Juncker: «Nostro dovere salvare Schengen. Basta controlli alle frontiere»

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Così il presidente della Commissione risponde alla proroga degli accertamenti in Svezia. Ora necessario «concentrarsi sul piano d’azione con la Turchia»

«Salvare Schengen è un dovere collettivo». Il monito arriva dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker che, in occasione della cerimonia di inaugurazione del semestre di presidenza olandese, si è soffermato a lungo sulla questione relativa ai flussi migratori e ai controlli alle frontiere.

L’emergenza profughi si dimostra, giorno dopo giorno, sempre più difficile da gestire, tanto che alcuni equilibri all’interno dell’Unione europea sembrano vacillare. Schengen potrebbe rappresentare soltanto la punta dell’iceberg, ma di certo si sta dimostrando una questione più che mai aperta e urgente.

Di ieri la notizia, arrivata dal sito web del governo, che la Svezia ha prorogato i controlli provvisori alle frontiere interne fino all’8 febbraio. Dal 12 novembre, data in cui sono iniziati gli accertamenti, è stato un susseguirsi di rinvii. Di certo, la Svezia è uno dei Paesi che paga il prezzo più alto in termini di migranti, come ricorda lo stesso ministro all’immigrazione Morgan Johansson: «Lo scorso anno abbiamo avuto 160mila richiedenti asilo. Siamo il Paese che per anni ha preso il numero più alto di profughi pro capite».

Ole Schroder, Morgan Johansson, Inger Stojberg, Dimitris Avramopoulos

Una situazione che sta diventando insostenibile e che impone ai 28 un impegno congiunto che abbia come obiettivo primario il pieno rispetto da parte di tutti gli Stati membri delle regole Ue. Questo quanto chiede con forza non soltanto la Svezia, ma anche la Danimarca e la Germania i cui rappresentanti, proprio in questi giorni, hanno incontrato d’urgenza il commissario Dimitris Avramopoulos per discutere il problema. La convenzione di Schengen, e tutto ciò che essa rappresenta per l’Unione europea, sembra sempre più a rischio, con sei Paesi (oltre a Svezia, Danimarca e Germania, anche Austria, Francia e Norvegia) che hanno autonomamente deciso di ristabilire i controlli alle frontiere, seppur momentaneamente.

La questione è delicata: lo sa bene Juncker che ha voluto ribadire con forza come sia fondamentale porla fra le priorità del semestre di presidenza olandese. Di qui la raccomandazione, diretta al premier Mark Rutte di mettere subito in agenda la discussione relativa all’istituzione di un’agenzia delle guardie di frontiera Ue, così da trovare un accordo entro giugno.

Il presidente della Commissione si esprime chiaramente: vuole mettere fine ai «governi che giorno dopo giorno ripristinano i controlli alle loro

Frans Timmermans
Frans Timmermans

frontiere». «Ho qualche comprensione – ha spiegato poi Juncker – per Paesi come la Svezia, perché porta un peso enorme», anche se «la risposta non sono i controlli». Il nodo della questione rimane infatti il numero, ancora drammaticamente alto, di profughi che continuano ad arrivare in Europa. Per arginare il problema, «le energie devono essere concentrate nel far funzionare il piano d’azione con la Turchia».
Capo negoziatore del piano è il vicepresidente Frans Timmermans, che dichiara di essere ancora «lontano dall’essere soddisfatto» sottolineando che «occorre ancora lavoro» per poter raggiungere dei risultati concreti.

Valentina Ferraro
Foto © European Commission, 2015

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