Kazakistan, le truppe del CSTO si ritirano

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Kazakistan

Le rivolte ad Almaty, iniziate per il rincaro del carburante e quindi il caro bollette, rivelano una vera propria crisi politica

Le operazioni di ritiro da parte delle truppe russe in Kazakistan sono iniziate. Dopo i violenti disordini della scorsa settimana si era reso necessario l’intervento volto a sedare le rivolte. Ad annunciarlo è lo stesso ministero della Difesa da Mosca. “Le unità di soldati di pace dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza collettiva (CSTO), avendo adempiuto ai loro compiti prefissati, hanno iniziato a preparare il materiale militare e tecnico da caricare sugli aerei dell’aeronautica russa in vista di un ritorno alla loro base permanente. In conformità con il piano, le truppe della CSTO hanno iniziato la consegna di obiettivi socialmente importanti alle forze dell’ordine nazionali”.

Il presidente del Kazakistan, KassymJomart Tokayev, martedì 11 gennaio aveva annunciato che i circa 2.000 soldati della CSTO avrebbero cominciato a lasciare il Paese entro due giorni, con un “ritiro graduale” che sarebbe durato “non più di 10 giorni”.

Cos’è il CSTO

Si tratta di un’alleanza militare intergovernativa in Eurasia composta da Stati post-sovietici selezionati. Ha avuto origine dalle forze armate dell’Urss sostituite nel tempo da quelle unite del Commonwealth degli Stati indipendenti. Sei Stati postsovietici appartenenti a tale Comunità il 15 maggio del 1992 firmano il Trattato di sicurezza collettiva (denominato anche Patto di Tashkent o Trattato di Tashkent). Si tratta di Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.

A loro, nel 1993 si aggiungono altri tre Stati, Azerbaigian, Bielorussia e Georgia. Il trattato entra in vigore nel 1994. Nel 1999 sei dei nove (tutti tranne Azerbaigian, Georgia e Uzbekistan) rinnovano l’alleanza per altri 5 anni. E solo nel 2002 quei sei decidono di creare l’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva come alleanza militare. La CSTO effettua esercitazioni di comando militare annuali per le Nazioni che ne fanno parte. Il fine è quello di avere l’opportunità di migliorare la cooperazione tra le organizzazioni.

I fatti recenti in Kazakistan

Dal 5 gennaio la rivolta che sta infiammando il Kazakistan è legata apparentemente al caro bollette ma la radice profonda deriva da una vera e propria crisi politica. Ad essere colpita è soprattutto la nuova classe medio-alta anche perché i più poveri non possiedono un automobile. Il prezzo del carburante era di 40 centesimi al litro, oggi le cifre sono raddoppiate e l’inflazione ha toccato picchi molto alti. La questione principale è nello stupore dei cittadini nel dover pagare cifre così elevate dato che la Nazione ha giacimenti di gas e petrolio. Le motivazioni derivano dai contratti che il Kazakistan ha stipulato con le grandi compagnie petrolifere dopo il crollo dell’Urss data la povertà che dilagava nel Paese.

KazakistanLa rivolta riguarda diverse città kazake, e vede il suo epicentro ad Almaty, capitale finanziaria del Paese. Le proteste, da subito, assumono tratti violenti. Infatti decine di manifestanti sono rimasti feriti o uccisi e anche molti agenti hanno perso la vita negli scontri. I rivoltosi hanno occupato e saccheggiato emittenti televisive e aeroporti, con conseguenti sospensioni dei collegamenti aerei. Già dalle prime ore della rivolta, il Paese risultava isolato: i collegamenti telefonici erano precari e la connessione a internet risultava quasi totalmente assente. Solo 5 giorni dopo è stata ripristinata.

