Ue-Africa, 40 miliardi di euro per passare dalle parole ai fatti

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Serve nuovo piano Marshall, posizione comune Pe-Ce Tajani-Mogherini. Ad Abidjan dal 29-30 novembre si cominciano a fare passi concreti. Con l’Italia protagonista

23 novembre 2017 | di | Eventi - in evidenza - Mondo - Politica

Come si risollevarono i Paesi dell’Europa occidentale – la totalità, non considerando ancora l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, ancora presente nell’Unione europea fino a quando non si realizzerà la Brexit – dopo la Seconda Guerra Mondiale? Con il piano Marshall. E allora oggi perché non realizzare lo stesso per i Paesi dell’Africa? Una strategia che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, stanzi 40 miliardi di euro per far crescere economicamente quei territori, coinvolgendo il mondo imprenditoriale. È ciò che ha ribadito il presidente del Parlamento europeo, l’italiano Antonio Tajani, alla conferenza di alto livello Ue-Africa che ha riunito ieri a Bruxelles leader politici, come il presidente della Repubblica centrafricana Faustin-Archange Touadéra, il presidente del Parlamento panafricano Roger Nkodo Dang, il presidente della Banca europea per gli investimenti Werner Hoyer, l’Alto Rappresentante Ue Federica Mogherini, il vicepresidente della Commissione europea Andrus Ansip, i commissari europei Günther Oettinger, Karmenu Vella, Neven Mimica, Mariya Gabriele e diversi funzionari dell’Onu.

L’obiettivo: rilanciare i legami politici ed economici tra l’Unione europea e il “continente giovane” in vista del vertice che si terrà ad Abidjan, in Costa d’Avorio, il 2930 novembre. Un summit che, secondo Tajani, «deve concludersi con un risultato diverso e una tabella di marcia chiara e completa». Per il presidente del Pe «dobbiamo lavorare affinché nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea il fondo di investimenti per l’Africa sia dotato di almeno 40 miliardi di euro. Grazie all’effetto leva e alle sinergie con la Banca europea per gli investimenti (BeiBanque européenne d’investissement in lingua francese o, dall’acronimo inglese, EIBEuropean Investment Bank) si potrebbero mobilizzare investimenti pubblici e privati per circa 500 miliardi» – ha dichiarato il presidente dell’Europarlamento – «l’obiettivo è di creare un contesto favorevole allo sviluppo di una base manifatturiera, all’imprenditoria, alla nascita di Pmi, al lavoro per i giovani». Secondo Tajani «per molti anni l’Unione non ha guardato all’Africa con l’attenzione dovuta, spesso ci siamo voltati dall’altra parte, incuranti delle emergenze umanitarie, climatiche, di sicurezza, di stabilità che affliggono il “continente giovane” (contrapposto al Vecchio Continente, ovvero l’Europa, ndr), senza maturare una reale consapevolezza del nostro primario interesse strategico».

Ad appoggiare la posizione del Pe alla conferenza di alto livello Ue-Africa l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, nonché vicepresidente della Commissione europea, Federica Mogherini: «Collettivamente Ue e singoli Stati membri sono i principali donatori per l’Africa con 20 miliardi di euro ogni anno. Se riunissimo tutto quello che stiamo facendo, avremmo già un piano Marshall (…) con il nuovo piano di investimenti esterni dell’Unione europea di 4 miliardi possiamo lanciare un punto di partenza. È il programma d’investimenti più ampio lanciato e spero che gli Stati membri vi destinino le risorse adeguate». Riferendosi poi al vertice Ue-Africa che si terrà ad Abidjan la prossima settimana, l’Alto rappresentante ha sottolineato come le giovani donne siano il cuore pulsante dell’Africa e forse anche dell’Europa. «Ogni cosa che facciamo è per i giovani, è la lente attraverso cui vediamo tutte le altre iniziative che avviamo».

                    Touadéra e Tajani

Inevitabile che il confronto vertesse sul fronte dell’emergenza migranti. Tajani, da parte sua, ha sostenuto che l’Ue debba «investire risorse analoghe a quelle utilizzate per la rotta dei Balcani per chiudere i corridoi del Mediterraneo centrale, promuovere stabilità e lotta al terrorismo. Questi fondi vanno spesi in Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Niger, Ciad o Mali. (…) Nella scorsa sessione a Strasburgo, il Parlamento ha votato a larga maggioranza il mandato per una profonda riforma del regolamento di Dublino, al fine di renderlo più equo, solidale ed efficace. Ora spetta al Consiglio prendere posizione». La Mogherini ha ricordato come «non si possa ignorare il trattamento inumano riservato ai migranti in Libia, ma è una situazione che si protrae da anni e l’Unione europea già da tempo è impegnata per salvare queste persone e smantellare questa rete di criminali. (…) A fine anno saranno 15mila le persone aiutate a rientrare nei loro Paesi con un sostegno finanziario, solo una goccia nell’oceano, ma è la prima volta che lo facciamo. Se uniamo i nostri sforzi queste fratelli e sorelle potranno contare sul nostro aiuto, con il supporto dei nostri partner».

