Consiglio europeo, Conte: «Non sarà risolutivo». E sul Mes: «Attendere per capire se è senza condizionalità»

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Nell’informativa ai due rami del Parlamento il premier chiede all’Europa un indirizzo chiaro e risposte adeguate. Sul Recovery Fund l’Italia appoggia le proposte di Francia e Spagna

«Il prossimo Consiglio europeo non sarà risolutivo ma dovrà dare un indirizzo chiaro». Quello che ha parlato oggi al Senato è un Conte che non si fa illusioni sulla capacità decisionale del vertice dei leader Ue del prossimo 23 aprile. E che lascia spazio alla serrata trattativa in corso tra i capi di Stato e di Governo sugli interventi da mettere in campo contro lo “shock” economico causato dalla pandemia. Prende tempo il premier. Il suo migliore alleato in questo momento. E preferisce cautela. Cerca di placare gli animi della politica nostrana dopo i contrasti dentro la sua maggioranza e gli attacchi pressanti dell’opposizione. E lascia la porta aperta in Europa alle diverse proposte sul tavolo ma prediligendo la linea di più interventi coordinati, tutti diretti allo stesso scopo. Con un avvertimento: «La risposta complessiva europea non si è ancora configurata di livello adeguato. Non accetterò un compromesso al ribasso. Non siamo di fronte a un negoziato a somma zero. Qui o vinceremo tutti o perderemo tutti».

Il premier Giuseppe Conte parla alla Camera dei Deputati

🔴Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla alla camera dei Deputati per illustrare le recenti iniziative del governo per fronteggiare l'emergenza da Covid-19#coronavirus #covid19 #governo #Giuseppe #Conte #fase2 Giuseppe Conte Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri Camera dei deputati Coronavirus Coronavirus Covid-19 Io non mollo

Geplaatst door Eurocomunicazione op Dinsdag 21 april 2020

Dopo aver annunciato la richiesta di uno scostamento al bilancio nazionale pari a circa 50 miliardi di euro, il doppio del precedente intervento da 25, Conte tira dritto sul Recovery Fund a cui anche il Parlamento di Strasburgo ha dato pochi giorni fa il via libera (seppure con una risoluzione non vincolante). Per il presidente del Consiglio va bene un Fondo per la Ripresa ma «conforme ai trattati, perché non c’è tempo per modificarli, e gestito a livello europeo senza carattere bilaterale, e ben più consistente degli strumenti attuali, mirato a far fronte a tutte le conseguenze economiche e sociali». Le risorse però dovranno essere «immediatamente disponibili e se dovranno ricadere nel quadro finanziario pluriennale dovranno essere messe a disposizione subito attraverso garanzie che ne anticipino l’applicazione». Conte sa, infatti, che far rientrare un Fondo del genere nel bilancio pluriennale dell’Ue significa non avere fondi disponibili prima di un anno, se non di più. Un’assurdità in un quadro economico generale così compromesso. E si è detto disponibile ad appoggiare «la proposta francese avendo chiesto di integrarla in modo da rispondere più puntualmente ai requisiti che l’Italia considera imprescindibili. E anche quella spagnola per la sua conformità alle nostre finalità anche se con qualche suggerimento di variazione».

Quanto al Mes, il premier frena su qualunque pregiudiziale ma nemmeno accetta l’ipotesi di far ricorso alla cieca al Pandemic Crisis Support, la linea di credito che il Meccanismo europeo di stabilità metterebbe a disposizione per le spese “dirette e indirette della sanità, cura e prevenzione senza condizionalità“. In questa direzione assicurazioni sono arrivate anche da Klaus Regling, direttore generale del Mes. Ma Conte non si sbilancia e tranquillizza gli oppositori interni: «Per capire se la nuova linea di credito sarà effettivamente “senza condizionalità” bisogna attendere l’elaborazione dei documenti predisposti per erogarla. Solo allora potremo discutere se il relativo regolamento può essere o meno opportuno agli interessi nazionali». Mette però in guardia: «Rifiutare il prestito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia e che hanno manifestato interesse ad utilizzare queste linea di credito senza condizioni come la Spagna».

 

Annamaria Graziano

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