Woody Allen confeziona una deliziosa commedia sulle frustrazioni e angosce coniugali

0
968
Allen

Rifkin’s Festival, produzione italo-spagnola, nelle nostre sale dal 6 maggio 2021 grazie a Vision Distribution

Woody Allen nel suo ultimo film omaggia i registi europei, consacrandoli al ruolo di artisti.

I personaggi

AllenMort, protagonista avatar di Allen – insieme a riflessioni sull’arte, la mortalità e l’amore – sogna re-interpretazioni vividamente letterali dei film classici che ama.

La serie di sequenze oniriche incornicia classici canonici come Truffaut, Godard, Fellini e Buñuel.

Gustosa variazione: i ruoli chiave sono interpretati dallo stesso Mort/Allen (Wallace Shawn), dalla fedifraga moglie Sue (Gina Gershon), da Philippe e Jo. Questi ultimi sono l’amante regista di nuova generazione (Louis Garrel) e la bella dottoressa che lo risveglia dal torpore di un matrimonio ormai logoro. Jo è interpretata da Elena Anaya, volto di The Skin I Live In di Almodóvar. Allen

Completa il cast il vincitore di due premi Oscar e qui volutamente non magnetico Christoph Waltz, nei panni della morte, imminente o differita che sia, vero incubo che raggela le notti di Mort/Allen.

Il set

Il set è affascinante, sofisticato e a tratti nostalgico. San Sebastián, Spagna, la location perfetta.

AllenSiamo seduti al Cinema Anteo di Milano a vedere la prima preview dopo tanto tempo, e l’ambientazione è un festival cinematografico. Quel festival che Woody Allen ha inaugurato – davvero – con la pellicola, intitolata al personaggio maschile Mort Rifkin, che impersona un accademico di studi cinematografici, romanziere frustrato.

Il mood

Rispettati tutti i cliché di Allen, dalla presenza discreta dello psicologo di lui, all’ipocondria, al richiamo alle onnipresenti radici culturali e religiose.

Tante le battute che fanno allargare il sorriso, numerosi i riferimenti a New York, culla di tutte le storie di Allen, dalla quale il regista statunitense si è allontanato solo poche volte. Che sia l’ultimo del suo ciclo turistico dopo Vicky Cristina Barcelona, ​​To Rome With Love e Midnight in Paris?

Moviestruckers

Se così fosse, il pubblico potrebbe lagnarsi, anche perché la straordinaria presenza di Vittorio Storaro come direttore della fotografia rende un grande omaggio alla bella Europa, meta d’eccellenza di quella fascia di pubblico che adora dormire nei grandi alberghi visti nei film e immergersi nelle stesse atmosfere.

Perché un altro film in Spagna?

Il regista taglia corto. «Spero che il film vi piaccia tanto quanto a noi è piaciuto vivere e girare a San Sebastián», esordisce.

CiakClubHa scelto di ambientare il Rifkin’s Festival a San Sebastián perché «le persone che finanziano il mio film volevano che facessi un film in Spagna», risponde asciutto. Le persone sono The Mediapro Studio, Gravier Productions e Wildside, major disposte a supportare il lavoro di Allen dopo le non più recenti inchieste per stupro.

Fondamentale per il successo il cameo del regista dell’evento spagnolo José Luis Rebordinos. «Woody Allen è un grande regista, uno dei più importanti nella storia del cinema», afferma. «Non spetta a me commentare nulla che abbia a che fare con la sua vita privata. Non sono un poliziotto né un giudice». Sa solo che Woody Allen non è stato incriminato né condannato. Poi conclude «se né la polizia né il sistema giudiziario hanno trovato ragioni per farlo, non sarò io a farlo. Ho un enorme rispetto per il suo lavoro».

Qualcuno si chiede perché la pellicola sia in arrivo in Italia, e non oltreoceano

La risposta arriva forse con una frase del film, che sembra cadere dal cielo.

Woody Allen fa dire al suo personaggio femminile che non si può giudicare un artista con parametri borghesi: un riferimento alle sue vicende giudiziarie?

Infatti, è da poco online Allen v (v ha il significato di contro, ndr) Farrow, un documentario in quattro parti di Kirby Dick e Amy Ziering, produzione Hbo.

Il docufilm – ultimo di una serie di denunce di abusi sessuali da parte di uomini potenti contro le donne nell’era del #MeToo – si concentra sull’accusa di Dylan Farrow.

AllenSecondo cui il padre adottivo Woody Allen l’ha sessualmente abusata. Allen v Farrow si basa su filmati domestici, prove della polizia, documenti raccolti dal tribunale e nastri audio inediti per esplorare l’accusa di abuso sessuale del 1992. A cui seguì la storia d’amore e il matrimonio con un’altra figlia adottiva, Soon-Yi Previn. Allen rigetta le accuse, ma è ancora tutto da comprendere.

Il film intanto dà alcune certezze, tra cui una fondamentale. Woody Allen resta per il pubblico quello di sempre: il regista capace di riempire un cinema e far ridere e sorridere – anche – una platea di giornalisti.

 

Chiara Francesca Caraffa

Foto e Immagini © ll Quotidiano del Sud, CineManianews, Stranger than Cinema, Tripictures, Moviestruckers, CiakClub, Stanze di Cinema, The Sun

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui