Telefonata tra Giuseppe Conte e Hassan Rohani: l’Iran in cerca di aiuto

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Per il presidente della Repubblica islamica «l’Italia ha sempre svolto un ruolo importante nella nostra politica estera, e mi auguro che Roma inviti l’Ue a rispettare pienamente l’accordo sul nucleare» del 2015

L’Iran sta affrontando uno dei periodi più drammatici della sua storia. Dopo la Cina, è stato infatti uno dei primi Paesi ad essere contagiato dal Covid-19. Il primo focolaio era stato nella citta religiosa di Qom per poi diffondersi in tutto il resto della Repubblica islamica. Purtroppo sui dati relativi al numero esatto delle persone risultate positive e decedute c’è ancora molta confusione. Secondo il ministero della Salute iraniano sarebbero arrivate a 80.886 con circa 5.032  morti. Dati totalmente falsi, secondo altre fonti, che sospettano l’Iran stia nascondendo volutamente, il numero esatto delle vittime. Se da una parte il Paese si ritrova a dover fronteggiare una crisi sanitaria inaspettata dall’altra deve necessariamente e in tempi brevi, trovare valide soluzioni per arginare un’altra grande pandemia: quella della crisi economica, che rischia di mettere in ginocchio l’intero Paese. Nel mezzo della pandemia, infatti, gli Stati Uniti hanno imposto ulteriori sanzioni rendendo praticamente impossibile qualunque forma di commercio.

«Le sanzioni statunitensi» – ha dichiarato il ministro degli Esteri Javad Zarif – «stanno prosciugando le risorse tanto necessarie all’Iran per combattere l’epidemia di coronavirus». A causa delle sanzioni, secondo il governo iraniano, sono bloccate le esportazioni di petrolio che sono fondamentali per finanziare l’acquisto delle merci necessarie al Paese. Vi sono, inoltre, restrizioni dei canali finanziari e allarmismi nel sistema bancario internazionale allo scopo di non cooperare con l’Iran. Molte delle attrezzature mediche e i farmaci necessari per combattere il virus, si trovano nei Paesi occidentali e da quanto dichiarato più volte dal governo è difficile per l’Iran procurarsi i medicinali di cui la popolazione necessita. L’Iran per questo sta chiedendo aiuti alla comunità internazionale al fine di accedere al Fmi il Fondo monetario internazionale. Lo scopo è quelo di sbloccare le forniture sanitarie ma avere fondi sufficenti per far fronte alla emergente situazione economica che sta colpendo le fasce piú deboli della popolazione. Per questo il presidente Hassan Rohani ha annunciato in diretta tv, che l’Iran uscirà dal lockdown in 3 fasi.

«Certamente non vogliamo altre vittime di Coronavirus. Allo stesso tempo non vogliamo far morire la gente di fame» sottolineando che molti iraniani da due mesi non ricevono lo stipendio. In una telefonata intercorsa nella serata del 20 aprile tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente Iraniano Hassan Rohani oltre all’emerenza Covid 19 sono arrivate richieste da parte dell’Iran affinché i Paesi europei, e in particolare l’Italia, agiscano contro le violazioni delle norme internazionali da parte degli Usa, accusando Washington di aver bloccato la richiesta di prestito di Teheran al Fondo monetario internazionale, presentata alla luce dell’emergenza coronavirus. La richiesta, se da un punto di vista umanitario può essere interpretata in maniera positiva e di necessario aiuto alla popolazione, qualche dubbio sulla reale motivazione della richiesta di fondi sorge a più persone. Seguendo un articolo del Washington Post dello scorso mese le motivazioni per le quali non bisognerebbe cedere alle richieste iraniane sono molteplici.

«Se le sanzioni americane fossero la causa, potrebbe essere ragionevole considerare la possibilità di revocarle. Ma la colpa è dell’incompetenza e dell’interesse personale del regime», scrive il Wall Street Journal invitando il presidente statunitense Donald Trump a «non cedere alle richieste» provenienti anche da Pechino. «Le sanzioni non hanno costretto il governo a minimizzare la minaccia del virus per aumentare l’affluenza alle elezioni parlamentari di febbraio», si legge – «hanno evitato che Mahan Air mantenesse almeno 55 voli dalla Cina verso l’Iran tra il 4 e il 23 febbraio». Né che i leader religiosi continuassero a invitare alle preghiere del venerdì nonostante i rischi per la salute, né che il regime imponesse i lockdown. In effetti con troppo ritardo sono state chiuse le moschee come come il santuario dell’ottavo Imam sciita Reza a Mashhad e di sua sorella Ma’sumeh a Qom. Inoltre abbiamo assistito ad immagini provenienti dal Paese che ci hanno mostrato gruppi di religiosi, intenti a sfondare le porte di accesso di alcune moschee, senza ovviamente tener conto delle catastrofiche conseguenze che questi gesti avrebbero comportato.

