Fra gli effetti collaterali della guerra la sospensione degli spettacoli e l’interruzione della ricerca scientifica
La storia sembra ripetersi, e come sempre per motivi che non si riescono facilmente a comprendere, ci ritroviamo in uno degli scenari più tragici che ci si possano presentare. Fino a qualche giorno fa si parlava di “crisi“, adesso dobbiamo necessariamente parlare di guerra.
Lo stato dei fatti
In questo drammatico periodo di oscurantismo delle coscienze che viviamo con un senso di grande angoscia, la Russia sta mettendo a repentaglio la pace faticosamente costruita in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale.
Il clima che si vive è molto simile a quello di alcuni decenni fa, quando nel vecchio continente europeo, i Paesi erano schierati su due fronti opposti che “gareggiavano” nel tentativo di instaurare una supremazia basata sul possesso di armamenti nucleari.
La Russia ha invaso l’Ucraina, il Paese che si affaccia sul mar Nero, “reo” di voler far parte della Nato.
Tutti gli Stati europei, e non solo, hanno messo in atto una serie di strategie e di sanzioni per costringere la Russia a ritirarsi e fare un passo indietro, ma fino ad ora non è bastato.
Arte e cultura in tempi di guerra
In questa corsa alla ricerca delle forme di dissenso più eclatanti, si sono fatti dei passi sbagliati, coinvolgendo le categorie dello spirito le cui manifestazioni non conoscono latitudini, né tempo, né confini.
Uno dei tratti caratteristici della civiltà umana è l’arte insieme alla cultura e alla ricerca scientifica. Non si possono imporre le sanzioni all’arte, si danneggia non il singolo Paese ma l’umanità intera.
Il caso della Scala a Milano

I venti di guerra soffiano forte anche nei loggioni della Scala di Milano dove hanno sollevato il caso del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev.
Il sindaco Sala in qualità di presidente della Fondazione del Teatro alla Scala, pretende che il direttore, vicino a Putin per amicizia personale, prenda una posizione chiara rilasciando una dichiarazione ufficiale di dissenso su quanto sta accadendo. In pratica se il maestro non si schiera contro la guerra verrà allontanato dal teatro.
Si tratta di una vera e propria intimidazione che ha il sapore di una vendetta, la cultura è al di sopra di qualsiasi forma di strumentalizzazione, non è un’arma di ricatto e non può essere colpita. Questa è l’opinione di Vittorio Sgarbi per il quale non si può discriminare un artista in base alla sua amicizia col leader russo.
Gergiev, che doveva presiedere al Carnegie Hall di New York, è stato sostituito. Adesso si pensa a cosa succederà proprio alla Scala dove, dal 5 al 13 marzo, dovrebbe essere sul palco per dirigere La dama di picche di Cajkovskij.
Il forfait di Anna Netrebko alla Scala

A differenza del silenzio scelto da Gergiev, sono tante le personalità russe che stanno scendendo in campo contro la guerra. Il no alla guerra arriva però anche da artisti, come la soprano Anna Netrebko, storicamente molto vicina a Putin. La Netrebko ha espresso parole di forte vicinanza all’Ucraina dichiarando che si è presa del tempo per riflettere, la situazione è troppo grave per essere commentata senza dare un peso a ciò che si dice. Ma ha anche sottolineato la sua contrarietà ad obbligare artisti o personaggi pubblici a dar voce alle proprie opinioni politiche “denunciare la propria patria non è giusto“. In un lungo post su Instagram ha spiegato che “non sono esperta di politica, sono un’artista e il mio scopo è unire le persone al di là delle divisioni politiche”, facendo un chiaro riferimento a Valery Gergiev.
Tra l’altro la Netrebko è in cartellone insieme al marito Yusif Eyvazov in Adriana Lecouvreur, dal 9 marzo, proprio alla Scala ma ha fatto sapere che non ci sarà. Non è chiaro il motivo di questa scelta.
La crisi blocca anche la ricerca scientifica
Oltre alla musica la guerra ha fatto un’altra vittima illustre: la ricerca scientifica. La Regione Lazio ha infatti deciso di interrompere la collaborazione tra l’ospedale Spallanzani di Roma e l’istituto Gamaleya. Esattamente un anno fa, nell’aprile 2021, è iniziato un progetto di approfondimento sull’efficacia del vaccino Sputnik sulle varianti del Covid e la sperimentazione su un gruppo di 600 volontari. Il progetto è stato portato avanti fino a pochi giorni fa con risultati definiti “estremamente incoraggianti” dal team tecnico-scientifico dello Spallanzani in cooperazione con il laboratorio di Mosca.
L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato ha motivato questa decisone affermando che la “scienza deve essere al servizio della pace e non della guerra”. Un’affermazione un po’ fuori luogo perchè in questo caso la scienza è al servizio della salute pubblica a prescindere da chi lavora al progetto: “piccole ripicche” per “piccoli uomini”.
Sveva Marchetti
Foto © Google Image













