La potenza di una voce silenziosa, Elisa Forte

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Elisa

La tenacia di una mamma che non si pone limiti, dopo una sordità diagnosticata a 10 mesi di vita

Oggi vi raccontiamo una bella storia, un esempio incredibile di forza di volontà e caparbietà. La storia di Elisa Forte, una donna che ha una sorprendente capacità di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà ma, anzi, di affrontare ogni giorno con il sorriso e superare ogni piccolo o grande scalino che la vita ha posto sul suo percorso.

Una sordità diagnosticata a 10 mesi di vita. «Rassegnatevi, vostra figlia non parlerà mai. Ha una sordità neurosensoriale bilaterale profonda». Queste le parole che i genitori di Elisa Forte si sono sentiti pronunciare. Una sentenza che lasciava poche speranze perché confermava il livello più grave di sordità, lasciando un residuo uditivo davvero minimo.

I genitori di Elisa non si sono mai arresi e hanno lavorato tanto per raggiungere i risultati migliori. Inizia così il lungo percorso di una bambina diventata donna, tra visite, logopedie, protesi, audiogrammi e tanta musica! Proprio la musica ha avuto un ruolo fondamentale nella sua vita.

Elisa

«Una scelta davvero coraggiosa, temevo di imbattermi in una delusione. La mia fortuna è stata di incontrare il maestro Claudio Silvestri e la maestra Rita Silano, che hanno sempre creduto in me».

36 anni, sposata con Antonio, anche lui sordo, mamma di due bambini, Edoardo di 6 anni ed Eleonora di 20 mesi, Elisa è appassionata di musica, ama gli animali, i libri, i viaggi, la montagna e il disegno, è un vortice di energia, un’iniezione di positività.

Ci racconti com’è iniziato il tuo percorso verso la percezione dei suoni?

«I medici dissero ai miei genitori che non avrei mai sentito né parlato e che l’unico modo per comunicare sarebbe stato la Lis. Proprio in quei giorni a Roma c’era un seminario di una logopedista croata che metteva in pratica un metodo riabilitativo innovativo, basato sull’ascolto: lavorare con la voce, modulazione della voce, ritmi musicali e linguistici. I miei genitori rimasero colpiti dai bambini sordi che, nonostante la sordità, riuscivano a parlare e sentire abbastanza bene, si fidarono e iniziarono con una logopedista che aveva studiato quel metodo».

È stata un’opportunità meravigliosa e i tuoi genitori sono stati coraggiosi e tempestivi nello scegliere di provare

«Ci esercitavamo tanto e anche i miei parenti ci aiutavano. Ho vissuto tutto come un gioco ma ero molto caparbia, anche più dei miei genitori, questo ci ha portato lontano ma mai avrei immaginato tanto».

Forse il segreto è stato proprio questo: non vivere un problema ma affrontare tutto come un gioco. Un plauso va ai tuoi genitori ma ancora più grande a te che tenacemente hai raggiunto un traguardo. Il ruolo della musica è stato essenziale per te. Cosa ti ha trasmesso?

«Non ho mai vissuto male la mia sordità. La musica mi è sempre piaciuta fin da piccola. Nei centri estivi e nei villaggi vacanze partecipavo sempre alle recite e mi divertivo tantissimo. Da piccola ballavo le canzoncine dei cartoni animati e crescendo ho iniziato a seguire la musica “da ragazzi”, le amiche o la famiglia mi aiutava con il testo. La musica mi trasmette tante emozioni, mi immedesimo nelle note. Ogni momento della mia vita è legato a una canzone».

Che musica ascolti?

«Ho ascoltato tanti artisti nel corso della vita, in base anche al momento che vivevo. Adesso ascolto prevalentemente musica italiana. La mia cantante preferita è Giorgia, ho avuto modo di conoscerla, è una persona fantastica ed è stata lei a darmi la forza per cantare. Le prime cover che ho realizzato sono delle canzoni di Giorgia e gliele ho inviate. Amo anche la musica di Elisa, ha un timbro così particolare».

In che maniera la musica è entrata in te e ti ha aiutato a buttare giù i muri?

«Mi alleno in continuazione. Ci sono canzoni che al primo ascolto non riesco ad afferrare ma non mollo, continuo ad ascoltarle e prima o poi le capto. Questo è fondamentale, perché si allena il mio ascolto e si riversa nella mia quotidianità. Il canto aiuta ad allenare la voce. Purtroppo una caratteristica delle persone sorde è quella di avere una voce gutturale o monotono, attraverso il canto, invece, la qualità della voce migliora tanto».

Ti esibisci?

«Ho fatto qualche esibizione live, ma solo e unicamente con lo scopo di trasmettere il messaggio che i limiti possono essere superati, per dare un segnale di speranza soprattutto a quei genitori che si trovano di fronte a questa diagnosi e sono spaesati».

