Le pressioni migratorie e il rischio di disgregazione dell’Europa

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L’emergenza immigrazione e la paura del diverso spingono i populismi di estrema destra, i quali minacciano i principi democratici e l’integrità della Ue

Il concetto di fortezza Europa, ovverosia di un’entità chiusa e impermeabile agli influssi esterni, attinge a una terminologia militaristica che avremmo voluta estinta. Eppure proprio questa idea si sta affermando in un contesto sempre più spaventato dalle pressioni migratorie. Non a caso idee politiche pericolose, legate al pensiero dell’estrema destra, emergono con sempre maggior vigore.

L’esempio della Polonia è lampante. La vittoria di Beata Szydlo alle recenti elezioni affonda le sue radici in una campagna propagandistica accurata. Paradossale è il fatto che un Paese, da sempre considerato profondamente cattolico, rifiuti i principi di accoglienza e solidarietà che sono alla base della religione cristiana. Eppure l’equivoco è proprio in questo punto.Beata_Szydło_September_2015_(cropped) Spostandosi a destra, i polacchi credono ergersi a paladini di un rinnovato cattolicesimo, estremo baluardo contro la minaccia islamica. A poco servono gli incitamenti papali all’accoglienza. La guerra di religione è già iniziata.

Dietro l’affermazione della destra estrema vi sono certo motivazioni economiche e sociali, ma l’argomento migratorio è risultato decisivo nello spostare l’ago della bilancia. Bisogna poi considerare l’atavico vittimismo di questo popolo, che non ha mai smesso di sentirsi umiliato dalla storia, tradito nelle sue, certo legittime, aspirazioni libertarie. Eppure il rimedio è peggiore del male. I polacchi sembrano aver obliato il fatto che, fino a poco tempo fa, erano loro stessi a essere segregati, privati della possibilità di lasciare il proprio Paese e che, una volta aperte le frontiere, sono stati i primi a cercare una vita migliore emigrando all’estero. L’avanzata del populismo di destra viene salutata con entusiasmo dai gruppi estremisti, ad esempio in Germania, aprendo orizzonti che non avremmo più voluto neppure immaginare.

Victor_Orban_in_MoscowMedesimo discorso per l’Ungheria, che pensa risolvere i problemi internazionali erigendo muri e barriere. Ostacoli che, non dimentichiamolo, non sono mai venuti meno, e pensiamo in particolare alle recinzioni di Ceuta e Melilla, volte a impedire l’immigrazione dal Marocco alla Spagna.

Il problema è certo complesso. In primo luogo occorre stigmatizzare alcuni errori dell’Europa. L’allargamento frettoloso dell’Unione europea è uno di questi. Occorreva prima un lungo processo di integrazione politica, una comunanza di intenti che oggi appare latitante. Si è ignorato completamente il ruolo della Russia, con la conseguenza che oggi ci troviamo una guerra alle porte che non riusciamo a comprendere e a fermare. La vittoria di un partito estremista come quello dei gemelli Kaczynski rischia di compromettere le esili possibilità di dialogo con Mosca, aggravando ancora di più la crisi ucraina. Fulcro della questione la mancanza di una visione comune. L’Ue parla con tante voci quanti sono i suoi Stati membri.

DAVOS-KLOSTERS/SWITZERLAND, 29JAN09 - Tony Blair, UN Middle East Quartet Representative; Member of the Foundation Board of the World Economic Forum captured during the session 'The Values behind Market Capitalism' at the Annual Meeting 2009 of the World Economic Forum in Davos, Switzerland, January 29, 2009. Copyright by World Economic Forum swiss-image.ch/Photo by Remy Steinegger

Vi sono poi gli scenari extra europei. Le guerre che infiammano il medioriente sono frutto di politiche incapaci di risolvere ad esempio la questione palestinese. Il recente mea culpa di Tony Blair riguardo il conflitto in Iraq testimonia una grande superficialità nel gestire le crisi. Ogni azione ha le sue inevitabili conseguenze, ma di questo a volte i leader non sembrano essere del tutto consapevoli. Da qui il sorgere dello Stato islamico, con tutte le problematiche che questo comporta. Anche la guerra in Siria viene approcciata in maniera confusa, con il risultato che gli interventi della coalizione internazionale e della Russia non riescono a trovare una base comune e una strategia condivisa. Prevalgono gli interessi individuali in un territorio conteso in quanto ricco di risorse petrolifere. Nel frattempo la Siria si sta spopolando progressivamente, e non sarà facile riportare normali condizioni di vita in un contesto tanto devastato.

Fa bene il presidente della Commissione Juncker ad aprire sulla flessibilità ai Paesi i quali hanno sostenuto sforzi straordinari per gestire la pressione migratoria. Si dovrebbero nel contempo varare procedure più snelle ed efficaci, direttive chiare ad esempio sulla redistribuzione dei migranti nei vari Paesi. In un momento di crisi dei valori l’Europa deve ergersi quale baluardo di civiltà, e non regredire su posizioni ottusamente conservatrici. Un terreno sul quale nei prossimi anni si misurerà non solo la tenuta dell’Unione europea, ma anche il futuro del mondo in cui viviamo.

Riccardo Cenci

Foto in apertura: © European Commission 2015

Foto Beata Szydlo, Victor Orban, Tony Blair: © Wikicommons

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