La crisi della civiltà e dell’etica. L’Europa di oggi stretta tra muri e menzogne

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Il rischio “Grexit”, l’emergenza migratoria, la barriera ungherese, lo scandalo della Volkswagen. Quale futuro per l’Europa Libera e Unita?

«L’uomo non deve essere mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita», così Altiero Spinelli definiva nel 1942 il concetto di “libertà” che, nel Progetto d’un manifesto per un’Europa libera e Unita (noto come “Manifesto di Ventotene”, o atto fondativo dell’Unione europea) avrebbe dovuto essere applicato nelle opportune declinazioni al più grande processo di trasformazione in senso federale di una comunità internazionale «in perpetuo bellum omnium contra omnes». Un documento denso di significato che avrebbe influenzato in modo essenziale e determinante il processo di organizzazione internazionale, fondativo del moderno assetto istituzionale europeo, paragonabile, senza forzatura, per potenza semantica e performatività testuale di un progetto intriso di senso (e di buon senso), alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776 e dal quale avrebbe avuto origine un movimento internazionale di coesione e organizzazione diretto all’obiettivo comune di realizzare la felicità e il benessere dei popoli che erano i destinatari di questi progetti di amplio respiro.

Altiero Spinelli come Thomas Jefferson, Ventotene come Philadelphia. Uomini, luoghi e pensieri da cui presero forma le architetture istituzionali delle moderne strutture politiche, flessibili ma “lunghe”, durevoli e fondanti, di cui i popoli avrebbero potuto servirsi per organizzare al meglio la pacifica convivenza civica.

Berlaymont_(Commission_européenne)_-_Union_de_l'énergieCi si interroga oggi su quale sia stato il luogo o il tempo, in cui tutto ciò è andato perduto. I primi scricchiolii di un edificio ormai in rovina e apparentemente destinato a crollare, per incuria, imprudenza, imperizia dei suoi stessi inquilini, si avvertono già prima dell’introduzione dell’Unione Economia e Monetaria con la proliferazione del “leviatano burocratico”; ma non soltanto. E’ la stessa identità visiva, guardando a design e styling delle sedi delle istituzioni democratiche, sale e aule parlamentari dell’Unione europea, a rilevarsi sin da subito inadeguata a rispondere alle forti esigenze simboliche delle comunità e tradizioni civiche che le stesse strutture avrebbero rappresentato; sterili edifici  privi di qualsiasi riferimento al vastissimo patrimonio storico, artistico, culturale dei popoli e delle tradizioni millenarie degli Stati membri dell’Unione. Nel 1988 il Professor Goodsell, docente emerito del Virginia Tech’s Center for Public Administration and Policy, in un saggio denso di contenuto simbolico e sociologico, “The Architecture of Parliaments, legislative houses and political culture”, metteva in evidenza proprio il nesso antropologico tra l’organizzazione architettonica delle sedi e palazzi in cui si pratica l’attività politica, con particolare riferimento ai Parlamenti, e la cultura politica della comunità civile che la stessa organizzazione doveva servire. Osservando anche solo la struttura dell’Europarlamento, diviene evidente quanto essa sia sterile e insufficiente, oltre che inidonea anche dal punto di vista estetico a rappresentare, apparire, e soprattutto, essere,  la casa dei cittadini europei. Perché anche l’organizzazione dello spazio civico ha un senso e riflette la cultura politica delle comunità, rappresentando la misura della fiducia di un popolo nelle istituzioni di governo e amministrazione. Al contrario, suggerisce un’idea di una sovrastruttura fredda e inumana, che agisce in modo automatico e meramente calcolatore. Stessa sorte per Berlaymont Palace, centro operativo della Commissione europea, diviene ben presto sinonimo e simbolo e metonimia di burocrazia, lentezza, macchinosità. Le prime evidenze di un processo inesorabile che porterà a una profonda crisi valoriale, prima ancora che economica.Strasburgo_Parlamento_europeo

Ma è dal 2009 al 2015 che si è registrata una crescita esponenziale del livello di criticità nella gestione di emergenze registrate sul piano politico, economico ed umanitario, culminata negli ultimi mesi con il repentino susseguirsi di eventi che in diversa misura hanno inciso e logorato completamente l’identità comune europea che faticosamente e artificiosamente si andava costituendo. La crisi economica internazionale e l’innalzamento progressivo dei livelli di disoccupazione giovanile, la crisi finanziaria greca ed il rischio imminente e non ancora completamene superato di una disgregazione dell’Eurozona; l’emergenza umanitaria legata ai flussi migratori, l’edificazione della barriera ungherese; e come se non bastasse, nel 2015 il definitivo crollo, scaturito dalla tragedia Germanwings e dallo scandalo VolksWagen, del mito dell’affidabilità ed efficienza della Germania, fino a questo momento accreditato nella comunità internazionale quale Leading Member State dell’Unione.

Jean_Monnet_Building_LuxembourgTroppi gli eventi traumatici susseguitisi in un brevissimo arco temporale che hanno condotto all’inevitabile affossamento di qualsiasi ipotesi di identificazione ed effettiva unione di una comunità internazionale eterogenea al punto da generare inter-repellenza. Una comunità internazionale che non ha mai trovato un logos comune, un “terreno di mezzo”, un linguaggio simbolico e un’identità collettiva, e che solo forzosamente è stata inclusa e inserita in un assetto istituzionale sì federale, ma fondato esclusivamente su basi economiche e finanziarie strettamente collegate alle singole sovranità nazionali, privo di anima e di una reale cultura giuridica comune, priva di effettiva adesione interiore ai sui stessi principi fondativi e che si trova oggi sull’orlo del baratro. L’immagine catturata da questo istantaneo fotogramma racconta di un’Unione europea che ha smarrito ed esaurito definitivamente la propria spinta propulsiva e propositiva, di un binomio ormai privo di senso e svuotato di ogni contenuto sostanziale, non da ripensare, ma probabilmente, da superare completamente.

Francesca Agostino

Foto © Wiki e Creative Commons (apertura © Diliff)

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Francesca Agostino
San Giorgio Morgeto, Reggio Calabria. Vive a Roma dal 2006. Critica d'arte e letteraria. Plurilaureata (Scienze Politiche e Giurisprudenza), dal 2012, a seguito di tirocinio formativo presso Servizio Studi "Bilancio dello Stato" della Camera dei deputati, lavora come consulente parlamentare presso un ufficio legislativo. Dal 2013 promuove annualmente la kermesse “San Giorgio, Una rosa un libro”, evento fieristico editoriale e letterario nell'area metropolitana di Reggio Calabria, con il Patrocinio della CNI UNESCO in adesione a Giornata Mondiale del libro. E’ autrice della ricerca comparata che ha portato alla “scoperta” del Vicolo più stretto d’Italia, a San Giorgio Morgeto, da lei stessa ribattezzato, sulla base di leggende e racconti locali, “Il Passetto del Re” e divenuto attrazione turistica di centinaia di visitatori. Il suo impegno per la valorizzazione della tradizione popolare le è valsa la Benemerenza civica conferitale nel 2014. Dal 2015 è componente del Comitato Giovani della CNI UNESCO per la Regione Calabria. Collabora con l’editoriale mensile “Il Corriere della Piana”. E’ autrice di un libro-racconto, pubblicato nel 2014 dalla casa editrice “Città del Sole edizioni”, intitolato “Volo Solo. Lo straordinario racconto di un aviatore militare italiano durante la Seconda Guerra Mondiale”. Cura periodicamente mostre artistiche riservate ad autori emergenti. E’ promotrice ed ideatrice della filiera intercomunale per la promozione del “Sentiero del Brigante”, in Calabria, quale itinerario culturale europeo presso il Consiglio d’Europa. Ha ideato, per le politiche di sviluppo turistico in Calabria, la proposta progettuale per il riconoscimento del "Tramonto sullo Stromboli" come "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".

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