Marconi, ristrutturazione della palazzina voluta da PioXI

0
1903
Marconi

La Palazzina nei Giardini Vaticani si propone di ricordare il contributo del Premio Nobel Guglielmo Marconi alla nascita e allo sviluppo di Radio Vaticana

 

Nei Giardini vaticani si è festeggiato il 150° compleanno di Guglielmo Marconi, con la presentazione alla stampa, della ristrutturazione della Palazzina che porta il suo nome e che ora ospita il Museo storico della radio Vaticana, il laboratorio e una nuova sala delle conferenze per dare continuità all’emittente che porta il messaggio della Chiesa nel Mondo, il tutto grazie al contributo del Dicastero per la Comunicazione. Per l’occasione erano presenti giovani radioamatori appartenenti all’Ari (Associazione radioamatori italiani) con le sezioni di Roma, Civitavecchia e Perugia che sin dalle 8,30 hanno svolto attività amatoriali. La stazione ha come nominativo HV9TVM cioè Holy See Vatican (Santa Sede) e TVM per Trasmittente Vaticana Marconi.

In questo edificio storico sono ora conservate le apparecchiature originali volute da Marconi. A introdurre l’evento è stata la giornalista Cecilia Seppia cui ha fatto seguito l’intervento di mons. Gallagher segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, quindi il saluto del prefetto per la Comunicazione Paolo Ruffini, seguito dal segretario del dicastero della comunicazione mons. Lucio Adrian Ruiz che ha illustrato la ristrutturazione della palazzina. Si attendeva la presenza di Elettra Marconi (94 anni) ma una improvvisa indisposizione, dovuta all’età ne ha impedito la presenza sostituita però dalla partecipazione alla cerimonia del nipote il prof. Guglielmo Giovanelli Marconi che ha proceduto al taglio del nastro.

Nell’occasione è stato presentato un breve documentario “Marconi in Vaticano” con l’intervento del responsabile di Radio Vaticana Massimiliano Menichetti. Infine il saluto conclusivo e ringraziamenti del direttore della Direzione Tecnologica, Dicastero per la Comunicazione, Francesco Masci. Era presente anche padre Federico Lombardi – presidente della Fondazione Ratzinger – Benedetto XVI.

L’inaugurazione del 1931

La radio fu inaugurata da Papa Pio XI in una fredda mattina del 12 febbraio 1931 con il messaggio “Arcano Dei”. «Essendo arcano il disegno di Dio e potendo per primi valerci in questo luogo, della mirabile invenzione marconiana, ci rivolgiamo primieramente» così iniziò il discorso il Santo Padre diretto ai cattolici, ai religiosi, ai missionari, a tutti i fedeli, agli infedeli e ai dissidenti, ai Governanti, ai sudditi, ai ricchi e ai poveri.

La realizzazione della struttura radiofonica fu affidata a Guglielmo Marconi e la posizione scelta, ha raccontato monsignor Lucio Adriàn Ruiz, segretario del Dicastero per la comunicazione «era quella nei Giardini Vaticani più elevata possibile rispetto alla Città di Roma, per poter trasmettere meglio. Inoltre la trasmittente non era collegata alla rete elettrica della Città del Vaticano e la corrente arrivava attraverso due generatori a olio. Oggi dopo i lavori di ristrutturazione, continua a trasmettere minimizzando gli impatti nel campo elettromagnetico e elettrico con un risparmio delle emissioni di Co2 dell’80%».

Strumento di informazione

Nel 1932 venne inaugurato un collegamento a onde ultracorte fra il Vaticano e la Villa Pontificia di Castel Gandolfo. Nel 1939, dopo la morte di Pio XI, la Radio seguì il conclave e poi la cerimonia di insediamento del nuovo pontefice Pio XII. Durante la seconda guerra mondiale ci fu il tentativo del ministro tedesco della Propaganda Goebbels, di ridurla al silenzio per tacitare un importante strumento di informazione. In quel periodo vennero trasmessi appelli per ritrovare civili e militari dispersi durante il secondo conflitto mondiale, l’irlandese mons. O Flaherty che aveva il compito, su richiesta di Pio XII, di visitare i militari alleati reclusi nei campi di concentramento italiani utilizzò la Radio Vaticana, con trasmissioni in lingua inglese, per tranquillizzare i familiari sulla loro esistenza. Si stima che tra il 1940 ed il 1946 furono inviati oltre 1.200.000 messaggi con 12.000 ore di trasmissione.

Dopo la fine del conflitto e durante la guerra fredda vennero introdotti programmi in altre lingue. Si incrementarono le trasmissioni rivolte verso l’Africa, l’America Latina e l’Asia. Dopo l’elezione di Giovanni XXIII la Radio dedicò in trenta lingue le trasmissioni dedicate ai lavori del Concilio Vaticano II. Nel 1964 seguì il primo viaggio di Papa Paolo VI in Terra Santa.

Negli anni90 hanno avuto inizio le trasmissioni satellitari e quelle via internet. MarconiMigliaia di emittenti di vario genere e dimensioni soprattutto cattoliche, ritrasmettono i programmi della Radio Vaticana. Nel 2014 è stata completata la digitalizzazione delle registrazioni sonore relative ai pontefici. L’archivio, denominato “La voce dei Papi” raccoglie le voci dei pontefici da Pio XI ad oggi. Il 27 giugno del 2015 Papa Francesco con Motu Proprio ha inserito la Radio Vaticana all’interno di un sistema editoriale, gestito oggi dal Dicastero per la comunicazione, che è parte integrante della Curia Romana.

Guglielmo Marconi uomo di fede

Il professor Guglielmo Giovanelli Marconi, nipote dello scienziato, nel suo intervento ha ricordato che il nonno: «era legatissimo a Papa Pio XI, era un uomo di fede che ha trasmesso a tutta la famiglia. Il Santo Padre amava la scienza e con lui aveva un rapporto di grande amicizia. Mio nonno – prosegue il prof. Marconi- diceva spesso che la sua opera (la radio ndr) era undono di Dio e che questa invenzione la metteva a disposizione dell’umanità”». Marconi proprio per seguire personalmente i lavori della Palazzina della radio passò un lungo periodo a Roma.

Il padre della telegrafia senza fili, pioniere delle moderne comunicazioni e Premio Nobel per la Fisica nel 1909, era nato a Bologna nel 1874 da padre italiano e da madre irlandese, appartenente alla celebre famiglia Jameson distillatori di whiskej. Si iscrisse all’Istituto tecnico di Livorno ma secondo quanto riferisce il nipote prof. Guglielmo in una recente intervista, non andava molto bene a scuola. All’Università di Bologna dove si era iscritto, per ben sei volte fu bocciato all’esame di fisica dal prof. Augusto Righi. Nella villa di proprietà del padre si dedicò a vari esperimenti e nella primavera del 1895 riuscì a trasmettere un segnale che dal giardino della villa percorse due chilometri scavalcando una collina. La trasmissione di segnali a distanza per via elettromagnetica sembrava funzionare.

L’inventore della radio

A lungo le sue teorie furono considerate dal mondo scientificostrampalate”. Quando si presentò alle Poste italiane con una bozza del suo brevetto, il funzionario di turno, dopo averlo congedato, scrisse che per la sua idea “doveva essere mandato in manicomio criminale”. Così Marconi si rivolse al direttore del Royal Post office inglese che comprese subito l’importanza della scoperta. Fondò in Gran Bretagna la sua prima società divenendo al contempo inventore-imprenditore. Riuscì a sfruttare subito a livello commerciale le sue scoperte. Marconi ottenne il Nobel a 35 anni.

Sempre da una intervista veniamo a conoscenza dalla figlia Elettra (ora 94 anni) «mio padre nel 1909 salvò oltre 2mila passeggeri di un transatlantico che da New York stava navigando verso l’Europa e fu speronato da un’altra nave. Era molto fiero di aver salvato tutte quelle persone». Marconi fu molto devoto ad Hertz pur non avendolo mai incontrato, in quanto riconosceva in lui colui che aveva massimamente contribuito alla sua invenzione. Marconi aiutò la figlia di Hertz a fuggire dalla Germania per l’America quando iniziarono le epurazione degli ebrei. Aiutò anche l’ebreo polacco David Sarnoff a emigrare negli Usa dove cominciò a lavorare per la Marconi Company, più tardi sarebbe divenuto presidente della RCA. Secondo quanto riferisce il nipote «mio nonno provava molta pena per Antonio Meucci. Perché non aveva potuto mantenere il suo brevetto ed era morto in povertà. Lo ha sempre difeso dai suoi detrattori».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco, Eurocomunicazione

Articolo precedenteCooperazione Grecia-Armenia: analisi di un legame strategico
Articolo successivoGarfield, il gattone più amato torna al cinema
Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui