Sanzioni alla Russia, i malumori degli industriali tedeschi

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Angela Merkel and Vladimir Putin

Con una position paper, gli imprenditori avvertono dei rischi per la competitività e l’occupazione in Germania derivanti dalle tensioni tra Mosca e Bruxelles sull’Ucraina

Passano i secoli, ma l’antico detto “Pecunia non olet” non muore mai, oggi ancor meno se la pecunia parla russo: al di là della politica e degli ideali, cresce tra i pragmatici industriali tedeschi il malumore nei confronti della cancelliera Angela Merkel e del ruolo anti-russo acquisito da Berlino all’interno della crisi ucraina. Il motivo è semplice: la Germania è il primo partner commerciale europeo di Mosca, e le sanzioni contro la Russia varate da Bruxelles su spinta tedesca rischiano seriamente di infliggere un duro colpo al made in Germany sul mercato russo.

È questo il contenuto di un documento, confidenziale, fatto pervenire a Berlino dalla Camera di Commercio Tedesco-Russa a nome di oltre 800 aziende tedesche operanti in Russia: un documento che, sottolineando le preoccupazioni degli imprenditori associati, rivolge un appello ad Angela Merkel perchè desista dall’intento di attuare altre e più dure sanzioni contro Mosca.

«La crescente destabilizzazione dell’Ucraina ha già avuto un pesante impatto sul business tedesco in Russia», si legge nella position paper inviata all’attenzione della frau Kanzlerin il 7 maggio scorso. «Sanzioni economiche più dure porterebbero a una situazione dove le forniture verrebbero assegnate ad aziende locali, i progetti congiunti sarebbero sospesi o rinviati da parte russa, ma soprattutto – evidenzia il documento – spingerebbe l’industria russa verso l’Asia, e in particolare verso la Cina». Tra i timori evidenziati dagli industriali tedeschi c’è soprattutto la perdita quote di mercato in Russia, con conseguenti ricadute in patria sulla competitività delle imprese e quindi sull’occupazione.

In Russia operano oggi circa 6000 aziende tedesche, che fanno della Germania l’11° partner commerciale di Mosca a livello globale. Ma Berlino ha legami con la Russia anche per ciò che riguarda le forniture energetiche: un terzo del petrolio e del gas impiegato dai tedeschi arriva dalla Russia, in taluni casi attraverso ciclopiche infrastrutture costruite attraverso apposite joint venture: un esempio è il gasdotto Nord Stream, gestito da un consorzio russo-tedesco presieduto dall’ex Cancelliere socialdemocratico Gehrard Schroeder, recentemente autore di dure critiche al ruolo avuto dall’Ue nella crisi Ucraina.

Alessandro Ronga

Foto © RIA Novosti / Vladimir Rodionov

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