Elisa

È importante organizzare iniziative come queste, proprio per spronare quanta più gente possibile.

«A dicembre abbiamo fatto uno spettacolo inclusivo dove si sono esibiti artisti disabili e normodotati insieme. L’obiettivo era dimostrare che anche noi persone con disabilità possiamo fare tante cose nella vita».

Elisa, prova a farci capire cosa si sente quando non si sente. Ci racconti quel mondo ovattato che ti avvolgeva?

«Quando mi tolgo le protesi non sento nulla. Tutto silenzio intorno a me. Provate a immaginare di mettervi un tappo nelle orecchie, vedere tutti che parlano muovendo solo la bocca e non sentire gli innumerevoli rumori che vi circondano. Preferisco utilizzare le protesi ma ci sono sordi che amano stare anche nel silenzio, ognuno la vive in un modo diverso. Però devo dire che non tutti i mali vengono per nuocere, quando c’è qualcosa di fastidioso, come un rumore molesto, a noi basta spegnare le protesi per non sentirlo!».

La tua ironia è un’altra tua caratteristica vincete! Come si svolgono le tue lezioni di canto?

«Grazie al metodo riabilitativo che ho seguito sono abbastanza allenata con l’ascolto e la modulazione della voce e questo aspetto mi ha facilitata. È comunque complesso studiare canto, c’è tanta tecnica e questo può essere un limite. Per fortuna ho scoperto le vibrazioni che mi aiutano tantissimo a capire l’altezza delle note. Ogni nota risuona in un modo diverso nel corpo a seconda dell’altezza. Mi aiuto anche con uno strumento digitale, tipo un accordatore. Quando riscaldo la mia voce, emetto delle note e, in base a cosa mi segnala lo strumento digitale e alla vibrazione che sento, l’associo e la memorizzo».

Un’evoluzione notevole

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«È tutto un lavoro di cervello che a volte bypassa l’orecchio, quindi tutto quello che non riesco a captare lo devo ricostruire con il cervello. È un lavoro molto stancante e a tratti anche demoralizzante ma io non mollo e prima o poi la spunto sempre!».

Lo studio del canto contemporaneamente a quello del pianoforte, due tue grandi passioni. È la maniera giusta per affrontare una situazione apparentemente difficile. Un percorso molto faticoso ma che penso regali grandi soddisfazioni.

«Man mano che vado avanti ottengo qualche progresso in più e ogni conquista è un’emozione infinita. Da poco ho iniziato a studiare la tecnica, l’apertura delle costole, la respirazione diaframmatica, la posizione della laringe e della gola».

Il viaggio della gravidanza per una donna è un momento magico che ci pone anche mille domande, timori, paure, dubbi. Come hai vissuto le gravidanze e oggi che mamma sei?

«Molto serenamente cerco di essere sempre una persona positiva. Certo, il pensiero sulla sordità c’era e ho sempre sperato fossero udenti ma mi ero detta che se fossero stati sordi avremmo lottato insieme. Dopo il test all’ospedale, quando mi hanno detto che era tutto a posto ho tirato un sospiro di sollievo».

Secondo te in cosa in Italia ci sono ancora delle mancanze per quanto riguarda situazioni di sordità come la tua?

«Tantissime, purtroppo siamo un po’ dimenticati. Innanzitutto non c’è un adeguato servizio di sottotitolazione o segnali visivi nei maggiori servizi pubblici, prevalgono i segnali sonori e per noi è un problema. Mi riferisco ai sordi oralisti, perché per i sordi segnanti ci sono gli interpreti ma il sistema deve capire che non ci sono solo i sordi che usano la Lis, ci sono anche tanti oralisti. Non esiste soltanto l’equazione sordo=Lis, come se ci reputassero persone incapaci. Ad esempio nelle Asl, nelle stazioni, negli aeroporti. Ma anche le comunicazioni, i contatti, gli appuntamenti medici, la maggior parte avvengono per via telefonica. Penso ai servizi culturali e ricreativi, siamo esclusi da cinema, teatro, concerti. Oltretutto la pandemia e le mascherine ci hanno proprio isolato da tutti e le difficoltà sono aumentate».

Questi sono aspetti importanti da mettere in evidenza

«Nel 2022 ci sono ancora tanti pregiudizi. Tanti pensano che i sordi non possano parlare invece non è così».

Andrebbero buttati giù ancora tanti muri, superati tanti ostacoli e soprattutto diffondere messaggi di ottimismo come quello di Elisa Forte che hanno la possibilità di aiutare tante persone. La forza di una donna, la tenacia di raggiungere un obiettivo, la perseveranza nel credere in qualcosa e non arrendersi mai.

 

Alessandra Caputo

Foto © Elisa Forte

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