L’impatto delle migrazioni in Italia, Europa e resto del mondo

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La comune risposta delle Nazioni si potrebbe articolare in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Le parole del Papa e i dati IDOS e OCSE

«Le migrazioni nelle loro diverse forme non rappresentano un fenomeno nuovo nella storia dell’uomo. L’inizio di questo terzo millennio è caratterizzato da movimenti migratori che interessano praticamente ogni parte della Terra. Si tratta di spostamenti forzati causati da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, violenze, povertà estrema. Migranti che si spostano all’interno di continenti dei propri Paesi e delle proprie aree geografiche». Queste le parole di Bergoglio, dette in Vaticano martedì 21 ai partecipanti del VI Forum Internazionale “Migrazioni e Pace” si coniugano perfettamente con quanto è emerso nel rapporto del Centro Studi e Ricerche di IDOS comprendente anche dati OCSE, presentato a Roma tre giorni fa presso la Sala Stampa Estera. Nella discussione sono intervenuti Jonathan Chaloff dell’OCSE di Parigi, Ugo Melchionda del Centro Studi e Ricerche IDOS, con l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia Hassan Abouyoub, coordinati da Ejaz Ahmad direttore di Azad.

Nel 2015 nell’area OCSE sono stati registrati 1,65 milioni di nuovi richiedenti asilo. Di questi ben 1,3 milioni sono arrivati nei Paesi europei. Il 25% delle domande di asilo presentate erano di siriani, il 16% di afgani. È la Germania il Paese che ha registrato 440.000 domande ufficiali di asilo e più di un milione di pre-registrazioni. La Svezia ha ricevuto il maggior numero di domande rispetto alla sua popolazione totale. L’ondata di flussi migratori ha portato nel 2016 la Commissione europea a proporre la riforma del “sistema comune europeo di asilo”. In molti Paesi dove sono stati accolti, il tasso di disoccupazione tra i migranti è elevato e sono state rafforzate misure volte a favorire l’integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. La spesa per l’istruzione e i corsi di lingua è aumentata in Austria, Finlandia, Germania, Norvegia e Svezia.

I dati disponibili indicano che gli immigrati tendenzialmente fanno meno ricorso ai servizi sanitari rispetto ai nativi, mentre utilizzano in maggior misura i mezzi pubblici. A scuola i figli degli immigrati necessitano spesso di un maggior sostegno e rappresentano quindi una spesa più elevata per la comunità che li accoglie. È necessario pertanto ripensare il tutto in un contesto più ampio di protezione internazionale. È emerso un dato interessante; sono quasi 3 milioni gli studenti provenienti dall’estero che si sono iscritti nei Paesi dell’OCSE, il 23% provengono dalla Cina. Il rapporto di IDOS ha esaminato attentamente la situazione italiana. Nel Belpaese gli immigrati sono più di 5 milioni e nel 2050 saranno più del doppio, nel 2065 arriveranno a 14,1 milioni. Per quanto riguarda le singole nazionalità e tenendo presenti non solo i cittadini di Paesi terzi ma anche i cittadini dell’Ue, la nazionalità più numerosa nello Stivale è costituita da rumeni con oltre un milione di residenti, seguita da albanesi e marocchini (500.000 ciascuno), seguono poi cinesi (270.000) e ucraini (250.000 residenti), quindi moldavi, indiani, bangladesi e peruviani.

Ma ci sono anche moltissimi italiani che sono emigrati all’estero, così secondo le anagrafi consolari sono 5.200.000 i nostri compatrioti sparsi per il mondo. Oltre il 50% degli italiani che sono espatriati negli ultimi anni erano laureati o diplomati. L’Europa e l’Italia in particolare, in ragione della sua collocazione geografica, trova difficoltà a gestire gli sbarchi lungo le nostre coste di immigrati irregolari. Secondo dati Eurostat nel 2015 7.425 migranti sono stati respinti alla frontiera e circa 3.500 dai questori una volta rintracciati sul nostro territorio. Il rapporta affronta anche la situazione occupazionale dei migranti. Nel 2015 il numero di occupati stranieri era di 2.359.000 tra uomini e donne. Nella maggioranza svolgono occupazioni non qualificate solo 7 su 100 esercitano una professione qualificata. Oltre il 40% possiede un livello di istruzione più elevato di quanto richiesto dal lavoro che svolgono. Dal punto di vista economico, nel 2015 gli immigrati hanno versato quasi 11 miliardi di euro alla previdenza pubblica italiana di cui sono fruitori marginali. La spesa pubblica per gli immigrati si attesta in Italia a 14,7 miliardi mentre gli introiti da loro assicurati all’erario – si legge nel rapporto – è di quasi 17 miliardi di euro. È indubbio che non va sottovalutato l’impatto delle migrazioni nell’area Ue. Elevati flussi di immigrazione possono creare problemi strutturali ma – come ribadito dall’ambasciatore del Marocco – è proprio questa la sfida che tutta l’Europa deve affrontare insieme senza malintesi o barriere di sorta.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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