L’Ue studia le normative per stare al passo con lo sviluppo tecnologico, in termini di infrastrutture, sicurezza, intelligenza artificiale
La Commissione europea ha appena pubblicato un documento di valutazione dei requisiti per lo scambio digitale dei dati. Dallo studio, emerge come il portal e-Cohesion, uno dei tanti programmi lanciati per il periodo 2014-2020, abbia effettivamente semplificato i processi e alleggerito il lavoro amministrativo, come da obiettivi.
«L’Europa e il Mondo sono alle prese con nuove sfide, specialmente nel campo della digitalizzazione e dei cambiamenti tecnologici». Arnaud Thysen, direttore generale dello European Business Summit, think tank per la cooperazione tra settore pubblico e privato, apre la seconda edizione dell’EU Digital Summit. Svoltosi a Bruxelles, l’evento ha sottolineato l’importanza di un’economia digitale, sostenibile e integrata in tutta l’Unione europea. «L’Ue sta cercando di diventare leader dell’era digitale» e uno dei modi per diventarlo è attraverso «politiche forti e incentivi».
L’Europa nel decennio digitale
A gennaio 2024 inizierà il semestre della presidenza del Belgio nel Consiglio dell’Ue. «Nei primi tre mesi lavoreremo sulle leggi che abbiamo sul tavolo», anticipa Petra De Sutter, vicepremier belga.
La più importante è il Gigabit Infrastructure Act, per rispondere alla crescente richiesta di banda larga. Ma oltre alle infrastrutture, un punto cruciale dell’innovazione tecnologica sta, già da tempo, nell’intelligenza artificiale. Anche qui, l’Unione europea si sta muovendo per regolamentare il settore, attraverso l’AI Act, il Cyber Resilience Act o l’Interoperable Europe Act. «La seconda metà del semestre sarà invece dedicata all’adozione delle conclusioni del Consiglio sulle priorità digitali e fissare l’agenda per il periodo 2024-2029. Bisogna continuare sulla strada di un ecosistema digitale sostenibile. Discuteremo ciò che potrà portarci verso un’autonomia strategica».
Mercato unico dei dati
«L’economia dei dati è prioritaria per la nostra Commissione», afferma Bjoern Juretzki, a capo della direzione generale delle Reti di Comunicazione per la Commissione europea Connect. «Abbiamo individuato due pilastri principali per migliorare, legislazione e finanziamenti e sviluppo di spazi comuni europei».
«Dobbiamo guardare anche a nuovi mercati e assicurarci che siano aperti alla concorrenza che può arrivare in queste nuove nicchie», aggiunge Daniel Schnurr, ricercatore di CERRE, think tank con focus su tecnologia, energia e sostenibilità.
Anche il pubblico, la cittadinanza, sta diventando sempre più consapevole dell’uso dei dati, per averne un maggior controllo. «Quello che mi affascina è come interagiscono i differenti obiettivi con le varie leggi. È evidente nella volontà di creare un mercato unico», commenta Inge Graef, docente dell’Università di Tillburg. Il bilanciamento sarà nel «dare più controllo agli utenti ma anche alle imprese private. Oltre agli aspetti individuali, è interessante vedere come sarà promossa la concorrenza, abbassando le barriere di accesso e con innovazioni politiche».
Assicurare la libera circolazione dei dati rimane fondamentale in un mercato tecnologico interconnesso. La Commissione ha preso diverse iniziative in materia di sovranità digitale e innovazione, ma dalla teoria serve anche una svolta pratica, ed è questa la sfida principale.
Partnership globale
Molti Paesi stanno cercando di ottenere il controllo del cyberspazio, ma per natura la digitalizzazione è globale. Questa deve essere la chiave di lettura per nuove
regolamentazioni e per la loro esecutività a livello mondiale.
«Siamo sempre stati guidati da un approccio antropocentrico e affidabile», interviene Eva Maydell, europarlamentare. «Anche se in passato abbiamo messo in atto regolamenti visti come fortezze esclusive, abbiamo fatto dei passi nella giusta direzione, affinché i cittadini si fidassero della tecnologia. Dobbiamo chiederci se le norme siano andate di pari passo con il progresso, ma sono state discussioni bilanciate con le libertà civili. Speriamo che la prossima legislatura europea continui a lavorare per eccellere e fare dell’Ue un concorrente importante».
Intelligenza Artificiale
Uno dei temi più attesi, non solo nell’EU Digital Summit, è l’Intelligenza Artificiale. Entro la fine dell’anno, l’Ue vuole rifinire l’AI Act, cercando di armonizzare le diverse posizioni. L’obiettivo è definire i rischi e generare una cornice «più certa e ritenuta affidabile», spiega Lucilla Sioli, della direzione generale della Commissione Connect per l’intelligenza artificiale e l’industria digitale.
«La maggior parte degli usi dell’IA non saranno toccati dall’AI Act. Le norme riguarderanno un numero limitato di casi, considerati a rischio violazione dei diritti umani o della sicurezza».
«Servono standard chiari», aggiunge Sasha Rubel, a capo delle politiche pubbliche IA per l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente di Amazon Web Services. «Molte start-up che si rivolgono a noi chiedono proprio chiarimenti sul rispetto dei requisiti, sia verso quello che sarà l’AI Act che le norme a venire».
Impatto dell’industria tecnologica
«Sappiamo che il consumo in Europa non è ancora sostenibile», ammette Nils Behrndt, vicedirettore
generale della Commissione JUST per la Giustizia e i consumatori. «Il 72% ritiene che dovrebbe fare di più per contribuire alla transizione green. Per passare dal pensiero all’azione, il 70% acquista prodotti più sostenibili anche se più costosi. Uno degli aspetti più importanti è quello di promuovere una produzione più vincolata da determinate regole».
Allo stato attuale, le caratteristiche più tenute in considerazione dagli acquirenti, ad esempio per gli smartphone, sono prestazioni e prezzo. «Un cliente valuta le prestazioni e poi compara i prezzi. Dobbiamo superare questo limite e considerare l’impatto ambientale, il prezzo considerato l’intero ciclo di vita del prodotto. Ma per questo il consumatore deve avere più informazioni al momento dell’acquisto. Spesso, da clienti, non abbiamo tempo per fare queste ricerche».
Gigabit Infrastructure Act e cybersicurezza
La presidenza spagnola al Consiglio europeo, iniziata il 1 luglio, cercherà di presentare entro
la fine del semestre una bozza del Gigabit Infrastructure Act. Questa normativa mira all’attivazione di network più veloci, efficaci ed economici per servizi come cloud, dati, IA, tecnologie di realtà virtuale. «La discussione sta procedendo rapidamente al Consiglio», afferma Kamila Kloc della direzione generale della Commissione Connect. «Anche il Parlamento lavora spedito e aspettiamo gli emendamenti per mettere insieme le varie posizioni».
Ma quello delle infrastrutture è solo uno degli aspetti della rivoluzione digitale. Serve anche un sistema innovativo, che garantisca sicurezza a cittadini e lavoratori, affinché la digitalizzazione non lasci indietro nessuno. E «l’Europa è leader nel creare un ecosistema normativo per la cybersicurezza», chiude Despina Spanou, capo gabinetto del vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas.
Raisa Ambros
Foto © The Economic Times, Skill-Lync, ET Telecom, Emarsys, Emeritus, Geodis, International Monetary Fund













