Marcinelle, le sofferenze per le migrazioni di ieri e oggi

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Nelle commemorazioni del 61° anniversario della tragedia della miniera del Bois du Cazier, in cui morirono 262 uomini di 12 nazionalità, più della metà italiani

9 agosto 2017 | di | Attualità - Eventi - in evidenza - Politica

L’8 agosto 1956 si apprestava ad essere una giornata come le altre. I superstiti si ricordano ancora di quelle dense fumate nere sopra la miniera, visibili da molto lontano… Quella mattina, 275 uomini erano scesi in quelle profondità che conoscevano così bene per raggiungere il loro posto di lavoro. Fu alle 8.10 che accadde la tragedia: un grande incendio si propagò per tutta la miniera togliendo la vita a 262 minatori di 12 diverse nazionalità. Più della metà erano italiani: 136, emigrati in Belgio da tutta la Penisola in cerca di lavoro, vi trovarono la morte.

A quasi un chilometro sotto terra, dove si estraeva carbone a ciclo continuo, in quel momento c’erano appunto 275 minatori. La miniera del Bois du Cazier, di proprietà statale, prese fuoco e solo 13 si salvarono. Un carrello, di quelli che i minatori usavano per trasportare il carbone, fu la causa della strage. Complice un malinteso tra chi era nel sottosuolo e i manovratori in superficie, uno dei carrelli si bloccò nel montacarichi del pozzo del Bois du Cazier, privo di sistemi di prevenzione, provocando la rottura di un condotto di olio sotto pressione e di alcuni cavi elettrici che fece scattare un’esplosione e l’incendio che si propagò rapidamente a tutta la miniera.

Nessuna possibilità di scampo per gli uomini al lavoro: intrappolati dal fuoco e soffocati dall’ossido di carbonio, morirono tra i 975 e i 1.035 metri di profondità. La miniera era priva di uscite di sicurezza e i soccorsi non furono all’altezza. Solo 15 giorni dopo, il 23 agosto, una squadra riuscì a entrare nel pozzo. Chi ne uscì spezzò le illusioni con due parole: «Tutti cadaveri». I minatori in Belgio erano chiamati “musi neri”, a causa della polvere di carbone che ricopriva i loro volti. Erano poverissimi e vivevano in baracche che pochi anni prima avevano ospitato i prigionieri sovietici dei lager tedeschi e poi, dopo la sconfitta, gli stessi prigionieri tedeschi.

Dall’Italia ne arrivarono nel dopoguerra 140.000, grazie anche ad un accordo uomo-carbone tra i governi: l’Italia inviava mille minatori a settimana in cambio di 200 chili di carbone al giorno per emigrato. Attualmente a Marcinelle le vecchie strutture della miniera, fatte di mattoncini rossi, sono state restaurate, a futura memoria. L’ultimo dei 13 superstiti che erano stati riportati fuori vivi dalla miniera è morto nel 2007. Oggi il luogo è stato riqualificato grazia alle sovvenzioni europee dell’Obiettivo 1, è un importante sito culturale del territorio di Charleroi.

   Françoise Daspremont

Le commemorazioni per il 61° anniversario della tragedia si sono tenute ieri alla presenza della sindaca Françoise Daspremont e del sottosegretario italiano agli Affari Esteri Vincenzo Amendola, insieme all’ambasciatrie d’Italia in Belgio Elena Basile e del direttore generale per gli italiani all’estero, del ministro federale belga per l’Energia e l’Ambiente Marie-Christine Marghem e del presidente della Regione Vallone Willy Borsus. Dopo i rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum vi è stato un omaggio pluralistico ai defunti e la deposizione dei fiori presso il monumento alle vittime, la partenza in corteo verso il cimitero (dove c’è anche il monumento ai minatori italiani) e infine il ricevimento del console generale d’Italia presso il Bois du Cazier.

«Generazioni di italiani hanno vissuto la gravosa esperienza dell’emigrazione, hanno sofferto per la separazione dalle famiglie d’origine e affrontato condizioni di lavoro non facili, alla ricerca di una piena integrazione nella società di accoglienza. È un motivo di riflessione verso coloro che oggi cercano anche in Italia opportunità che noi trovammo in altri Paesi e che sollecita attenzione e strategie coerenti da parte dell’Unione europea». Lo ha affermato il presidente della Repubblica italiano Sergio Mattarella ricordando ieri le vittime di Marcinelle. Una dichiarazione, quella del capo dello Stato, che hanno provocato anche polemiche nel Belpaese.

A scatenarsi contro il Colle per le frasi che hanno accomunato l’emigrazione italiana di ieri e le ondate di migranti che oggi arrivano in Europa e Italia, nel giorno della tragedia di Marcinelle che dal 2001 è diventata “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” (mentre nel 2005 i minatori italiani bruciati nelle viscere della Vallonia sono stati insigniti della medaglia d’oro al valore civile), è stata soprattutto la Lega Nord. Prima Paolo Grimoldi, deputato e segretario della Lega Lombarda, poi lo stesso leader Matteo Salvini, hanno definito “vergognoso” il paragone, suscitando le proteste dei rappresentanti della maggioranza in Parlamento e del governo.

 

Elodie Dubois

Foto © Le Bois du Cazier, Hôtel de Ville de Charleroi

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