disco citiamo il pianoforte di Paolo Principato, le tabla di Ravi Naimpally, l’alternanza al basso fra Andrea Rosatelli e Leonardo Valvassori, e ancora la chitarra di Roberto Pentassuglia e la voce di Barbara Eramo. Nelle note discografiche i nomi dei singoli musicisti non vengono associati ai brani che vedono la loro partecipazione, forse proprio per evidenziare l’idea di condivisione che caratterizza il progetto.

Ognuno fornisce il proprio peculiare apporto alle registrazioni, a comporre un arazzo screziato da venature jazz, pop, etniche ed elettroniche. Nel corso della sua lunga carriera, punteggiata da prestigiosi incontri con musicisti del calibro di Paul Young e Tom Jones, tanto per citarne alcuni, Scatozza ha maturato una visione ampia e completa dell’evento musicale. Per questo il disco esala profumi confidenziali, come se un gruppo di amici si fosse ritrovato per il semplice piacere di suonare insieme.

Bella infine la veste grafica del disco, con le rotaie di una stazione vuota a veicolare l’idea del viaggio come elemento cardine dell’esistenza umana, la cui trama è intessuta di incontri e di addii, di traiettorie imperfette nelle quali si perdono irrimediabilmente le nostre vite.

 

Riccardo Cenci

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