Due grandi italiani: Bocconi e Treccani che hanno creduto nel futuro

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Bocconi

Partiti dal nulla sono riusciti a creare due istituzioni che, ancora oggi, in Italia hanno un valore inestimabile

Al fa­mo­so slo­gan del se­co­lo scor­so, “Ita­lia, ter­ra di san­ti, na­vi­ga­to­ri e poe­ti”, po­tre­mo aggiungere an­che di fi­lan­tro­pi. Cioè, per­so­ne che han­no cre­du­to nel pros­si­mo rea­liz­zan­do, spes­so ar­ma­ti solo del­la loro in­tel­li­gen­za, veri mo­nu­men­ti alla so­li­da­rie­tà non solo economica, ma spesso dimenticata cul­tu­ra­le e al­l’ef­fi­cien­za di cui an­co­ra oggi ne usufruiamo. Parliamo di Fer­di­nan­do Boc­co­ni e Gio­van­ni Trec­ca­ni.

Perspicacia

In un pe­rio­do di cri­si eco­no­mi­ca post Covid e di pau­ra nel fu­tu­ro, for­se è bene ri­cor­da­re que­ste due fi­gu­re che per la loro ca­pa­ci­tà e il loro co­rag­gio han­no vi­sto con lungimiranza una soluzione per af­fron­ta­re le sfi­de del fu­tu­ro.

Due uo­mi­ni, come ve­dre­mo, che han­no crea­to dei gran­di mo­nu­men­ti alla cul­tu­ra pur essendo per­so­ne nate da famiglie as­sai umi­li.

Po­chi san­no, for­se, che la no­stra più im­por­tan­te e ce­le­bra­ta uni­ver­si­tà pri­va­ta, la Bocconi di Mi­la­no, fu fon­da­ta da Fer­di­nan­do Bocconi che non era cer­ta­men­te un cat­te­dra­ti­co o uomo di cul­tu­ra. Anzi, ave­va co­min­cia­to a co­no­sce­re la vita per le stra­de di Lodi come venditore am­bu­lan­te di abi­ti usa­ti in­sie­me al pa­dre.

Ma il ra­gaz­zo era in­tel­li­gen­te e, ben pre­sto, riu­scì ad apri­re con i fra­tel­li un pri­mo ne­go­zio di stof­fe. Suc­ces­si­va­men­te ne inau­gu­rò al­tri crean­do, così, il pri­mo em­po­rio ita­lia­no per gli abi­ti su mi­su­ra. Ma non si fermò e arrivò alla crea­zio­ne dei Gran­di Ma­gaz­zi­ni che alla fine del­la pri­ma guer­ra mon­dia­le ver­ran­no rinominati da Gabriele D’An­nun­zio, la Ri­na­scen­te. Nome celebre anche ai giorni nostri.

Ma il suc­ces­so im­pren­di­to­ria­le e la fama non erano tutto

Fer­di­nan­do Bocconi subì un gra­ve lut­to: ­la mor­te del fi­glio appena ventenne nel­la sfortunata bat­ta­glia di Adua, du­ran­te le cam­pa­gna d’A­fri­ca alla fine del XIX secolo.

Fu in sua me­mo­ria che fon­dò nel 1902 l’U­ni­ver­si­tà com­mer­cia­le Lui­gi Bocconi che negli anni di­ver­rà si­no­ni­mo di ef­fi­cien­za per lo svi­lup­po del­la Na­zio­ne.

No­mi­na­to dal re, per i suoi indiscussi meriti imprenditoriali e culturali, se­na­to­re del Regno. Pochi anni dopo mo­ri­va a Mi­la­no il 5 feb­bra­io del 1908.

Ri­ma­nen­do nel­l’am­bi­to cul­tu­ra­le vo­glia­mo ri­cor­da­re che c’è un mo­nu­men­to in Ita­lia, un vero co­los­so del­la di­vul­ga­zio­ne scien­ti­fi­ca mon­dia­le, che non è fat­to di pie­tra, ma di car­ta. Si tratta dell’En­ci­clo­pe­dia Ita­lia­na Trec­ca­ni, dal nome del suo me­ce­na­te.

Credere nel futuro

Bocconi Come Fer­di­nan­do Bocconi, an­che Gio­van­ni Trec­ca­ni non era certo un uomo di cul­tu­ra. Emigrato in Ger­ma­nia alla fine del­l’ot­to­cen­to a soli 17 anni, tro­vò la­vo­ro pres­so una fabbrica tes­si­le.

Tor­na­to, anni dopo in Ita­lia, in­ve­stì nel­la lavorazione dei tes­su­ti tut­ti i suoi ri­spar­mi. Dopo poco tem­po l’a­zien­da si in­gran­dì e l’ex emi­gran­te di­ven­ne un im­por­tan­te im­pren­di­to­re del set­to­re ma­ni­fat­tu­rie­ro.

Al­l’a­pi­ce del­la fama e del­la ric­chez­za, Trec­ca­ni, pen­sò di de­di­ca­re gran par­te dei suoi guadagni a qual­co­sa che do­ve­va ri­ma­ne­re un ca­po­sal­do per la no­stra cul­tu­ra, “vera ricchezza di una Na­zio­ne”, come spes­so ama­va dire.

Gran­de me­ce­na­te e fi­lan­tro­po del­la cul­tu­ra ita­lia­na, fon­dò, il 18 feb­bra­io 1925, l’Istituto Gio­van­ni Trec­ca­ni per la sola pub­bli­ca­zio­ne del­la En­ci­clo­pe­dia ita­lia­na e del Di­zio­na­rio bio­gra­fi­co de­gli ita­lia­ni. Un opera colossale per uomini e mezzi impiegati.

Le dif­fi­col­tà fi­nan­zia­rie per una impresa così costosa, lo con­vin­se­ro nel 1931 a co­sti­tui­re la so­cie­tà Tre­ves Trec­ca­ni Tum­mi­nel­li. In se­gui­to, nel 1933, con l’a­iu­to del­lo Sta­to trasformò que­sta ini­zia­ti­va del­la no­stra cul­tu­ra in una isti­tu­zio­ne per­ma­nen­te. Oggi, insieme al­l’En­ci­clo­pe­dia Bri­tan­ni­ca, è con­si­de­ra­ta tra le pri­me isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li a li­vel­lo mon­dia­le. Morì anch’egli a Mi­la­no nel 1961.

Due nomi e una spe­ran­za per tan­ti gio­va­ni che vo­glio­no cre­de­re nel fu­tu­ro non solo per se stes­si, ma an­che per le generazioni future.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © GinevraLarosa, Unibocconi, Treccani

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