La Romania commemora Toma Caragiu e le vittime del 1977

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Considerato uno dei più grandi attori rumeni, l’artista è scomparso tragicamente durante il terremoto di quarantatrè anni fa insieme ad altre 1.570 persone

Come ogni 4 marzo, la Romania ha ricordato le vittime del terremoto del 1977, quando in un tragico venerdì sera una scossa di 7.2 gradi della scala Richter prese la vita di 1.570 persone, quasi tutte nella capitale Bucarest. Tra questi anche personaggi di spicco del mondo culturale rumeno, come la cantante Doinea Badea, il poeta Anatol Baconski e il celebre attore Toma Caragiu.

Nato il 21 agosto 1925 in Grecia ad Argos Orestiko da una famiglia di Arumeni, popolazione valacca di origine balcano-romanza, Caragiu si trasferisce con la famiglia a Ploieşti, dove frequenta le scuole, collaborando nel corso degli studi con la banda teatrale del liceo e con la rivista dell’istituto. Si iscrive a giurisprudenza, ma lascia presto la facoltà per andare a Bucarest, dove viene ammesso al Conservatorio di musica e arte drammatica.

Già da semplice allievo, Toma Caragiu inizia a distinguersi, arrivando a interpretare ruoli di rilievo al Teatro Nazionale della capitale rumena. Trascorre una stagione al Teatro drammatico di Stato a Costanza, nel frattempo è parte del nucleo “Brigata culturale Prahova”.

A 28 anni, nel 1953, gli viene affidata la direzione del Teatro di Stato di Ploieşti, dove  porta in scena opere nazionali e internazionali, da William Shakespeare al nostro Eduardo De Filipppo. Nei suoi dodici anni di incarico ricopre 34 ruoli, contemporaneamente recita per il programma radiofonico “Teatro al microfono” e per la televisione.

La fama all’estero arriva definitivamente nel 1965, quando va in tournée fuori dai confini rumeni con la compagnia del Teatro Bulandra, invitato dal grande regista Liviu Ciulei. Nella sua carriera, purtroppo interrotta prematuramente, prende parte a oltre 40 film, alcuni noti anche nel nostro Paese, come Il processo bianco, La nave dei dannati e Oltre il ponte.

Ma ad accrescere la sua già importante considerazione tra la critica e il pubblico sono soprattutto i suoi sottili monologhi, una combinazione di satira, sarcasmo e umorismo nero che fungono da mezzo per trattare gli argomenti più disparati, dalla politica a concetti mitologici.

Nella sua carriera, Caragiu ha suonato con celebri musicisti quali Ottaviano Cotescu, Marin Moraru,  Stefan Bănică, Gheroghe Dinică, Carmen Stănescu, Florin Piersic, Radu Beligan, Rodica Tapalaga, Dem Rădulescu, Ovidiu Schumacher, Gina Patrichi, Victor Rebenciuc e Anda Călugă.

Tra le sue amicizie c’è anche quella con il pittore Mihai Bandac, grazie anche al legame di entrambi con Liviu Ciulei, che per primo aveva concesso a Bandac uno spazio espositivo, la sala del Giardino Icoanei del Teatro Bulandra. Caragiu e Bandac sono stati coautori di decine di lavori e organizzatori di molte serate di canto e declamazione di poesie, nello storico laboratorio di Bandac all’ottavo piano di un palazzo dove spesso l’ascensore nemmeno funzionava, ricordava l’autore Octavian Sava.

«Cantavamo con trasporto accompagnati dalla chitarra fino allo sfinimento», raccontava Sava, «improvvisando con grazia e dedizione o intonando brani da tutte le parti del mondo. Poi ci ripromettevamo di editare lo spettacolo con tutti gli ospiti abituali, attori, insegnanti e studenti della IATC (l’Università nazionale di arte teatrale e cinematografica, ndr)».

Resta memorabile la festa di Pasqua celebrata nella casa di Caragiu a Periș, con l’agnello preparato in stile macedone, ovvero cotto per tre giorni sotto terra, in una fossa di due metri. Il tutto innaffiato da vini selezionati e altre specialità, con lo scopo di «realizzare una trasposizione cinematografica il più vicina possibile allo stile del romanzo Moromeţii di Marin Preda».

Uno dei più grandi piaceri di Toma Caragiu era «girare per i laboratori di artisti plastici», continuava il racconto di Sava, anche se poi nessuno dei due comprava molto, «per motivi economici», gli bastava anche solo osservare il loro lavoro. «Gli artisti ci accoglievano con gioia, anche se non arricchivamo la nostra pinacoteca personale con un nuovo dipinto». Con un’eccezione di rilievo, un quadro raffigurante le porte del paradiso intitolato Portița.

L’autore era Mihai Bandac e quel dipinto è stato appeso nel salotto della figlia di Sava, ma più dell’importanza decorativa ha avuto importanza nell’ispirare l’autore per scrivere una parte da protagonisti da far recitare a Toma Caragiu e Anda Călugăreanu.

Grazie alle testimonianze di amici e persone care sono state ricostruite le ultime ore di vita di Toma Caragiu, con il rimpianto che forse qualcosa sarebbe potuta andare diversamente.

La mattina del 4 marzo lui e la moglie si recano a Periș, ma lei, annoiata, nel primo pomeriggio dice di volere andare a fare una passeggiata nella valle di Prahova – il matematico e scrittore Ion Tomescu riporta che lei avesse un amante. Lui invece resta fino alle 18.30, rinunciando a rimanere dall’amico Chiriţă per la visione del film L’erba verde di casa. Uno degli ospiti quindi lo riaccompagna a casa a Bucarest.

Alle 19.30 telefona al regista Alexandru Bocăneţ e lo invita a casa per discutere dei progetti futuri, poco dopo riceve l’invito di matrimonio da Nicolae Susan, che propone a Caragiu di fargli da testimone. Si danno appuntamento per andare a teatro alle dieci. Poco prima delle otto arriva il nipote Dragoş, per prendere dei fegatini di uccelli provenienti dalla campagna. Per sua fortuna, Toma lo manda via alle 21.

Verso la stessa ora arrivano prima Bocăneţ e poi Susan con la promessa sposa, mentre un altro amico li avrebbe aspettati al ristorante. Ma non faranno in tempo ad anticipare l’uscita a prima delle fatidiche 21.22. Resta il dubbio se Toma e gli amici avrebbero potuto salvarsi, lasciando prima casa o correndo verso le scale di sicurezza.

Toma Caragiu è stato trovato dopo ben sei giorni dalla tragedia. L’11 marzo 1977 ha ricevuto la sepultura al cimitero Bellu di Bucarest, non lontano da un altro grande attore, drammaturgo e cabarettista come Constantin Tănase.

 

Raisa Ambros

Foto © Prof. Mihai Bandac; Fondazione Culturale Romena DLN

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