A Orvieto il Festival della Piana del Cavaliere

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Orvieto

Dall’8 al 17 settembre concerti, spettacoli, arti figurative, teatro, lirica e letteratura. Nel 2022 circa 4.000 le persone partecipanti

Ne ha percorsa di strada “Orvieto Festival della Piana del Cavaliere” da quando ha cominciato l’attività culturale, teatrale e musica classica nel piccolo Borgo abruzzese di Pereto, ai confini con il Lazio, per rilanciare quella zona di confine, ma soprattutto portare la musica e il teatro a una popolazione che difficilmente si sarebbe recata in altri luoghi per assistere alle manifestazioni; una sorta di “educazione musicale e teatrale” quella messa in atto da Stefano Calamani, ingegnere prestato alla musica che è un po’ il leit motiv della sua vita.

Dal piccolo Borgo abruzzese, dove il Festival si è svolto per un breve periodo pionieristico-sperimentale, è passato a Configni in Sabina ed è approdato a Orvieto, dove da tre anni cresce per qualità dell’offerta musicale e culturale. L’atterraggio in una Città così suggestiva, sviluppatasi nel Medioevo, conservandone i caratteri visivi, le torri e le chiese sopra le quali giganteggia il Duomo, ha rappresentato (e rappresenta) una crescita che è sotto gli occhi di tutti. Con lo svolgimento del Festival sembra quasi che si possa creare su questa rocca un nuovo crocevia della cultura. “Per le sue chiese e le sue vie, che conservano ancora l’impronta medievale, Orvieto rende felice il viaggiatore romantico” scrive il giornalista e scrittore Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia”.

Punto di riferimento per la musica classica

L’ideatore e promoter instancabile del Festival è il presidente Stefano Calamani che, con il suo staff giovanile e la direttrice artistica Anna Leonardi, spiega come «in questo terzo anno nel Capoluogo umbro diventa ancora più impellente far diventare Orvieto un punto di riferimento internazionale per la musica classica, coinvolgendo il pubblico con proposte innovative e di alta qualità. Al momento l’Orvieto Festival è uno dei principali giovani festival emergenti del Centro Italia e per raggiungere questi obiettivi è necessario che diventi sempre più parte integrante del tessuto di Orvieto e della Regione Umbria. Obiettivo del Festival è, inoltre, quello di formare nuovo e giovane pubblico che possa trovare anche nella musica classica fonte di ispirazione».

Orvieto sulla scia di Spoleto, non in concorrenza, ma una integrazione per offrire a un pubblico sempre più vasto concerti e rappresentazioni teatrali di qualità. Del resto Spoleto è il simbolo della rinascita culturale umbra nel mondo, dove il musicista Giancarlo Menotti pensò e realizzò il Festival dei Due Mondi giunto alla 66° edizione Spoleto apre la stagione estiva, (Orvieto la chiude), cominciato il 5 giugno 1958 con il Macbeth di Giuseppe Verdi con la regia di Luchino Visconti.

Siamo soltanto alla terza edizione a Orvieto (alla settima dall’inizio a Pereto), il cartellone/programma 2023 prevede concerti, spettacoli, arti figurative, teatro, lirica e letteratura con personaggi anche internazionali e novità assolute. I numeri del 2022 dopo la ripresa post pandemia parlano di circa 4.000 persone partecipanti.

La musica come linguaggio universale

Il Festival apre uno sguardo completo sulla Città in simbiosi con le peculiarità territoriali e artistiche. «Dopo tre anni l’Orvieto Festival della Piana del Cavaliere è ormai diventato uno degli appuntamenti principali del calendario degli eventi dell’anno per la qualità dell’offerta musicale e culturale che propone alla Città, agli appassionati e ai visitatori», spiega il sindaco di Orvieto e assessore alla Cultura, Roberta Tardani. «A questo, la manifestazione aggiunge la capacità di rinnovarsi veicolando messaggi universali attraverso la musica e il suo potere di superare ogni barriera linguistica e culturale».

La VII edizione che si svolgerà dall’8 al 17 settembre 2023 nei luoghi rappresentativi e caratteristici della Città, come il Teatro Mancinelli, il Duomo e altri spazi per la musica, è all’insegna “Residenza sulla Terra” omaggio al poeta cileno Pablo Neruda deceduto a Santiago del Cile il 23 settembre 1973. Una morte ancora avvolta nel mistero perché non è ancora chiaro se per tumore o avvelenato dalla polizia segreta del dittatore Augusto Pinochet.

Tante novità

La proposta musicale partirà l’8 settembre con il concerto di apertura “Danzando nel bosco”, in collaborazione con Umbria Green Festival. Protagonista il violinista Alessandro Quarta.

L’assoluta novità di questa edizione sarà la residenza al Festival della “Japan National Orchestra”, con Kyohei Sorita solista e direttore, medaglia d’argento al concorso pianistico Chopin 2021. In programma musiche di Čajkoskij, Pärt e Šostakovič. L’orchestra risiederà per diversi giorni ad Orvieto, a stretto contatto con la Città, luogo in cui preparerà il suo Italian Summer Tour.

L’orchestra filarmonica Vittorio Calamani – complesso under 35 in residenza ogni anno al Festival – presenterà una nuova produzione che unisce le arti visive al teatro e alla musica: Tableau Vivant. In collaborazione con Teatri 35, metterà in scena uno spettacolo in cui si animeranno i quadri e le sculture di Raffaello e Michelangelo accompagnati dall’offerta musicale di Johann Sebastian Bach. Sarà presente anche il 17 settembre nell’esecuzione dei concerti per archi del 1700, una testimonianza delle residenze artistiche napoletane di quel periodo.

Centrale sarà la musica vocale eseguita da giovani talenti: il Gruppo vocale Vikra diretto da Petra Grassi, coro italo-sloveno under 35 e gli allievi dell’accademia del Teatro Carlo Felice di Genova, diretta da Francesco Meli, il più grande tenore in carriera in Europa, e Serena Gamberoni, accompagnati al pianoforte da Davide Cavalli che tornerà in scena insieme a Davide Muccioli con il concerto “Prélude à la nuít” per due pianoforti, soprano, tenore e baritono.

Interazione con il pubblico

Il teatro, sempre in chiave musicale, sarà rivolto ai grandi interpreti italiani. Il regista Valerio Ruiz porta in scena Massimo Wertmüller e Nicoletta Della Corte, con la partecipazione straordinaria di Isa Danieli nello spettacolo “Lina’s Rhapsody. Ovvero: Avventure e canzoni di Lina Wertmuller”. Intrecciando musica e racconti, sulle note di Morricone, Rota, Greco, Lucio Gregoretti, Jannacci e Canfora, vengono delineate amicizie profonde e retroscena che restituiscono un ritratto intimo della regista.

Presso la Sala CittàSlow di Palazzo dei Sette il prof. Bruno Milone, docente di Sociologia all’Istituto universitario per mediatori linguistici di Milano, terrà la conferenza dedicata al tema del OrvietoFestival 2023 Neruda: Residenze sulla Terra, in memoria dei 50 anni dalla morte del poeta cileno, Premio Nobel per la letteratura nel 1971. Il concerto di chiusura sarà affidato all’orchestra della scuola G. Sarti di Faenza, diretta dal maestro Jacopo Rivani. Un concerto corale di studenti e docenti i cui proventi saranno devoluti all’Associazione “Amici della Scuola di Musica Sarti” per contribuire all’acquisto di nuovi strumenti musicali, dopo la tragica alluvione dello scorso mese di maggio. Inoltre, durante le giornate del Festival gli artisti incontreranno il pubblico per raccontarsi e raccontare la loro esperienza sul palco. Un confronto diretto per capire in che modo la loro vita artistica e personale abbia portato alla realizzazione di ogni spettacolo.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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