Ai tempi del Covid-19 un antidoto contro la paura e lo sgomento: l’arte

0
938

L’«Universo Pantano», colore, luce e fede. Forte e tenace come i tratti marcati delle sue opere

All’epoca della pandemia globale che attanaglia e tormenta l’umanità, rinvigorisce e riemerge la ricerca del senso, della luce in fondo al tunnel, della via d’uscita e della fine di un incubo, così come in un’era di costrizione, limitazione, privazione, coercizione della socialità e della naturale propensione all’interazione, l’arte diviene strumento privilegiato di questa ricerca, sprigionando tutto il suo potere palliativo, terapeutico, gnoseologico ed esistenziale nella sua attitudine a toccare in profondità le corde dell’anima e penetrare nell’abisso dell’inconscio. Se c’è una dimensione nella quale rifuggire, disperdersi e poi ritrovarsi, quella è la dimensione dell’Arte, della luce, del colore, della luccicanza. E quella dimensione ha un nome: «Universo Pantano». Esplosione di colori e tumulto dell’anima: questa la prima e più immediata, chimica ed epidermica reazione sensoriale che riaffiora in superficie, suscitando brivido e passione, nell’osservare la moltitudine iperdinamica, polisemantica e policromatica di opere e produzioni artistiche di Carla Pantano. Donna forte e tenace, attivissimo punto di riferimento della vita culturale romana ma con un’impronta molto forte anche in Sri Lanka, la meravigliosa isola asiatica da cui, tra l’altro, trae il suo nome la felicissima parola «serendipità».

Forte e tenace come i tratti marcati delle sue opere, esse stesse spesso diramazione terminale di una repentina e impetuosa, quanto veemente e a tratti truculenta e animosa rappresentazione dell’Es, in un vortice di passione a tratti intriso di misticismo che però conserva sempre integro e immutevole un valore: la propensione al bene, al meglio, la rassicurante esortazione alla perpetua fiducia nell’universo e in Dio, in ciò che è noto e ciò che è ignoto. Non è semplice rappresentare in modo lineare o con elementari espressioni la produzione artistica di Carla Pantano. Un’artista autentica, vera interprete del nostro tempo, in tutte le contraddizioni della Storia e del divenire, in tutte le pulsioni eguali e contrarie che si tengono insieme in un equilibrio durevole per rimanere impresse nel tempo e immortalate nella fugacità di un inafferrabile momento. E chi è l’artista, se non colui che sa, può, deve afferrarlo, quel momento? E lo fa con autorevolezza, competenza, quasi che ad esso sia consentito fermarlo, quel tempo, e imprimere quell’istante su un supporto di volta in volta mutevole, su un elemento privo di significato, cui esso conferisce immediatamente dignità: sia esso un pannello di plastica, un telo di cotone, una lastra di legno che immediatamente trasla dal piano della mera utilità quotidiana, o del rifiuto da smaltire, a quello del «significante», veicolo di significato e Senso. E Carla è un’artista.

Tutto questo è l’Universo Pantano: non semplice abilità, ma vero e proprio dono, non semplice manualità, ma pura creatività, non fisica ma metafisica, in una dimensione in cui l’arte è medium e l’artista è prediletto dal Cosmo per farsi portavoce dell’ignoto. Ammirare un’opera di Carla Pantano è, prima di tutto, opportunità. Poi fortuna. Poi diviene responsabilità, perchè l’emozione generata dalla contemplazione del vortice di colori e luci presuppone incanto e consapevolezza, e da questa consapevolezza, maggior slancio fidesitico e propensione all’elevazione, in una esperienza quasi dantesca che spinge l’essere umano a nutrire l’intelletto di arte e bellezza per migliorarsi e avvicinarsi a Dio in una tensione costante verso l’alto. La cromoterapia di Carla è quel contrasto armonico tra tinte e gradazioni, tra nuances e sfumature combinate tra loro in un gioco danzante in cui lo scintillio delle tinte brillanti su uno sfondo corposo attiva i sensori della memoria o del recondito, sino a sentire la freschezza del vento tra i capelli, l’aria sul volto, la purezza dell’ossigeno, e l’odore dell’erba o il rumore delle onde in eterno movimento, in un miracoloso e quasi alchemico circuito virtuoso che coinvolge anima e sensi in modo quasi ipnotico e comunque estatico.
Una produzione allo stesso tempo propensa al bello e all’eleganza, alla valorizzazione di tessuti che poi divengono straordinarie creazioni stilistiche, che l’artista sapientemente e amorevolmente concepisce, disegna e confeziona realizzando elegantissimi, luminescenti, luccicanti e colorati abiti da donna.
Un talento a tutto tondo, una proiezione positiva e benevola ma allo stesso tempo maieutica e irruenta di una personalità consapevole e saggia quanto creativa e dinamica, capace di illuminare, coinvolgere, travolgere senza stravolgere ciò che orbita intorno a lei, stella di un universo di luci e colori: l’Universo Pantano.

 

Francesca Agostino

Articolo precedenteL’Australia costringerà Facebook e Google a pagare i media
Articolo successivoTelefonata tra Giuseppe Conte e Hassan Rohani: l’Iran in cerca di aiuto
Francesca Agostino
San Giorgio Morgeto, Reggio Calabria. Vive a Roma dal 2006. Critica d'arte e letteraria. Plurilaureata (Scienze Politiche e Giurisprudenza), dal 2012, a seguito di tirocinio formativo presso Servizio Studi "Bilancio dello Stato" della Camera dei deputati, lavora come consulente parlamentare presso un ufficio legislativo. Dal 2013 promuove annualmente la kermesse “San Giorgio, Una rosa un libro”, evento fieristico editoriale e letterario nell'area metropolitana di Reggio Calabria, con il Patrocinio della CNI UNESCO in adesione a Giornata Mondiale del libro. E’ autrice della ricerca comparata che ha portato alla “scoperta” del Vicolo più stretto d’Italia, a San Giorgio Morgeto, da lei stessa ribattezzato, sulla base di leggende e racconti locali, “Il Passetto del Re” e divenuto attrazione turistica di centinaia di visitatori. Il suo impegno per la valorizzazione della tradizione popolare le è valsa la Benemerenza civica conferitale nel 2014. Dal 2015 è componente del Comitato Giovani della CNI UNESCO per la Regione Calabria. Collabora con l’editoriale mensile “Il Corriere della Piana”. E’ autrice di un libro-racconto, pubblicato nel 2014 dalla casa editrice “Città del Sole edizioni”, intitolato “Volo Solo. Lo straordinario racconto di un aviatore militare italiano durante la Seconda Guerra Mondiale”. Cura periodicamente mostre artistiche riservate ad autori emergenti. E’ promotrice ed ideatrice della filiera intercomunale per la promozione del “Sentiero del Brigante”, in Calabria, quale itinerario culturale europeo presso il Consiglio d’Europa. Ha ideato, per le politiche di sviluppo turistico in Calabria, la proposta progettuale per il riconoscimento del "Tramonto sullo Stromboli" come "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui