La rivoluzionaria bianca fra le fabbriche milanesi e padre Gemelli che diede vita al movimento Gioventù femminile
Con la beatificazione di Armida Barelli avvenuta a Milano il 30 aprile 2022 si è aperto un processo di revisione storica nei confronti del movimento femminile di inizio Novecento che estenderei per lo meno a livello europeo. Armida Barelli viene definita oggi la rivoluzionaria bianca, per la sua origine cattolica, in una realtà milanese post unitaria nazionale. In questo habitat vicino a valori non religiosi e laici, visse Armida.
La svolta esistenziale alla ricerca di Dio
Come ha scritto Paolo Trionfini nello speciale “sorella maggiore la rivoluzione bianca” per la rivista Segno dell’Azione Cattolica italiana, “la beatificazione di Armida Barelli ci induce a ripercorrere la parabola storica della gioventù femminile di Azione cattolica, da lei fondata nel 1918, dopo l’esperienza nella diocesi di Milano”.
E fu Papa Benedetto XV che le chiese, viste le sue straordinarie capacità organizzative, di creare l’associazione a livello nazionale. Nasce così, dopo l’apostolato popolare di Mazzini, che aveva una radice religiosa ma estesa alle tematiche politiche ed europeiste e che coinvolse anche un movimento di donne, un nuovo apostolato laicale a loro dedicato di Armida Barelli, la Gioventù femminile (Gf). Oltre alla diffusione del cattolicesimo nel tessuto sociale nazionale, il Gf aveva sul piano ecclesiale e sociale il coinvolgimento delle donne in un terreno dominato dalla generazione adulta maschile. In questa ottica la Gf è inserita nell’Unione tra le donne cattoliche d’Italia, fondata alcuni anni prima da Maria Cristina Giustiniani Bandini, dando vita all’Unione femminile cattolica italiana.
Probabilmente Armida Barelli fu un profeta inconsapevole di cosa sarebbe successo in quegli anni di trasformazione sociale e come l’associazione contribuì alla promozione femminile di milioni di donne in Italia. Contribuendo alla loro crescita sociale e alfabetizzazione culturale.
Le donne in politica
Sono gli anni post unitari che vedono, dopo i tentativi del rivoluzionario romantico Mazzini, lo svilupparsi anche di una cultura di sinistra che avrà prima in Marx e poi in Gramsci, non solo la spinta ideale ma anche di un processo economico e sociale. E sono gli anni in cui una semplice donna milanese contribuirà al coinvolgimento ecclesiale e alla partecipazione politica delle donne inserite nel movimento cattolico.
Armida Barelli vive attraverso una ricerca religiosa personale le trasformazioni della condizione della donna in un periodo che passò al vaglio delle restrizioni del ventennio fascista, per poi riemergere in forme di nuove identità alla prova della democrazia nel dopoguerra. Nelle ricche e appassionate pagine di Armida Barelli delle Memorie, si è concretizzato un progetto di elevazione popolare all’insegna dell’interclassismo. “Si comincia a capire e realizzare”, scriveva la Barelli il contatto tra le diverse classi sociali cosi difficile soprattutto nel Mezzogiorno, per la timidezza dei più umili da una parte e l’opposizione delle famiglie aristocratiche cosi numerose dall’altra”.
Il ruolo di mediatrice
Un altro aspetto della missione spirituale di Armida Barelli fu quello di essere mediatrice nel dialogo tra fede e religione. Pur essendo meno conosciuta di padre Agostino Gemelli Armida ha avuto un ruolo fondamentale nella progettazione dell’università Cattolica, contribuendo per quei tempi a un progetto visionario e sfidante attorno a padre Gemelli, al conte Ernesto Lombardo e a monsignor Olgiati, da vita all’Assicurazione degli Amici dell’Università Cattolica e grazie alla fiducia nel Sacro Cuore convince papa Pio XI e poi padre Gemelli che il Sacro Cuore di Gesù divenga il logos.
Paolo Montanari
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