Piovono critiche su Israele: Netanyahu sempre più isolato nello scenario internazionale

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Vizekanzler Michael Spindelegger trifft den israelischen Premier Benjamin Netanyahu im Rahmen seiner Israelreise in Tel Aviv. Wien, 11.04.2013, Foto: Dragan Tatic

La politica di espansionismo israeliana spinge sia l’Unione europea che gli Stati Uniti a prendere le distanze da Tel Aviv

Indignazione: i funzionari israeliani non hanno digerito la risoluzione approvata dall’Unione europea, il cui contenuto prevede che gli accordi di riconoscimento con Israele siano applicabili soltanto per i territori occupati da Tel Aviv fino al 1967.

Le critiche arrivano dopo l’implementazione delle politiche di insediamento in Cisgiordania, a Gerusalemme est e nel Golan siriano; Bruxelles chiede di «mettere fine alle attività di insediamento e di smantellare gli avamposti eretti dal marzo 2001», perché questi «mettono seriamente a rischio la possibilità per Gerusalemme di diventare la futura capitale dei due Stati».

L’Ue nella redazione del documento è partita dal presupposto che gli insediamenti siano illegali sulla base del diritto internazionale e che rappresentino un ostacolo alla pace rendendo impossibile la riconciliazione fra Palestina e Israele.

IMG_3551Ma a Tel Aviv già si temeva questa svolta: sfruttando il lavoro diplomatico degli scorsi mesi con alcuni Paesi europei (Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e Grecia) il governo aveva cercato di spingerli per non votare o di far rinviare la risoluzione. Ma nulla è accaduto e la votazione è stata approvata all’unanimità. Gli ammonimenti dell’Unione europea non colpiscono soltanto gli insediamenti ma anche altre politiche israeliane: il muro costruito da Tel Aviv intorno a Gerusalemme e in Cisgiordania, i trasferimenti forzati della popolazione, le demolizioni e le confische (anche di progetti finanziati dall’Ue), le restrizioni ai movimenti.

Le difficoltà internazionali della diplomazia israeliana non si riscontrano solamente con il Vecchio Continente, anche i rapporti con Washington sono meno stabili e Netanyahu continua a perdere appoggio internazionale.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato preoccupazione e perplessità per la politica di continua espansione degli insediamenti, politica che fa emergere dubbi sull’impegno per la creazione di uno Stato palestinese indipendente. La mancanza di fiducia verso Israele affiora anche alla luce di episodi quali il riconoscimento di alcuni avamposti in Cisgiordania, avvenuto nonostante l’impegno di Israele a non procedere.

Il governo di Tel Aviv oltre a non ricercare attivamente una riconciliazione con la Palestina, ne limita lo sviluppo economico e attua una politica repressiva nei confronti dei coloni «A volte sembra che ci siano due livelli di applicazione dello Stato di diritto: uno per gli israeliani e l’altro per i palestinesi» ha affermato Daniel Shapiro, ambasciatore statunitense in Israele.

West_Bank_&_Gaza_Map_2007_(Settlements)In effetti,  Yesh Din, gruppo israeliano per i diritti umani ha affermato che in oltre l’80% dei casi le denunce da parte di coloni palestinesi non ottengono seguito. Anche Human Rights Watch nel proprio rapporto “Occupazione S.p.a: come le aziende delle colonie contribuiscono alla violazione dei diritti dei palestinesi da parte di Israele”, ha affermato proprio che le aziende e le compagnie sfruttano la propria posizione di forza ai danni dei palestinesi. E ha dichiarato che le aziende estere non dovrebbero collaborare con esse per non macchiarsi degli stessi crimini.

Anche l‘Isis entra a far parte dell’equazione mediorientale. In un nuovo messaggio audio pubblicato su un account Twitter attribuito ad Abu Bakr al-Baghdadi sono arrivate nuove minacce proprio ad Israele: «La Palestina non sarà la vostra terra né la vostra casa ma il vostro cimitero. Allah vi ha raccolto in Palestina perché i musulmani vi uccidano. Gli ebrei pensavano che avessimo dimenticato la Palestina e pensavano di essere riusciti a distrarre la nostra attenzione. Assolutamente no, non abbiamo dimenticato la Palestina nemmeno per un momento e con l’aiuto di Allah non la dimenticheremo. Presto, molto presto, avvertirete la presenza dei combattenti della Jihad».

Israele è invitata su tutti i fronti a cambiare politica, mentre i suoi alleati iniziano ad allontanarsi. In un momento di estrema tensione in Medio Oriente, cosa farà Netanyahu?

Ilenia Maria Calafiore

Foto © Gigi Ibrahim, Wikicommons

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