“Differenza di sesso e genere nelle malattie del cervello e della mente nell’era post Covid-19”

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Molto diffusa in Italia fra i problemi mentali, tra cui schizofrenia e depressione

Il Webinar “differenza di sesso e genere nelle malattie del cervello e della mente nell’era post Covid-19”, organizzato da Mondosanità in collaborazione con Women’s Brain Project, Eurocomunicazione e Officina Motore Sanità e grazie al contributo incondizionato di Lundbeck. La differenza di genere è, nel nostro Paese, una realtà diffusa per questa problematica. Mentre alcuni schemi sono costanti, per esempio la superiorità femminile nelle abilità verbali e la superiorità maschile in quelle matematiche, è difficile determinare il grado di influenza degli stereotipi sulle percezioni individuali di eventi e oggetti e sui relativi comportamenti, e anche di distinguere se e in quale misura sotto allo sviluppo di differenze comportamentali o cognitive tra i sessi vi siano comportamenti innati o appresi. La scienza contribuisce spesso ad alimentare il gap sia per ciò che concerne il riconoscimento retributivo e di carriera, sia per quanto riguarda l’attenzione nei confronti delle patologie femminili che, seppur spesso diverse anche per quelle che colpiscono entrambi i sessi, non vengono considerate per la diversità intrinseca col risultato di sottostimare e sotto trattare malattie di larga diffusione nonché malattie considerate rare.

I trial clinici dedicati alle malattie di genere sono pochi, ma quelli inseriti nel percorso della medicina di precisione che, tra l’altro, ha come presupposto prioritario proprio la customizzazione dell’approccio terapeutico e diagnostico, sono ancora meno. Non fanno eccezione le malattie mentali che oltre a sottovalutare la differenza sessuale, soprattutto per ciò che riguarda la depressione, non considerano l’impatto sociale dell’inserimento difficoltoso nel quotidiano a partire dal carico familiare e dallo stigma nell’ambiente lavorativo. Il progetto WBP ha lo scopo di valutare le problematiche della differenza di genere nelle malattie mentali al fine di analizzare punti di criticità e di forza tesi al miglioramento della situazione in essere.

Amelia Filippelli, professore ordinario del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, dell’Università degli Studi di Salerno ha dichiarato: «La ricerca clinica negli ultimi anni ha messo in luce le differenze di genere che esistono non solo nella diversa incidenza delle malattie ma anche nei sintomi, nell’accesso alle cure e soprattutto nella risposta ai farmaci. Tale gender-gap non risparmia le patologie neuropsichiatriche. La malattia di Parkinson, ad esempio, colpisce più frequentemente i maschi ma le donne presentano più effetti indesiderati da uso cronico di levodopa, farmaco che resta di prima linea. Nostre recenti ricerche dimostrano che le donne hanno un diverso metabolismo della levodopa che determina un accumulo del farmaco in circolo, aumentando le probabilità di sviluppare eventi avversi gravi come le discinesie motorie. Similmente, nella schizofrenia, studi di Real World Evidence, ai quali abbiamo partecipato, suggeriscono l’esistenza di disparità di genere a sfavore delle donne nella continuità terapeutica e assistenziale. La nostra ricerca ha dimostrato che la popolazione femminile risponde meno agli interventi psicosociali con aumento del rischio di ospedalizzazione in strutture a lunga degenza»

In Italia la differenza di sesso e genere nelle malattie mentali, tra cui schizofrenia e depressione, è molto diffusa, sottostimandole al punto da effettuare pochi trial clinici in medicina di precisione. Il progetto Women’s Brain Project (WBA) combatte la differenza di genere nelle malattie mentali, analizzando criticità per migliorare la situazione. Antonella Santuccione Chadha, medico patologo e neuroscienziato, cofondatrice e CEO di WBP ha spiegato: «La pandemia in atto in tutto il mondo sta mostrando come le donne che si infettino col virus Covid-19 subiscono minori complicanze e hanno rischi di mortalità inferiore rispetto agli uomini. Questa osservazione è di particolare importanza per il Progetto Womens Brain Project dato che studia l’impatto che il fattore sesso e genere ha sulle malattie, con particolare attenzione a quelle cerebrali e mentali. Con la parola sesso ci riferiamo al nostro DNA e con la parola genere ci riferiamo al modo in cui la società ci cataloga e ci fa assumere il ruolo di donna o uomo al suo interno con tutte le sfumature che questo comporta. Il nostro lavoro scientifico ha evidenziato come le differenze di sesso e genere esistano in termini di prevalenza e incidenza, nei sintomi riportati dal paziente, nel modo in cui viene diagnosticata la malattia, nel modo in cui la malattia progredisce nel tempo e in cui viene trattata. Ad esempio, se consideriamo l’Alzheimer, l’emicrania, la depressione, la sclerosi multipla e alcuni tumori cerebrali, la maggior parte dei pazienti sono donne. Al contrario, Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica e ictus sono maggiormente predominanti negli uomini».

