Coronabond: 9 Paesi sottoscrivono lettera

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Al centro del dibattito ancora la “condizionalità” a cui Germania, Olanda e Austria vorrebbero subordinare i prestiti europei

Sono giorni convulsi nell’Ue. I massimi vertici europei, istituzionali e non, continuano ad essere impegnati in un dibattito molto acceso sulle misure da adottare per fronteggiare la crisi economica. Al centro della discussione, Coronabond e Meccanismo europeo di stabilità (Mes).

Oggi, alla vigilia del Consiglio europeo, ben 9 Stati membri –  Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo  – hanno firmato una lettera congiunta per chiedere la creazione dei Coronabond” a fronte del  terremoto economico dovuto alla pandemia. «L’emergenza che stiamo vivendo non conosce confini», ha detto il premier italiano, Giuseppe Conte. «A livello europeo c’è necessità di uniformare le prassi sanitarie e di aumentare lo scambio di informazioni. La risposta anche sul piano economico-finanziario, deve essere poderosa, coesa, tempestiva».

Ma se da un lato c’è chi punta a costruire un fronte ampio e coeso sugli interventi straordinari da mettere in campo, dall’altro, a Bruxelles, le cose sembrano farsi difficili. L’ultima riunione dell’Eurogruppo si è conclusa con una evidente spaccatura interna. Al termine non si è riusciti nemmeno a concordare un comunicato. Germania, Austria, Paesi Bassi e Finlandia non hanno dato alcuna disponibilità a fare un passo indietro rispetto all’ “adeguata condizionalità a cui subordinare ogni prestito in arrivo dall’Ue.  Sul Mes, il governo tedesco ha fatto sapere attraverso il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, di ritenerlo «uno strumento utile, se fosse necessario, per elargire un sostegno veloce agli stati, ma con le regole attualmente in vigore».

Nella Banca centrale europea (Bce), invece, qualcosa pare muoversi. Fonti europee riferirebbero che la presidente Christine Lagarde stia pensando all’ipotesi di Coronabond sotto forma di una tantum. Più che sull’utilizzo delle Enhanced Conditions Credit Line (ECCL) del Mes come passo iniziale, la Lagarde punterebbe su Coronabond a tempo determinato, legati soltanto all’emergenza in atto.

Sul ruolo fondamentale della Banca centrale europea alla guida della politica economica dell’Ue fa assegnamento l’Italia. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha sostenuto in tutte le sedi opportune “l’emissione di bond comuni, anche passando dal Mes, ma senza condizioni”. E si è detto fiducioso: «la sfida fortunatamente si appoggia sulla centralità della Bce». D’altra parte, e vale la pensa ricordarlo, quando si è trattato di lanciare il quantitative easing da 750 miliardi di euro, il Consiglio direttivo della Bce ha fatto le sue scelte, lasciando che i banchieri centrali di Germania e Paesi Bassi, Jens Weidmann e Klaas Knot, finissero in minoranza.

 

Annamaria Graziano

Foto © European Union, Tirana Times, Twitter

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