Sognando i “bianchi” dell’Alto Adige. I vini di luce alla conquista dell’Europa

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Oltre 5.000 viticoltori per un territorio generoso che va dalla Bassa Atesina a Bolzano, alla Valle dell’Adige, Merano, Valle Isarco, Val Venosta, all’Oltreadige

27 giugno 2017 | di | Enogastronomia

È una porzione della regione che nei suoi oltre 5.000 ettari di vigneti produce vini bianchi vigorosi e di buona struttura a quote che variano tra i 200 e 1.000 metri di altezza. In pochi anni l’Alto Adige è diventata la prima regione italiana per la produzione di vini bianchi per il clima favorevole alpino-mediterraneo, per la qualità dei terreni, per la posizione dei vigneti.

È una storia che parte da lontano, risale ai romani con ritrovamenti di anfore e vasi usati per il vino nella zona risalenti al popolo etrusco. Per arrivare nella prima metà dell’Ottocento con gli Asburgo che impiantano viti riesling e della borgogna (cabernet blanc, merlot, carbernet sauvignon) per conferire al territorio un carattere anche internazionale.

   Pierluigi Gorgoni

C’è un vitigno ottenuto incrociando schiava e riesling che è non più una sorpresa, il kerner, ancora limitato nella produzione (soltanto l’1,8% della superficie vitata in Alto Adige), ancora poco conosciuto ma che può “esplodere” e conquistare un pubblico sempre più vasto. In compagnia di gewürztraminer, sylvaner, müller thurgau, chardonnay, pinot grigio, pinot bianco, riesling, sauvignon blanc.

Per i vini bianchi ancora non si è verificata una espansione sul mercato italiano, che assorbe soltanto il 15% della produzione, dovendo constatare una forte concentrazione nella regione (50%), come se prevalesse nei vitivinicoltori una sorta di autarchia.

Una selezione di 8 cantine (Cantina Tramin, Cantina Kurtatsch, Cantina Valle Isarco, Cantina Cotelrenzio, Castelfeder, Castel Salleg, Cantina Laimburg, Josef Brigl), espressione diretta del territorio, è stata presentata a Roma da Pierluigi Gorgoni docente di enologia alla scuola Alma nelle sale dell’Associazione italiana sommelier (Ais) con la partecipazione del presidente della delegazione Lazio, Angelica Mosetti.

Non è facile trovare sul suolo italico espressioni di vini così radicati sul territorio come quelli (bianchi) dell’Alto Adige. Il “Kerner Valle Isarco Aristos 2016” della Cantina Valle Isarco trova la sua forza ad una altitudine compresa fra i 700 e i 950 metri con una base alcolica di 14,5% e acidità di 6,8 g/l. La Cantina Valle Isarco è stata costituita nel 1961 (centenario dell’Unità d’Italia) da 24 soci conferitori; oggi ne annovera 130 dislocati in 11 Comuni che coltivano circa 140 ettari.

   Angelica Mosetti

Il “Gewürztraminer Vom Lehm 2015” di Castelfeder ha generato un forte interesse per la ricchezza dei profumi, per il colore fra il giallo brillante e il giallo oro, per la struttura. Un vino che può aspirare alla longevità. A che punto è il Müller Thurgau? La produzione si attesta al 4% della superficie vitata. Il “Müller Thurgau Graun 2015” della Cantina Kurtasch è di colore paglierino chiaro con pronunciate note floreali e fruttate. Fermentazione a temperatura controllata in serbatoi di acciaio con successivo affinamento sui lieviti fini.

Le verdi colline dell’Alto Adige esprimono con forza vini che ancora non sono “esplosi” sul mercato nazionale e internazionale per una sorta di riservatezza dei numerosi piccoli produttori, fieri del proprio carattere montanaro, dell’appartenenza a un territorio generoso (vino e mele su tutti), della laboriosità della Valle Isarco, della Val Venosta, della Bassa Atesina, dell’Oltreadige dei vigneti e castelli disseminati per chilometri, della Valle dell’Adige con Terlano, Nalles e Andriano fra i paesi a forte concentrazione di vini bianchi longevi.

Di questi territori, di queste città di questi paesi sparsi per le valli Guido Piovene nel suo ineguagliabile “Viaggio in Italia” (1953-1956) ha scritto: «Di fronte ai grappoli ampollosi e vetrosi di uva dorata e violetta, non riuscivo a trovare altri vocaboli di quelli con cui si parla della poesia secentesca: stranezza, meraviglia, iperbole».

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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