Bilanci incerti

Non è neanche chiaro quante persone abbiano perso la vita nei disordini. La scorsa settimana la polizia kazaka ha affermato di aver ucciso “decine” di manifestanti. E sabato, nonostante gli appelli internazionali contro le violenze, Tokayev avrebbe affermato di aver autorizzato la polizia a sparare “per uccidere, senza avvertimento”.

Citando il ministero della Salute, diversi media riportavano la notizia di almeno 164 persone morte nelle proteste (un bilancio non verificabile in modo indipendente). Ma il ministero dell’Informazione kazako ha poi ritrattato la dichiarazione parlando di “errore tecnico”. Secondo il ministero dell’Interno, le persone arrestate sarebbero quasi 10mila.

Ideazione dall’estero?

«Le sommosse sono state un tentativo di golpe e di sovvertire l’ordine costituzionale». Le parole del presidente kazako Tokayev nel suo intervento al vertice. «Nel Paese sono entrati in azione gruppi di militanti armati che aspettavano nell’ombra. L’obiettivo principale è diventato evidente: sovvertire l’ordine costituzionale, distruggere le istituzioni governative, prendere il potere. Stiamo parlando di un tentativo di colpo di Stato». Il presidente poi aggiunge che «militanti stranieri hanno partecipato all’aggressione contro il Kazakistan».

Per il presidente russo Vladimir Putin «i disordini rappresentano un attacco al Paese e un atto di aggressione ideato dall’estero. Comprendiamo che gli eventi in Kazakistan non sono il primo e non saranno l’ultimo tentativo di interferire negli affari interni dei nostri Stati dall’esterno».

Usa e Nato attendono l’evolversi della situazione

Gli Usa invitano la Russia a ritirare le forze inviate in Kazakistan su richiesta del presidente Tokayev. “Accogliamo con favore l’annuncio del presidente, secondo cui le forze di pace della CSTO hanno completato la loro missione”, ha affermato il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ned Price. “Finché non si ritireranno, continueremo a invitarle a rispettare i diritti umani e a rispettare il loro impegno a ritirarsi rapidamente dal Kazakistan, così come richiesto dal Governo kazako”.

Al vertice NatoRussia di Bruxelles di ieri, dopo più di 4 ore di colloqui, non si sono raggiunti accordi. La delegazione russa, nella prima riunione dopo due anni, era rappresentata dal viceministro degli Esteri Alexander Grushko e dal viceministro della Difesa Alexander Fomin, che hanno partecipato ai colloqui a Ginevra con gli Usa. Per la Nato il segretario generale Jens Stoltenberg con i rappresentanti dei trenta Paesi alleati.

Le richieste russe

La riunione rappresentava il proseguimento dei negoziati con gli Usa sulle garanzie di sicurezza, che si sono svolti dal 9 al 10 gennaio in Svizzera. Altre consultazioni sulla stessa questione sono previste per oggi presso la sede di Vienna dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

La Russia vuole accordi legalmente vincolanti che la Nato non invada i suoi confini o non collochi sistemi missilistici a breve distanza dai suoi confini. Attenzione, le richieste di sicurezza di Mosca sono rivolte direttamente agli Usa e alle Nazioni europee. Non alle organizzazioni internazionali come l’Unione europea e/o la Nato. A grandi linee, la posizione della Russia è composta da tre punti chiave: il ritiro delle armi nucleari statunitensi dall’Europa, la cessazione della pratica di schierare le forze convenzionali della Nato vicino ai confini della Russia e creare lì le sue infrastrutture militari e la rinuncia ufficiale della Nato a far entrare l’Ucraina e la Georgia nell’alleanza. Cosa peraltro impossibile vista la natura delle cosiddette “porte aperte” dell’Alleanza Atlantica, che permette a qualsiasi Stato di far richiesta d’ingresso. Quindi un nulla di fatto, almeno per ora, anche per questioni come quella kazaka.

 

 

Ginevra Larosa

Foto © Sicobas, CTSO, Pbs, Eurasianet

Video © Eurocomunicazione

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