Il WSJ prosegue sostendendo che l’Iran non abbia sfruttato realmente i canali creati il mese scorso da Stati Uniti e Svizzera e ha perfino rifiutato l’aiuto di Medici senza frontiere, Ong definita una “forza straniera”. Parallelamente, non si sa che fine abbia fatto il miliardo di dollari stanziato l’anno scorso per l’acquisto di medicinali dall’estero: è sparito, ha detto Mahmoud Vaezi, capo di gabinetto del presidente Hassan Rouhani. «Teheran ha soldi per i medicinali se taglia la spesa per missili, lo sviluppo di armi nucleari e le iniziative militari fuori dai suoi confini. Deviare miliardi dal violento progetto imperialista dei mullah è il modo migliore per alleviare le sofferenze in Iran e nel Medio Oriente», conclude il Wall Street Journal. Qualcuno ha ipotizzato che la richiesta pervenuta a Conte non sia a fini umanitari ma potrebbe servire per l’utilizzo di armamenti bellici. Sebbene l’Iran ci abbia abituato spesso ad iniziative e decisioni lontane dalla logica, almeno quella occidentale, non possiamo certamente pensare che un Paese in ginocchio chieda l’accesso ai fondi monetari per poi bleffare sull’utilizzo.

Il prossimo anno nella Repubblica Islamica ci saranno le elezioni presidenziali e se l’Iran con le elezioni parlamentari dello scorso febbraio é tornata tra le mani dei “falchi” risollevare l’economia potrebbe essere una strategia da parte dei riformisti di riottenere qualche consenso totalmente perso negli ultimi mesi. In tutto questo attendiamo le decisioni del premier italiano che se da una parte potrebbe aiutare l’Iran cercando il modo di sbloccare il Fmi dall’altra non vorrá in alcun modo inimicarsi il potere statunitente: tanto generoso in questo ultimo periodo di emergenza coronavirus. Giuseppe Conte la sua scelta l’ha giá fatta, come quando non ha ceduto su pressioni proprio degli Usa all’Instex: il sistema che alcuni Paesi europei hanno messo in piedi per creare un meccanismo finanziario in grado di aggirare le sanzioni economiche decise da Trump e aiutare l’Iran. Chissá questa volta potremmo anche rimanere sorpresi dal governo del Belpaese che ultimamente ci ha mostrato quanto le decisioni possano venir prese di volta in volta e mai necessariamente scontate.

«In una congiuntura così difficile, la prosecuzione di queste pressioni disumane è un brutale crimine contro una grande nazione e contro tutti i principi umanitari e i regolamenti internazionali», ha detto Rohani. «L’Italia» – ha aggiunto il capo del governo della Repubblica islamica – «ha sempre svolto un ruolo importante nella nostra politica estera, e mi auguro che Roma inviti l’Ue a rispettare pienamente l’accordo sul nucleare» del 2015. Dal canto suo, riferisce sempre la presidenza iraniana, il premier Conte ha espresso solidarietà e condoglianze a Rohani per le vittime di Covid-19. «Capiamo bene i vostri problemi, perché sono problemi comuni. Accogliamo lo scambio di esperienze tra i nostri due Paesi nella lotta al coronavirus. Siamo pronti a cooperare con l’Iran sull’accordo sul nucleare e a rafforzare il meccanismo finanziario europeo e la partecipazione dei Paesi in questo ambito. Stiamo anche cercando di lavorare con i Paesi europei e gli Stati membri del G7 e del G20 per agire con efficacia», ha dichiarato il presidente del Consiglio, secondo il comunicato della presidenza, «Bisogna utilizzare ogni opportunità per risolvere i problemi e garantire la sicurezza nella regione».

 

Tiziana Ciavardini

Foto © Tiziana Ciavardini, Al Jazeera, Middle East Monitor, Wall Street Journal, Dw, Time magazine

 

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