Uomini e donne si ammalano allo stesso modo di Covid-19 ma le morti sono superiori nei numeri tra gli uomini. Gli uomini vengono attaccati maggiormente dal Coronavirus a causa del testosterone che attiva un enzima responsabile dell’attacco delle cellule da parte del Covid-19, a livello polmonare e neurologico, queste patologie devono essere inquadrate anche in termini endocrinologici. Il sistema immunitario e gli ormoni controllano il cervello e le sue attività, corpo e sesso hanno un effetto molto importante, sappiamo che le donne hanno il sistema immunitario più forte e quindi soffrono molto più nelle malattie autoimmuni. Proprio per questo motivo potrebbe essere che un farmaco sia efficace nell’uomo più che in una donna o viceversa.

Maschi e femmine devono fare prevenzione a tutti i livelli e a tutte le età, in modo da intervenire tempestivamente. Analizzando le caratteristiche dei pazienti è possibile raggiungere una medicina di precisione specifica per ogni singolo paziente e allo stesso tempo impatti sui costi rendendo una medicina maggiormente sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale. La Real World Evidence diventa fondamentale, quando non si hanno risposte scientifiche certe, perché raccogliere dati reali e utili offre spunti per capire cosa abbia fatto la differenza nell’attacco del virus nell’essere umano, ad esempio, c’è in atto uno Studio in Campania, per capire come mai chi soffra di patologie autoimmuni non si ammali di Covid-19. Investire prima in un farmaco analizzandone l’impatto sui generi maschile e femminile, potrebbe avere costi magari maggiori ma sicuramente avere un impatto maggiore a lungo termine con costi maggiormente sostenibili al fine di evitare ritiri dal mercato del farmaco stesso per l’incidenza di effetti collaterali nei maschi diversamente dalle femmine.

Nelle malattie mentali e psichiatriche non ci sono terapie definitive né medicina personalizzata e solo la medicina di precisione può garantire investimenti sostenibili per il Servizio Sanitario. L’FDA a livello mondiale ha sviluppato corsi online per spiegare le differenze di genere e sesso per la prescrizione e lo sviluppo di una medicina migliore. Siamo un Paese a forte discriminazione di genere, isolamento, stress e carico familiare hanno pesato molto più sulle donne aumentando i costi indiretti che sono il 50-60% dei costi di una malattia. Le prestazioni per la depressione sono in forte crescita, con un impatto molto forte dal punto di vista assistenziale. Dati INPS, i disturbi della mente sono la seconda causa di prestazione assistenziali. Nella malattia Alzheimer, ad esempio, 2/3 dei pazienti sono donne, considerando la longevità femminile, ma i sintomi, la progressione della malattia sono fattori legati al sesso e alla biologia e sono da considerarsi fondamentali per decidere la medicina di precisione da utilizzare. Da qui in futuro si spera che si possa, grazie alla ricerca, trovare il biomarcatore grazie al quale, con un approccio mirato, si possa curare con precisione ogni singolo paziente. È fondamentale spiegare con grande consapevolezza cosa siano le malattie mentali a cominciare dalla depressione, e spiegare come lo stigma inizi già all’interno delle mura di casa e che va considerata come una malattia vera e propria.

 

Ginevra Larosa

Foto © Upside Nigeria, Twitter, Slideshare, Thought catalog, Csoft, Bioworld med tech
Video © Eurocomunicazione

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