2011. La battaglia di Bruxelles. Viaggio al centro della crisi

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Paolo De Luca, corrispondente da Bruxelles del Giornale Radio negli anni caldi della crisi finanziaria, racconta quello che ha vissuto in presa diretta dalla capitale Ue

13 Novembre 2015 | di | Eventi - Libri

Lunedì 16, dalle ore 11, sarà presentato a Roma, presso Spazio Europa in Via IV Novembre 149, al piano terra del Palazzo in cui hanno sede l’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il libro “2011. La battaglia di Bruxelles. Viaggio al centro della crisi” del corrispondente da Bruxelles del Giornale Radio negli anni caldi della crisi finanziaria Paolo De Luca, alla presenza del vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani (PPE) e l’intervento con un videomessaggio dell’altro vicepresidente David Sassoli (PD).

Nel libro appena pubblicato da Laruffa Editore De Luca racconta quello che ha vissuto in presa diretta dalla capitale dell’Europa. E’ l’anno più nero della crisi dello spread. Blank white book w/pathUna crisi che ha rischiato di spingere l’Europa e il nostro Paese sull’orlo dell’abisso. La “cattiva semina” del 2011, come l’apostrofa il corrispondente Rai, ha generato un’onda lunga che si sta ripercuotendo fino ai giorni nostri. Questo il lascito: recessione, disoccupazione, immigrazione di massa e aumento dei populismi. Ecco le conseguenze principali che l’autore imputa alla crisi economico-finanziaria e sociale che nell’annus terribilis 2011 ha toccato il livello più drammatico.

L’autore ripercorre gli avvenimenti politici mese per mese, gennaio, febbraio, marzo, aprile… sgranando lentamente il rosario delle colpe dell’Europa, come fossero penitenze da espiare. E che di fatto hanno prodotto o acuito i problemi che credevamo passeggeri nel nostro continente. La crisi greca, la stagnazione economica e le ondate migratorie. Tre temi che ormai fanno regolarmente il timone delle prime pagine dei giornali e dei tg europei.

Sul banco degli imputati l’autore non ha difficoltà a mettere la Germania della Cancelliera Merkel, che con l’imposizione del rigore contabile a tutti i costi non ha fatto altro che mettere ancor più in ginocchio le economie deboli dell’Europa. Poi però si passa a una disamina delle conseguenze dell’egemonia teutonica durante gli anni successivi e fino ai nostri giorni, mettendo la penna dentro le ferite ancora aperte delle politiche europee mai realizzate o incompiute. Copertina-parziale-piccolaSu tutte, l’evidente e imbarazzante fragilità strutturale della moneta unica o l’inconsistenza della solidarietà fra i Paesi dell’Unione europea. Ma ci sono anche note positive, come il ruolo della Bce guidata da un certo Mario Draghi della provvidenza.

La crisi ha lasciato profonde ferite sulle membra di Europa. Ferite la cui infezione ha prodotto nuovi egoismi, populismi e divisioni che di fatto rischiano di minare seriamente l’integrazione europea e il successo del progetto visionario e lungimirante dei suoi padri fondatori. «La sfida del presente è ricostruire la fiducia persa e ridare un’anima al progetto comune dell’Europa. Nessun Paese, da solo, potrà salvarsi. Chissà se la Merkel leggerà queste riflessioni…magari le servirebbero per aiutare il nostro continente a risollevarsi definitivamente».

 

Nino Cingolani

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