Crollano i controlli tumorali per l’emergenza Covid

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È ciò che emerge dal Cracking Cancer Forum. Nemmeno nel periodo post lockdown gli italiani hanno ripreso a fare screening

Si sta svolgendo in queste ore (12 e 13 novembre) il Cracking Cancer Forum per la prima volta in edizione digitale. Quest’anno il messaggio che si vuole lanciare è forte e chiaro: “Curare tutti, tutti insieme”. È un evento che vuole contribuire a riscrivere il paradigma della lotta contro il cancro. Tante menti insieme per creare una sinergia, ciascuno nel proprio ambito, volte al benessere delle persone in modo che vivano la loro vita in maniera dignitosa e con speranza durante la malattia. E avere una vita normale dopo di essa.

La partecipazione

Al forum partecipano il sistema delle Reti Emato Oncologiche, quello delle imprese healthcare e delle tecnologie. Ma anche il sistema della ricerca, della culturadella comunicazione, dell’economia, del lavoro e delle professioni, delle rappresentanze dei malati e dei cittadini sani. Due giorni pieni di un confronto che prenderà anche spunto dalle esperienze durante la pandemia. Per migliorare il sistema e renderlo più adeguato e rispondente ai bisogni di oggi e di domani.

Allarme per i tumori

Non è realtà che l’oncologia sia stata preservata dall’emergenza Covid e, anzi, con i numeri attuali la prossima pandemia sarà il cancro. È l’allarme emerso dalla prima sessione di lavoro del Cracking Cancer Forum 2020. «Non è vero che stiamo garantendo i percorsi oncologici», ha denunciato Oscar Bertetto, direttore del Dipartimento Rete Oncologica Piemonte-Valle d’Aosta, nel corso del dibattito “L’oncologia durante e dopo il Covid”. «C’è una estrema carenza di servizi diagnostici, in molte strutture non possiamo inviare pazienti perché non sono state separate dalle aree Covid. Abbiamo bisogno di avere spazi Covid free al di fuori degli ospedali», ha aggiunto.

Dati sugli esami diagnostici

L’emergenza Coronavirus infatti ha causato in Italia una forte riduzione degli esami di screening tumorali. Si registra un ritardo di 1.428.949 test nei primi 5 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche dopo il blocco derivante dal lockdown, a maggio, i controlli non sono ripresi in tutte le regioni. E comunque nella maggior parte di queste il numero è stato inferiore al 10% di quelli condotti l’anno precedente. Il tema delle conseguenze del Covid sulla cura dei tumori sarà uno di quelli al centro del forum.

Sondaggio tra le Regioni

Secondo il rapporto elaborato dall’Osservatorio nazionale screening (Ons), il minor numero di esami ha portato a stime di lesioni tumorali non individuate pari a 2.099 carcinomi mammari. E a 1.676 lesioni della cervice CIN2+, 611 carcinomi colorettale e quasi 4.000 adenomi avanzati del colon retto. 20 Regioni o province autonome su 21 (manca solo la Basilicata) hanno risposto al sondaggio. Complessivamente gli esami di screening sono ripartiti nel maggio 2020 in 13 Regioni per lo screening mammografico e cervicale e in 11 per lo screening colorettale. E tutte con volumi di attività nettamente inferiori a quelli dell’anno precedente.

Solo 5 Regioni (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Veneto e Valle D’Aosta) nel mese di maggio hanno eseguito almeno un numero pari al 20% degli esami eseguiti nello stesso mese del 2019. In particolare, per lo screening mammografico il ritardo accumulato nei primi 5 mesi è stato di 472.389 esami. Con 2.099 casi diagnosticati in meno. Per lo screening del colon 585.287, con 3.953 casi non diagnosticati. In particolare per la Toscana il ritardo su quelli mammografici è stato di 35.398 unità con 187 mancate diagnosi. Per i test colorettali il dato è di 64.121 unità, con 329 casi non individuati.

Le dichiarazioni

Molto duro l’intervento di Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Padova e coordinatore della Rete oncologica del Veneto. «I tumori purtroppo sopravviveranno al Covid e nonostante decreti e documenti non è vero che l’oncologia viene preservata perché si appoggia a radiologia, endoscopia e altri servizi che sono pesantemente influenzati».
Estende però la sua denuncia a tutta l’organizzazione sanitaria: «Si parla di modello Italia per il Covid, ma il nostro Paese ha la stessa mortalità del Messico. Quattro volte quella della Germania, il doppio di Francia e Inghilterra. Bisogna spiegare il perché. Io sono d’accordo sulla deospedalizzazione ma ora abbiamo un numero di posti letto per abitante inferiore del 60% rispetto a quello della Germania e la metà di quello della Francia. Per anni il sistema sanitario è stato scheletrizzato, al di là dei colori politici dei governi».

Dalla pandemia, però, per la lotta ai tumori possono arrivare anche alcuni insegnamenti. «La sospensione degli screening per 2-3 mesi» – ha sottolineato Gianni Amunni, direttore generale dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispro) – «ha dato un fermo a una delle azioni più forti contro il tumore, cioè l’anticipazione diagnostica e c’è stata una riduzione più in generale delle attività. Abbiamo avuto un danno per la salute che non deve ripetersi e che produrrà esiti che vedremo nei prossimi mesi e anni. La spinta emergenziale ci ha insegnato ad arrangiarsi anche sul piano organizzativo. Ci sono state esperienze di delocalizzazione di alcune funzioni e credo che queste esperienze emergenziali siano una grande occasione per tornare alla normalità. Con un profondo cambiamento del paradigma dell’assistenza oncologica».

«Bisogna spostare alcune attività a livello territoriale ed estendere il percorso su più setting assistenziali. Le risorse ci saranno, il rischio è che ancora una volta non le sappiamo spendere. Ma serve una completa revisione del finanziamento dell’oncologia: è impensabile che la patologia che è la seconda causa di morte in Italia possa avere un finanziamento così limitato», ha concluso.

Porre nuove priorità

Per Sandro Pignata, responsabile scientifico della Rete Oncologica Campana: «è il momento di tenere fuori la sanità dalla politica. I governi hanno ignorato il sistema pubblico. In alcune regioni è stato sviluppato un sistema misto con lo sporco al pubblico e il pulito al privato, altre regioni sono state sottoposte a decenni di commissariamento e piani di rientro che hanno scheletrizzato il sistema. Da noi c’è stato il blocco del turn over di medici e infermieri per 10 anni e allora come può il sistema reagire all’emergenza? Faccio un appello apolitico: bisogna investire perché siamo bloccati, non si fanno le battaglie senza investimenti».

In questa situazione, «con questi numeri la prossima pandemia sarà il cancro», è stata la provocazione di Attilio Bianchi, direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, che ha ricordato i numeri di una vera e propria emergenza quotidiana: «Ogni anno i tumori fanno da 13 a 15 milioni di vittime, se fosse una guerra sarebbe ogni giorno sui giornali e invece in qualche modo quasi non fa massa».

 

Ginevra Larosa

Foto © Infermierinews, Cracking Cancer, Easy-net, Ispreview Uk, Sanità Veneto, Facebook

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