Nel ‘900 gli scienziati già pensavano a televisione e cellulare

Un articolo apparso il secolo scorso sul “Saturday Evening Post” riporta le “previsioni” degli studiosi per il 2000: si parla già di moderne tecnologie e globalizzazione

Come sarà la Terra fra cento anni, come saranno le nostre città, avremo risolto problemi come la fame e la guerra, la scienza avrà fatto passi avanti nel progresso? Domande che ognuno di noi si sarà posto nella vita, del resto la curiosità di sapere come staremo tra cento e più anni è un bisogno che l’umanità coltiva sin dal suo primo apparire.

Domande a cui possiamo dare solo risposte teoriche poiché, come recitava Lorenzo il Magnifico, «… Del doman non v’è certezza». Eppure nei secoli in molti hanno provato a “leggere” il futuro, ma raramente vi sono riusciti, un esempio per tutti Nostradamus con le sue misteriose quartine che, a dire il vero, vengono sempre interpretate soltanto quando l’avvenimento è già accaduto.

Senza scomodare gli astrologhi, proprio centoquindici anni fa, Elfreth Watkins Jr, scrittore americano, vissuto a cavallo tra l’Ottocento e Novecento, con grande lucidità scrisse per la rivista “Saturday Evening Post” nel dicembre del 1900, un articolo che oggi potremo definire senza alcun dubbio profetico. Rivolgendosi agli scienziati del tempo, chiese come vedevano il mondo tra cento anni e le risposte, come vedremo, sono a dir poco impressionanti.

Tra le più interessanti, poter avere nel 2000 i condizionatori d’aria e, addirittura, il riscaldamento centralizzato con acqua calda o fredda secondo le necessità dal proprio rubinetto. Non più dunque, scriveva Watkins, alzatacce di mattina presto con il freddo per accendere il fuoco alla stufa o al camino, ma una casa anche più pulita senza la fuliggine dei camini: in futuro, infatti, le case non avrebbero avuto più il fumo, ma vapore acqueo.

«I treni – affermava lo scrittore – percorreranno tre chilometri al minuto e raggiungeranno i 240 km/h. Basterà una sola giornata per andare da New York a San Francisco»: praticamente descrive i nostri treni superveloci! Naturalmente era troppo poter prevedere anche gli aerei, e infatti, quando scrisse questo articolo, i fratelli Wright non avevano fatto ancora il loro primo volo a motore: bisognerà attendere il 17 dicembre del 1903 perché ciò accada. Ma le profezie tecnologiche non si fermano certo qui.

Si legge ancora: un giorno, fra cento anni, potremo vedere su di uno schermo le persone e le cose in tempo reale anche se sono dall’altra parte del mondo grazie a una telecamera collegata elettricamente con schermi all’altra estremità. In questo modo ognuno, in qualsiasi parte del mondo si trovi, potrà assistere come se fosse personalmente a teatro a ogni tipo di spettacolo, avvenimenti politici (forse prevedeva anche i talk show! ndr), e all’andamento di una guerra in Oriente, e non solo le immagini sarebbero giunte così lontano, ma anche i suoni.

Si accenna infine a grandi strumenti telefonici che consentiranno di udire il suono che giunge dagli avvenimenti trasmessi in diretta.
Può sembrare un po’ complicato, ma la televisione c’era già tutta, e proprio quest’ultimo accenno ai telefoni lascia sbalorditi, poiché non si ipotizza soltanto l’esistenza del telefono, ma addirittura del cellulare. Scrive lo scrittore: «Un marito che sta viaggiando su di un piroscafo in mezzo all’Atlantico potrà tranquillamente conversare con sua moglie che si trova nella sua casa a Chicago. Sarà facile telefonare in Cina come oggi si può fare una telefonata locale e le chiamate saranno inoltrate automaticamente senza l’aiuto di un’operatrice».

Un’altra profezia tecnologia riguarda la fotografia: non solo si vagheggiano già immagini a colori, ma si ipotizza anche che potranno essere spedite tramite una specie di telefax. Infine, si accenna addirittura alla globalizzazione dei mercati: «Grazie a veicoli refrigerati che viaggiano veloci sia sulla terra sia sul mare – affermava Watkins non senza un certo orgoglio – potremo gustare tutti i giorni i deliziosi frutti che arrivano dai tropici e dall’emisfero meridionale. In inverno, i contadini dell’America del Sud, dell’Africa meridionale e dell’Australia, dove le stagioni sono opposte alle nostre, potranno fornirci quei prodotti che qui non possiamo coltivare».
Solo poche previsioni per il futuro non si sono realizzate tra le tante, fra queste la scomparsa delle fastidiose zanzare e delle mosche: pazienza, sarà per il prossimo secolo.

 

Pierfrancesco Mailli

Foto © Creative Commons

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