                    La Farnesina

Anche in Italia è intervenuto il viceministro degli Esteri Mario Giro sul tema. «Un problema che abbiamo in comune con l’Africa, in Europa come in Italia, è quello del lavoro per i giovani. Bisogna dare loro la capacità di fare impresa, qualcosa che non s’improvvisa e che non si limita alle start up. Il premier Paolo Gentiloni partirà a breve per un viaggio in Africa che si concluderà proprio nella Costa d’Avorio. Una testimonianza dell’attenzione dell’Italia per il partenariato con il continente, verso il quale abbiamo aumentato i nostri investimenti negli ultimi tre anni, diventando il primo Paese europeo in questa classifica». Il commento del rappresentante alla Farnesina è avvenuto durante l’iniziativa “Promoting Entrepreneurship in Africa” organizzata dalla Fondazione E4impact in occasione della firma di un accordo tra l’Agenzia per la cooperazione italiana e l’università Cattolica di Milano, in base al quale sarà creato a Nairobi un incubatore per 40 aziende che saranno seguite per due anni e mezzo con un investimento complessivo di mezzo milione di euro.

                    Salamé e Gentiloni

Gentiloni farà prima tappa in Tunisia, per poi spostarsi in Angola, Ghana e Costa d’Avorio. Per il premier italiano è nel continente africano «il futuro dell’Europa», per affrontare il dossier migrazione e il tema strettamente connesso dello sviluppo dell’area subsahariana. Ma nel suo viaggio si parlerà anche di sicurezza: nell’aula di Montecitorio, intervenendo all’assemblea parlamentare della Nato, il premier ha ammonito che l’Alleanza Atlantica deve «guardare a sud», se vuole «essere all’altezza delle sfide contemporanee». In linea con la politica estera del suo predecessore, Matteo Renzi, anche Gentiloni considera l’Africa un «continente in bilico» cruciale per l’Italia e per l’Europa. E non è diffile capire come al centro dei colloqui istituzionali ci sarà la questione delicatissima della gestione dei flussi migratori. Gentiloni ne parlerà domenica mattina, a Tunisi, con l’inviato Onu in Libia, Ghassan Salamé. Oltre che al vertice di mercoledì 29 ad Abidjan, nel summit tra Unione africana e Unione europea (“Investire sui giovani e sul futuro sostenibile” il titolo della sessione plenaria).

Al vertice dovrebbero prendere parte i principali leader europei, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Mariano Rajoy, e i vertici dell’Ue, Jean Claude Juncker, Antonio Tajani, Federica Mogherini. Sarà nuovamente quella l’occasione per avere colloqui bilaterali tra leader delle due sponde, mai così vicini, per il Quinto Vertice UeAfrica. Il presidente del Consiglio italiano porterà l’autorità di un Paese che può vantare, se non altro per ragioni geografiche e storiche, una competenza specifica sul Mediterraneo, «proiettato al dialogo con Medio Oriente e Africa». E sempre questa mattina, presso il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, è stato firmato l’Accordo di sede tra l’Italia e l’Ufficio europeo di sostegno all’asilo (EASO, European Asylum Support Office con sede a La Valletta, Malta) relativo allo stabilimento di un ufficio operativo dell’agenzia comunitaria a Roma. L’intesa è stata firmata dal direttore generale per l’Unione europea, Giuseppe Buccino Grimaldi, e dal direttore esecutivo di EASO, José Carreira. Si tratta di un segnale forte della volontà italiana a rafforzare la condivisione a livello Ue nella gestione dei richiedenti asilo.

Infine, come ha ricordato alle Nazioni Unite ieri il sottosegretario agli Affari esteri Vincenzo Amendola, l’Italia è in prima linea nella lotta alla tratta delle persone. «All’interno dei massicci movimenti migratori degli ultimi anni le cifre relative allo sfruttamento dei trafficanti di bambini, donne e uomini vulnerabili sono sempre più preoccupanti – ha sottolineato Amendola nella sede generale Onu di New York – dobbiamo impegnarci a fermare questo fenomeno e sono convinto che possiamo farlo efficacemente, rafforzando la cooperazione internazionale, regionale e bilaterale». Come contributo concreto a questo processo, ha spiegato, «l’Italia ha deciso di sostenere due progetti che puntano a rafforzare la cooperazione giuridica nella lotta contro i trafficanti nel nord-ovest e nell’est africano con un finanziamento di 2,7 milioni di euro». A parere del governo rappresentato dal sottosegretario, gli sforzi internazionali dovrebbero seguire un approccio incentrato sulle vittime e specifico a seconda del genere, con una particolare sensibilità ai minori. Ma dovrebbero anche tenere in considerazione i collegamenti tra criminalità organizzata transnazionale, terrorismo e reti di trafficanti, e il ruolo che la tratta di esseri umani gioca nelle attività di reclutamento e nel garantire fonti di finanziamenti per le operazioni illecite dei terroristi».

 

Giovanni De Negri

Foto © European Union, Giovanni De Negri, Esteri.it

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