La condizione lavorativa femminile mondiale migliora, ma non ovunque

Nonostante l’attenzione mediatica sia concentrata su altro questo 8 marzo 2020 sarà ricordato per i rapporti internazionali sulla situazione delle donne nelle varie parti del globo

La figura della donna purtroppo ancora in varie realtà internazionali necessita di molto impegno per arrivare a quella parità di genere garantita invece in altri Paesi. Fortunatamente negli ultimi periodi è stato rilevato un aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro in varie parti del mondo. Il Rapporto We World Index 2019 di We world Onlus ha rilevato come in Ruanda, Cuba, Bolivia e Messico sia aumentata la percentuale di seggi ricoperti da donne nei parlamenti nazionali e in altri Paesi come Tunisia, Barbados e Guyana sia aumentata la percentuale di donne laureate. Questo sottolinea che in alcuni Paesi poveri del mondo si stanno aprendo delle prospettive lavorative per il genere femminile. 

Anche in Medio Oriente, come enuncia il World Development Indicators stilato da Banca Mondiale si sta assistendo, seppur in maniera più lenta e marginale, a un miglioramento occupazionale delle donne che ricoprono ruoli lavorativi nel settore pubblico e nel settore dei servizi in quanto offrono migliori opportunità di bilanciamento vita-lavoro e sono settori meno discriminatori rispetto al settore privato. Purtroppo in Medio Oriente vi sono fenomeni discriminatori nei confronti delle donne dettate da ideologie religiose e culturali vigenti. Per permettere alle donne di ottenere dei diritti e delle opportunità di lavoro, in queste zone sono state istituite delle associazioni che monitorano la condizione femminile, contrastano le leggi e le ingiustizie che vengono praticate al genere femminile.

L’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stila ogni anno un rapporto sulle “Prospettive occupazionali e sociali del mondo” e nell’ultimo rapporto del 2019 rileva una diminuzione della disoccupazione a livello globale, ma devono essere apportati dei miglioramenti alla qualità del lavoro. In particolare bisogna garantire la buona realizzazione dell’obiettivo 8 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile realizzando una piena eguaglianza lavorativa tra i generi, sicurezza sul posto di lavoro, protezione sociale e leggi sul lavoro. 

Il rapporto dell’OIL afferma che ci sarebbe un forte divario tra la percentuale della partecipazione mondiale alla forza lavoro delle donne che si attesta al 48% rispetto a quella degli uomini che si attesta al 75%. Inoltre, sempre l’OIL rileva che, in Medio Oriente il tasso di disoccupazione femminile è del 15,6% e risulta essere il triplo di quello maschile. La situazione lavorativa femminile migliora nei Paesi industrializzati come l’Europa e la sfera occidentale dove si ha una diminuzione del divario tra la partecipazione femminile e maschile al mercato del lavoro.

Rispetto al passato, le donne stanno portando avanti la lotta per i propri diritti e stanno ricoprendo sempre più cariche importanti nel mercato e, talvolta per svolgere il loro impiego, perdono anche la propria vita, come il caso del capo della segreteria curda del Partito Futuro Siriano Hevrin Khalaf, uccisa in Turchia lo scorso ottobre. L’OIL e la Cooperazione Italiana sono impegnate sul tema dell’accesso al mercato del lavoro, anche per il genere femminile. Essi affermano che, oltre a garantire l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, bisogna garantire il 4° e 5°obiettivo sempre dell’Agenda 2030, i quali rivendicano un’istruzione di qualità equa e inclusiva per tutti i generi e la piena emancipazione delle donne e delle ragazze, non solo sul mercato del lavoro ma anche nella società e nella cultura. Attraverso la realizzazione di questi obiettivi si riuscirà a eliminare il divario di genere e inoltre le donne potranno svolgere maggiori ruoli imprenditoriali e aumentare il loro livello di emancipazione.

In Italia, secondo uno studio dell’Istat (Istituto nazionale di Statistica), la metà delle donne presenti nel Belpaese non lavora perché si sente sfiduciata per non essere valorizzata come invece accade per l’uomo e per essere sottopagata. Ci sarebbe un numero maggiore di donne laureate rispetto agli uomini e con votazioni più alte, ma hanno difficoltà ad accedere al mercato del lavoro o perché scelgono percorsi universitari che non sono particolarmente coerenti con le offerte odierne sul mercato del lavoro che puntano in maniera maggiore alla tecnologia. Un’altra causa che spinge le donne a sfiduciarsi per quanto riguarda il mercato del lavoro sono le discriminazioni che vengono praticate attraverso il pregiudizio che la donna potrebbe affrontare la maternità e, per questo, molte aziende preferiscono assumere degli uomini. 

Le donne non vogliono assumersi grandi responsabilità nella loro carriera e non vogliono impegnarsi in posizioni che possano comportare un impegno troppo forte, come trasferte fuori casa o l’impegno anche di molte ore di lavoro durante la giornata.  Molto spesso manca una rete di supporto della società, mancano gli asili nido e i servizi sociali e le donne non sanno a chi appoggiarsi per controllare i propri figli. Proprio per questo negli ultimi anni in Italia si stanno muovendo delle associazioni per discutere il problema dell’inclusione femminile nel mercato del lavoro e proporre delle soluzioni concrete con l’aiuto delle istituzioni.

 

Michele Marcangeli

Foto © Vexels, Shayari, Pinterest

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