L’oscura politica estera di Erdogan: quale sarà la prossima mossa?

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L’Iraq chiede l’intervento dell’Onu contro la Turchia. La Russia lancia nuove accuse: Ankara agisce senza la necessaria legalità internazionale. E anche gli Usa…

Vitalij Churkin, ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite ha affermato giovedì al Consiglio di Sicurezza che la Turchia sta agendo nello scacchiere internazionale in modo «sprezzante e inspiegabile». Il 3 dicembre infatti Ankara unilateralmente ha deciso di schierare alcune delle proprie truppe in Iraq nell’area di Mosul, a sud del confine fra l’Iraq e la Turchia. Nonostante le pressioni da parte di Baghdad, Erdogan si è rifiutato di ritirare i soldati presenti nel territorio, benché abbia dichiarato che non intende inviare ulteriori uomini. Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha dunque pre-allertato l’aeronautica militare, pronta ad agire per «difendere la patria e proteggere la sovranità nazionale».

«L’ingresso di forze turche in Iraq è inaccettabile ed è avvenuto senza un accordo con il governo iracheno» ha affermato il primo ministro ed ha aggiunto che intende portare il caso davanti all’Onu affinché vengano presi provvedimenti.

Recep_Tayyip_Erdoğan_during_a_visit_in_Copenhagen_(2002-11-26)_(cropped)Quale allora l’obiettivo di Erdogan? Ankara ha affermato che l’invio di alcune truppe di terra era già stato concordato con il governatore di Mosul per l’addestramento di parte delle forze irachene. Ma il primo ministro iracheno ha affermato che l’inizio dell’addestramento dovrebbe avvenire con il consenso del governo, che invece ne era all’oscuro.

Alcune fonti affermano anche che la presenza delle truppe turche in Iraq abbia a che fare con il petrolio: recentemente sia la Russia che l’Iraq hanno accusato Ankara di fare affari in nero con l’Isis e di acquistare grandi quantità di petrolio ad un prezzo più basso di quello di mercato ma comunque sufficiente per riempire le casse del califfato.

«La Turchia è il consumatore principale del petrolio rubato dai legittimi proprietari iracheni. Tutta la leadership politica del Paese è coinvolta» ha affermato il ministro della Difesa russo Anatolij Antonov.

«I terroristi hanno guadagnato più di 800 milioni di dollari negli ultimi otto mesi» grazie al commercio illegale del petrolio, ha dichiarato sulla stessa linea il primo ministro iracheno.
Secondo l’intelligence irachena e quella russa, il petrolio iracheno verrebbe raffinato in Turchia o inserito all’interno delle condutture turche e poi venduto al mercato internazionale.

256px-Kuwait_burn_oilfieldSecondo Churkin l’azione turca riflette una “mancanza di legalità” già mostrata da Erdogan e dalla coalizione internazionale che ha sferrato attacchi nello spazio aereo siriano nei giorni scorsi senza il consenso del governo di Assad, a differenza delle forze russe che invece hanno iniziato le proprie azioni sul suolo siriano dopo la specifica richiesta di assistenza da parte del legittimo governo.

La politica estera di Erdogan appare adesso confusa. Abbandonata la strategia iniziale “zero problemi con i vicini” che sembra aver causato più problemi che altro nei primi anni di governo, adesso ciò che sembra è che Erdogan stia perseguendo i propri interessi senza curarsi dei conflitti che continua a creare con i suoi vicini e non, seguendo un piano non chiaro. Per non parlare dell’immagine internazionale: dopo aver abbattuto qualche settimana fa un aereo russo per pochi secondi di sconfinamento per proteggere il territorio nazionale, la Turchia manda truppe in territorio straniero apparentemente senza alcun motivo valido.

16021149577_fae9191739_mL’abbattimento dell’aereo russo è un evento ancora lontano dall’esser chiarito: Mosca ha negato che l’aereo sia entrato nello spazio aereo turco e ha affermato che il pilota stesse seguendo un gruppo di estremisti vicino alla frontiera. Ankara invece ha risposto che la missione dell’aereo era mirata a colpire i gruppi militanti di etnia turca facenti parte della legittima opposizione al governo siriano.

Riguardo alla presenza di truppe turche in Iraq, gli Stati Uniti hanno auspicato che la situazione si risolva in maniera diplomatica, come affermato dall’ambasciatrice Samantha Power: «Gli Stati Uniti non supportano alcuno schieramento interno all’iraq di truppe straniere senza il consenso del governo».

Secondo Obama, la missione più importante per la Turchia è la chiusura totale della frontiera con la Siria in modo da controllare traffici illegali o attività terroristiche. I 98 km tra i due Paesi, infatti, rappresentano un punto di transito importantissimo per l’Isis. La sintonia tra Washington e Ankara sembra ancora lontana però e i piani militari sono stati intralciati dai continui disaccordi tra le parti. Mentre sempre più stretta appare l’intesa tra Iraq e Federazione russa contro la Turchia.

Ilenia Maria Calafiore

Foto © Creative Commons and Wikipedia

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