I cosmetici erano utilizzati anche come medicinali o idratanti. Esistevano infatti delle applicazioni per respingere gli insetti, curare la calvizie, colorare capelli grigi e addirittura oli e principi attivi per combattere le rughe.
I Greci, 1000 a.C – 500 d.C
Anche i Greci avevano un debole per il trucco. In quel periodo nasce il termine kosmetika che si riferiva a tutti quei preparati utilizzati per la protezione di capelli, viso e denti. Il termine riferito al trucco vero e proprio era kommotikon.
I profumi greci sono, invece, noti per essere stati in uso dall’età del bronzo e sono menzionati anche nell’Iliade e nell’Odissea di Omero.
I Romani
Nell’antica Roma, l’uso di oli e preparati di vario genere era ampiamente diffuso. Gli ingredienti comuni dei profumi includevano cannella, palma da dattero, mela cotogna, basilico, assenzio e tutti i tipi di fiori dall’iris alle rose.
Le donne romane impiegavano addirittura le cosmetae, una servitù designata esclusivamente per l’applicazione dei cosmetici. Diversi autori romani consideravano il trucco come una caratteristica distintiva delle prostitute o delle donne sposate infedeli, ma questo non impediva alle donne della classe agiata di truccarsi.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, l’uso dei cosmetici in Europa subì un lento declino anche a causa della disapprovazione della Chiesa.
Asia, 700-1300 d.C
Il termine geisha all’epoca non era ancora conosciuto, ma le donne intrattenitrici, del periodo Heiah, già dipingevano la loro pelle di bianco.
Non è chiaro se la tradizione di rendere la pelle più chiara derivi del tutto dai Paesi dell’est, ma nel tempo prese piede anche in Europa.
I volti dipinti di bianco erano una caratteristica considerata nobile. Infatti si pensava che le persone con la carnagione chiara fossero più ricche, perché chi lavorava, tutto il giorno al sole, avrebbe avuto una pelle più scura.
I metodi utilizzati per ottenere questo sbiancamento erano pericolosi se non mortali. Le prime polveri contenevano piombo e altri veleni, e le donne arrivavano addirittura a ingerire arsenico per ottenere un aspetto più pallido.
Medioevo, 1200-1400 d.C.
Durante il Medioevo, la Chiesa sconsigliava l’uso dei cosmetici perché si credeva fosse un segno di peccato e promiscuità. San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologica, scriveva che l’uso di cosmetici è ammissibile solo se è una “donna sposata ad adornarsi per compiacere il marito”. Secondo lui era peccato truccarsi per “amore del piacere sensuale o per disprezzo di Dio”.
La polvere di Tofana, 1600 d.C.
Il trucco poteva anche uccidere. Curioso il caso della famigerata polvere di Aqua Tofana, prodotta da Giulia Tofana. Questa polvere conteneva livelli molto alti di veleno da arsenico. Venduta alle donne che volevano liberarsi dei loro mariti, che quando le avrebbero baciato le guance sarebbero stati avvelenati.
Sotto tortura, Giulia Tofana confessò di aver ucciso 600 uomini con i suoi veleni nella sola Roma tra il 1633 e il 1651. Giustiziata nel luglio 1659 a Roma a Campo de Fiori.
Differenze tra Europa e Stati Uniti,1800 d.C.
In Francia erano molto usate le tonalità più luminose, mentre negli Stati Uniti non erano viste di buon occhio. I toni più naturali diventarono popolari su rossetti e mascara, mentre il trucco considerato “pesante” era associato alle donne dell’intrattenimento. In quell’epoca la differenza di percezione del trucco fra Europa e Stati Uniti era notevole, al punto che le donne europee erano, a prescindere, considerate “peccaminose” dalle donne americane.
Max Factor, 1900 d.C.
Nel 1909, il cosmetico polacco Maksymilian Faktorowicz aprì il suo primo studio di trucco professionale a Los Angeles. La maggior parte dei cosmetici, in quelli anni, potevano essere acquistati solo nei negozi specializzati per cinema e teatro. I prodotti Max Factor furono originariamente progettati per essere utilizzati solo nel cinema, ma nel corso degli anni la domanda aumentò così tanto che furono realizzate diverse gamme di prodotti per chi voleva usarli tutti i giorni. Diventando così negli anni ’30 una delle prime aziende di cosmetica che portò il make up da Hollywood all’uso commerciale.
La lotta contro il make up e gli anni dell’attivismo, 1960
Se da una parte sempre più donne iniziavano ad accettare e ad abbracciare l’uso di cosmetici, dall’altra rimanevano schierate file di persone che ritenevano tale utilizzo “poco sobrio”. Nel 1915, un legislatore del Kansas cercò di approvare una legge che avrebbe reso reato per una donna di età inferiore ai 44 anni di truccarsi perché avrebbe creato una falsa impressione. La legge non passò.
Durante gli anni ’60 e ’70 alcuni movimenti femminili europei e statunitensi iniziarono a combattere l’uso dei cosmetici. Vedevano questa industria come una forma di oppressione che seguiva ideali di bellezza irraggiungibili. Inoltre, i prodotti erano studiati solo per donne dalla carnagione chiara e questo alimentò l’idea che l’industria cosmetica fosse anche discriminatoria.
L’esagerazione degli anni ’80
Con gli anni ’80 si arriva a una estrema espressione della cosmetica. Colori più audaci, ombretti intensi e rossetti colorati prendono il posto dei colpi tenui e delicati del periodo passato. Rosa brillante, arancio, verde e blu appaiono per le prime volte sui volti di tutte le donne, prendendo ispirazione anche dal mondo della musica.
Oggi
L’industria cosmetica, oggi, è riconosciuta e accettata in tutto il Mondo, oltre che un impero di dimensioni non indifferenti. Nel 2020 ha sfiorato i 700 miliardi di dollari di fatturato. Ogni giorno nascono nuove tendenze creando una sperimentazione continua di prodotti e metodi diversi.
Oggi i consumatori cercano prodotti e servizi il più possibile personali. Questo significa soddisfare le richieste di prodotti su misura che rispondono a diversi fattori come età, sesso, etnia, credenze religiose, geografie e clima, stile di vita, salute e benessere.
Prodotti etici e sostenibili
Come nella moda, anche nella cosmetica i consumatori sono sempre più consapevoli dell’ambiente e delle ramificazioni sociali ed etiche. Si aspettano che le aziende condividano le loro preoccupazioni, il che significa un uso responsabile delle risorse nello sviluppo e nella produzione e una sostenibilità sempre maggiore.
Sempre più donne cercano di affidarsi a brand che amano la cura della bellezza e la sostenibilità dei propri prodotti. Sono molte infatti linee biologiche ed ecosostenibili in grado di prendersi cura efficacemente della pelle, ma allo stesso tempo di rispettare l’ambiente.
Il trucco di oggi, e ancor più quello di domani, sarà una forma di espressione propria a cui sempre più persone dedicheranno tempo e attenzione. Non per qualcuno in particolare, ma per amore verso sé stessi.
Sveva Marchetti
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