Usa e Cina s’impegnano veramente a ridurre i gas serra

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Con la firma dell’Accordo di Parigi i due più grandi “inquinatori del mondo” potrebbero finalmente cambiare la situazione ambientale del pianeta. A breve ratifica Italia a Camere

Cina e Stati Uniti ratificano l’accordo “Cop 21” di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra, in modo tale che possa diventare davvero efficace entro la fine del 2016. Un annuncio storico, quello maturato ieri ad Hangzhou alla vigilia del summit del G20, che spinge il presidente Usa Barack Obama, in scadenza del suo secondo e ultimo mandato, a identificarlo come «il momento in cui abbiamo finalmente deciso di salvare il nostro pianeta», durante la cerimonia di consegna dei documenti insieme all’omologo cinese (e padrone di casa) Xi Jinping, direttamente nelle mani del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon che non nasconde il suo entusiasmo.

16451794648_f54e94c55a_mLa firma dell’Accordo di Parigi da parte di due dei più grandi “inquinatori mondiali” come Stati Uniti e Cina (i due Paesi producono il 38% di anidride carbonica a livello mondiale legata ad attività umane) è una pietra miliare per i cambiamenti climatici e la tutela del nostro ambiente, che impatta in maniera importante sulla vita di ciascuno. Avvicina, infatti, drasticamente la possibilità che si raggiunga in tempi rapidi il requisito necessario per l’approvazione dell’accordo, ossia l’adesione da parte di 55 Paesi (dei 195 firmatari, finora 23) responsabili complessivamente del 55% delle emissioni. Dopo essersi “contesi” per anni il primato negativo del consumo mondiale di combustibili fossili, Cina e Stati Uniti sono infatti responsabili di oltre il 40% delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra.

Insieme a loro, sono fra i principali responsabili delle emissioni di aanidride carbonica (CO2) nel mondo, India (5,3%), Russia (5,2%) e Giappone (3,6%). Ad oggi Cina e Stati Uniti si ritrovano incontrastati anche in cima alla classifica delle emissioni degli altri gas responsabili dell’effetto serra, come metano e protossido d’azoto, legate sia al riscaldamento degli edifici sia alla deforestazione. L’accordo di Parigi, il “post Kyoto” (1997) per i più, punta a tagliare le emissioni nocive nel periodo successivo al 2020 tenendo il rialzo medio stimato delle temperature globali sotto i 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, malgrado il target non sia obbligatorio. In più richiede che i Paesi comunichino all’Onu ogni cinque anni l’evoluzione delle misure, con potenziali correzioni.

«La ratifica dell’accordo raggiunto alla Cop21 di Parigi da parte di Stati Uniti e Cina segna un passaggio storico nell’azione di contrasto ai cambiamenti climatici e verso la trasformazione in senso sostenibile del modello economico globale». Lo hanno dichiarato in un comunicato congiunto i ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, e dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. «Nella cornice dell’ambizioso impegno europeo, l’Italia è a lavoro per definire la sua legge di ratifica, con l’obiettivo di trasmetterla entro settembre alle Camere e di poter completare l’iter parlamentare nel più breve tempo possibile».

 

Elodie Dubois

Foto © European Union and Creative Commons

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