Giornata internazionale per la libertà di stampa 2023

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Giornata internazionale per la libertà di stampa

L’intervento di Eurocomunicazione alla Giornata dell’informazione costruttiva. “L’Iran una prigione a cielo aperto”

Nella Giornata internazionale per la libertà di stampa il nostro pensiero è rivolto a quei Paesi in cui sono tantissimi i giornalisti dietro alle sbarre solo per aver documentato i fatti. L’Iran sicuramente si pone come uno dei peggiori al Mondo in termini di libertà di stampa.

Sebbene la repressione contro la libertà di informazione fosse già molto forte, con i giornalisti che subivano arresti, interrogatori, incarcerazioni, sorveglianza, vessazioni e minacce, dalla morte di Mahsa Amini lo scorso 16 settembre 2022 l’Iran ha ancor di più rafforzato la sua repressione anche nei confronti della stampa.

La martire da cui sono partite le proteste

Mahsa Amini era una ragazza curdo iraniana in visita a Teheran, presa in custodia dalla “polizia morale” per essere “vestita in modo inappropriato” e morta a seguito delle percosse ricevute. Da allora nel Paese si sono susseguite una serie di drammatiche vicende che hanno visto mesi di manifestazioni con una conseguente violentissima repressione da parte delle autorità. Ci sono stati migliaia di arresti e purtroppo esecuzioni di condannati a morte.

Nonostante i vari tentative da parte del regime islamico di voler persuadere i manifestanti ad abbandonare le proteste, i giovani e le giovani iraniane sembrano non voler arretrare nemmeno di un passo e se in un primo momento l’obiettivo poteva sembrare la richiesta per una totale rimozione dell’Hijab (velo islamico), oggi il fucus primario della gran parte della popolazione è indirizzato verso la caduta del regime.

Una caduta che come dichiarato da sua maestà imperiale principe Reza Pahlavi pochi giorni fa, in un convegno alla Camera dei deputati organizzato dall’Istituto Friedman, «Ormai non è più questione di se, ma di quando il regime degli Ayatollah cadrà».

La situazione in Iran

Sicuramente al momento la Repubblica Islamica può essere definita come una delle più grandi carceri al Mondo. I media del Paese sono in gran parte controllati dal regime islamico, e spesso le principali fonti di notizie e informazioni provengono dai mezzi d’informazione con sede all’estero.

Giornalisti e media indipendenti in Iran sono costantemente perseguitati mediante arresti arbitrari e condanne molto pesanti pronunciate dopo processi gravemente iniqui davanti a tribunali rivoluzionari.Giornata internazionale per la libertà di stampa Il leader supremo Ali Khamenei accusa spesso i media indipendenti di essere manipolati da forze straniere. In quanto capo delle principali istituzioni politiche, militari e giudiziarie del Paese, può ordinare l’arresto di giornalisti e condannarli a lunghe pene detentive, fino alla pena di morte.

Oggi l’Iran si trova in una gravissima situazione economica che ha avuto un forte impatto anche sui media e sui giornalisti, infatti diversi media sono stati chiusi negli ultimi anni e circa 100 giornalisti hanno perso il lavoro. Secondo la costituzione iraniana l’articolo 24 garantisce la libertà di stampa, ma la legge sulla stampa del 1986 (modificata nel 2000 e nel 2009 per tenere conto delle pubblicazioni online) consente alle autorità di garantire che i giornalisti non “mettano in pericolo la Repubblica islamica”, “non offendano il clero e la Guida Suprema” e non “diffondere informazioni false”. Praticamente la libertà di stampa in Iran non è contemplata.

Molestie e minacce di morte

Si stima che ad oggi più di 70 giornalisti, molti dei quali donne si trovino in carcere. Anche i giornalisti iraniani residenti all’estero sono sottoposti a pressioni che vanno dalle molestie online alle minacce di morte. È il caso di una rete indipendente l‘Iran International Tv che lo scorso febbraio ha dovuto chiudere gli studi londinesi per proteggere i suoi giornalisti, dopo aver ricevuto minacce ed essere stati accusati dal regime di “incitamento alle rivolte” e “sostegno al terrorismo” per la loro copertura delle proteste antigovernative. Iran International ha sempre cercato di far luce con i suoi reportage da settembre ad oggi sulle violente repressioni nel Paese e sta continuando a documentare quello che accade in Iran dagli uffici di Washington.

In questi giorni un altro giornalista è sotto i riflettori in Iran, Ali Pourtabatabaei, che ha cercato di fare chiarezza su centinaia di casi di avvelenamenti avvenuti nelle scuole iraniane. Gli avvelenamenti, avvenuti specie nelle scuole femminili, hanno colpito più di 5.000 studenti, principalmente ragazze, ma anche bambine delle elementari, iniziati a novembre nella città santa di Qom.

Giornalisti in carcere

Ali Pourtabatabaei è stato arrestato lo scorso 5 marzo dopo aver aveva criticato sul sito web di Qom News la mancanza di qualsiasi reazione da parte delle autorità di Qom ai primi casi segnalati di avvelenamento.

Si trovano ancora in carcere tra i tanti, anche due giornaliste che hanno seguito da subito la vicenda di Mahsa Amini, Niloufar Hamedi e Elaheh Mohammadi, accusate di spionaggio e di essere “fonti primarie di notizie per i media stranieri”.

I giovani e le giovani iraniane stanno portando avanti da mesi un cambiamento che vedrà prima o poi la conquista di quella libertà di cui hanno diritto, e per la quale sono disposti anche a morire. Per questo hanno bisogno anche del nostro supporto. Spetta a noi, operatori della comunicazione rendere pubbiche le loro lotte affinchè la loro voce non venga inascolatata.

 

 

Tiziana Ciavardini

Foto © Tiziana Ciavardini, BBC, Mint, Professione Reporter

Video © Eurocomunicazione

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