In una Fiera quelle che erano nate come transazioni per dare un figlio alle coppie sterili, oggi prevedono una gestazione per conto terzi retribuita e fuorilegge
La pubblicità è l’anima del commercio. Vendere e guadagnare è lo spirito di ogni economia liberale, se poi sono armi invece di pomodori, vestiti invece di case, questo non ha alcuna importanza: il commercio è questo da sempre. D’accordo, ma diventa più difficile accertarlo quando in vendita non ci sono oggetti, ma bambini e per di più ancora non nati.
“Désir d’enfant”, “Desiderio di bambino”
No, non è un film dell’orrore; parliamo della Fiera della cosiddetta maternità surrogata a Parigi, giunta alla seconda edizione lo scorso 4 e 5 settembre, dal nome dolcemente evocativo “Desiderio di bambino” che fa pensare ad una réclame dove si propongono tutine, carrozzine, dondoli e culle. Nulla di tutto questo, però.
In realtà è un incontro tra la classica domanda e offerta tramite selezioni mirate alla qualità di sperma maschile e la salute delle giovani madri surrogate che offrono il proprio utero all’intermediazione di rappresentanti di aziende specializzate in queste transazioni per dare un bambino alle coppie sterili.
Come tu mi vuoi
Due giorni non solo di mercato, perché è tale, ma anche di conferenze, ben otto, che hanno illustrato la positività di queste iniziative e per esaltare la pratica di gestazione per conto terzi, attraverso “donazione”, quasi sempre però una vendita o un acquisto di ovociti, associate a preferenze, come la selezione del sesso del futuro bambino, il possibile quoziente intellettivo (Qi) e altre caratteristiche, insomma un programma degno della famigerata eugenetica.
Tutto, però, questo è avvenuto tra le proteste anche di diverse organizzazioni, spesso distanti ideologicamente tra loro, ma unite contro questa tratta. Così troviamo dalla stessa parte della barricata, gruppi pro life insieme ad associazioni femministe e lesbiche che vedono in questo mercimonio una offesa alla dignità della donna nella sua integrità.
Chi c’è in campo
Una battaglia purtroppo impari, con una grossa campagna mass mediatica in appoggio della cosiddetta maternità surrogata e che ha visto in prima linea schierata a suo favore anche la televisione pubblica, atteggiamento che è stata denunciato alle autorità da numerose associazioni già dallo scorso sin dalla scorsa estate.
Per fare solo un esempio di cosa stiamo parlando, gli ovociti di una ragazza, studentessa di Harvard, sono stati acquistati per 50.000 dollari, mentre solo 6.000 dollari per quelli di una donna che non “accontentava” i canoni di fascia alta, specie per i clienti internazionali.
Cosa intendiamo per mercimonio
Come ogni vendita che si rispetti i costi dei bimbi sono garantiti dalle varie società commerciali, così abbiamo 59.000 euro per la selezione del sesso, ancora 59.000 euro per una garanzia da Vip e 90.000 euro per un bimbo in salute.
Se queste cifre possono farci inorridire – si sta parlando sempre di futuri bambini – negli Usa si arriva addirittura a spendere per una offerta del genere anche 170 mila dollari.
Si trasformano così, solo per soldi, donne in età di riproduzione, in madri in affitto, come (chiediamo scusa per l’accostamento, ndr) un animale da riproduzione, e portare avanti per nove mesi il loro bambino naturale, con tutto quello che questo comporta per la loro salute fisica e anche affettiva. Ma, per accordi precedenti dietro compenso, una volta venuto al Mondo il neonato deve essere dato, come per un qualsiasi oggetto, a chi lo ha comprato.
Diritto di censo
Si rinnova, è triste dirlo, il concetto che chi ha soldi si può comprare tutto anche il frutto di una donna, spesso in gravi difficoltà, e tutto per avere un figlio che altrimenti non potrebbero avere naturalmente.
Ciò che lascia sbigottiti è che in Francia dal 1991, come ogni Paese civile, la maternità surrogata è un reato come sancito dal Governo e dal Parlamento dopo la delibera della Corte di Cassazione che stabiliva l’indisponibilità assoluta del corpo umano, seguito, pochi anni dopo, dalla Legge sulla Bioetica del 1994 che ha stabilito tra l’altro: “Qualsiasi accordo riguardante la procreazione o la gestazione per conto terzi è nullo”.
Vulnus istituzionale assai grave
Davanti ad una legge chiara ed alle dichiarazioni istituzionali sulla sua inammissibilità, citiamo per tutte anche la prestigiosa Juristes pour l’enfance, che ha presentato una denuncia nei giorni passati, con acclusi svariati rapporti a sostegno del loro esposto contro una iniziativa che incoraggia pratiche illegali in Francia.
Ciononostante, il Governo Macron non ha fatto assolutamente nulla. Anzi, davanti a molteplici prese di posizioni, interrogazioni, petizioni con numerose firme, per vietare questa manifestazione. La risposta del Governo è stato solo il classico silenzio assordante.
Antonello Cannarozzo
Foto © L’express, M’ton couple, La Croix, Marianne, Facebook













