Rafah, comunità internazionale sgomenta

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Rafah

Israele si difende sostenendo di aver eliminato, nel raid dove sono deceduti 45 civili, almeno due terroristi di Hamas

 

“Il bilancio dell’attacco israeliano alla tendopoli nell’area di Tal as-Sultan, nel nord-ovest di Rafah, è salito a 40 vittime. Fonti locali sostengono che “la maggior parte dei morti sono donne e bambini” e “molti sono bruciati vivi“. Decine i feriti che sono stati portati negli ospedali della zona che – secondo la Mezzaluna rossa palestinese – “non sono in grado di gestire questo gran numero di accessi”.

Israele si difende affermando che nel raid, “sulla base di precise informazioni di intelligence”, sono stati “eliminati il terrorista Yassin Rabia, comandante della leadership di Hamas in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr), nonché Khaled Nagar, un alto funzionario dell’ala di Hamas” sempre della stessa area. Inoltre le truppe dell’Idf (Forze di difesa israeliane) hanno ampliato la loro attività operativa nella parte orientale di Jabaliya negli ultimi giorni, dato che, nel corso delle operazioni, le truppe hanno eliminato diversi terroristi in combattimenti ravvicinati e hanno rinvenuto grandi quantità di armi, tra cui fucili Kalashnikov, colpi di mortaio, esplosivi e ulteriore equipaggiamento militare. In aggiunta, localizzati e smantellati un impianto di produzione di esplosivi e una serie di tunnel, eliminati diversi terroristi e sequestrate decine di armi e infrastrutture terroristiche. Gli aerei dell’aeronautica israeliana hanno colpito un sito di lancio a Jabaliya da cui venivano effettuati lanci verso la Città di Ashkelon.

Sotto indagine

La procuratrice generale militare, Yifat Tomer Yerushalmi, ha affermato che «i dettagli del grave incidente sono sotto inchiesta, che ci impegniamo a portare avanti al massimo. Sono aperte 70 inchieste dalla Polizia militare per sospetti incidenti criminali durante la guerra». Tra queste c’è anche quella sul centro di detenzione militare di Sde Teiman dove sono rinchiusi i miliziani di Hamas catturati dal 7 ottobre in poi, tra cui quelli dell’Unità Nukheba, responsabile dell’attacco ai kibbutz a ridosso di Gaza.

Sgomento internazionale

Unrwa

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, Unrwa, ha affermato che “le informazioni provenienti da Rafah su ulteriori attacchi contro le famiglie in cerca di rifugio sono terribili. Ci sono notizie di vittime di massa, tra cui bambini e donne. Gaza è l’inferno sulla Terra. Le immagini di ieri sera ne sono l’ennesima testimonianza”.

Unione europea

«Da una parte si chiede la soluzione dei due Stati ma nel mentre i coloni occupano più territori in Cisgiordania. Se vogliamo centrare l’obiettivo dobbiamo impegnarci di più: gli amici arabi hanno delle proposte e noi vogliamo ascoltarli”, afferma l’alto rappresentante Ue Josep Borrell. I ministri degli Affari esteri dell’Ue avranno oggi uno scambio informale con i colleghi di Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar, nonché con il segretario generale della Lega degli Stati arabi.

«Sono inorridito dalle notizie che arrivano da Rafah sugli attacchi israeliani che hanno ucciso decine di sfollati, tra cui bambini piccoli. Condanno questo fatto con la massima fermezza», afferma Borrell. «Non esiste un luogo sicuro a Gaza. Questi attacchi devono cessare immediatamente. Gli ordini della Corte di giustizia e il Diritto internazionale devono essere rispettati da tutte le parti», sottolinea.

Italia
Crosetto

In un’intervista il ministro della Difesa italiano utilizza parole forti: «Ho l’impressione che Israele stia seminando un odio che coinvolgerà figli e nipoti. Hamas è un conto, il popolo palestinese è un altro. Dovevano discernere tra le due cose e fare una scelta più coraggiosa dal punto di vista democratico. Siamo convinti che Israele dovesse risolvere il problema con Hamas, ma fin dal primo giorno abbiamo affermato che questa cosa andava affrontata in modo diverso. Tutti gli Stati sono concordi che su Rafah Israele doveva fermarsi. Non siamo stati ascoltati e ora guardiamo con disperazione la situazione».

«Qualunque elemento di destabilizzazione ulteriore di una zona già sull’orlo di un abisso diventa rilevante – ha aggiunto Crosetto – «non solo per Rafah o per Gaza ma per tutto il Medio Oriente. Gli effetti di ulteriori elementi di criticità in quell’area coinvolgono una zona molto più ampia che arriva al Libano ma che si estende anche ai Paesi vicini. C’è una situazione sempre più difficile nella quale il popolo palestinese è compresso, senza tenere conto delle esigenze e dei diritti di uomini, donne e bambini innocenti che nulla hanno a che fare con Hamas».

Tajani

«Sabato mattina ho incontrato il premier palestinese, che è anche ministro degli Esteri. Abbiamo parlato a lungo della situazione e noi abbiamo dichiarato di essere favorevoli alla Rafahnascita di uno Stato palestinese però questo deve essere riconosciuto da Israele. Certamente non può essere guidato da Hamas che è un’organizzazione terroristica. Noi riconosciamo l’Autorità nazionale palestinese», ha affermato il vice premier e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, al suo arrivo al Consiglio Ue Affari Esteri a Bruxelles. «Ho ribadito», a Mohammad Mustafa, «che noi siamo pronti a inviare anche nostri militari qualora, per preparare la nascita dello Stato palestinese una volta finita la guerra, si dia vita a una missione dell’Onu guidata da un Paese arabo».

La decisione di Hamas «di lanciare missili da Rafah contro Israele è un modo per cercare di accelerare i tempi di un attacco. Evidentemente Hamas sta usando Rafah per creare ulteriori problemi, cioè cerca di attirare Israele in una sorta di trappola mediatica“, ha aggiunto Tajani. «Ma a pagare il prezzo di tutto ciò sarà il popolo palestinese a dimostrazione, ancora una volta, che Hamas non sta dalla parte del popolo palestinese, ma lo usa come strumento per i suoi disegni politici, che noi non condividiamo».

Spagna

Il ministro degli Esteri spagnolo Manuel Albares ha annunciato il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. «Domani i nostri tre Paesi, Irlanda, Norvegia e Spagna, vivranno una giornata storica che sicuramente ci avvicinerà all’obiettivo che tutti desideriamo: raggiungere una coesistenza pacifica e sicura in Medio Oriente».

Grecia

«Proporrò una task force congiunta, che includa ministri sia degli Stati arabi sia dell’Ue, che possa rivolgersi a entrambe le parti in modo da garantire negoziati efficaci per una pace immediata»: ha dichiarato il ministro degli Esteri greco Giorgos Gerapetritis. Inoltre ha osservato che «tutte le ostilità devono cessare immediatamente, gli ostaggi devono essere rilasciati, dobbiamo lavorare per ulteriori corridoi umanitari, dobbiamo lavorare per una soluzione a due Stati, che è un terreno comune per noi».

Qatar

Doha ha affermato che l’ultimo attacco israeliano a Rafah potrebbe ostacolare gli sforzi di mediazione per raggiungere un accordo di cessate il fuoco e scambio di ostaggi: lo afferma in una dichiarazione il ministero degli Esteri.

Giordania

Anche Amman ha attaccato Israele per il raid su Rafah «La comunità internazionale – ha affermato il ministero degli esteri – «deve costringere Israele ad assumersi la propria responsabilità. Questi atti e crimini rappresentano una palese violazione delle norme del diritto internazionale e di quello umanitario e sono incoerenti con tutti i valori umani e morali e rappresentano crimini di guerra che l’intera comunità internazionale deve affrontare condannare i responsabili».

Egitto

Anche Il Cairo condanna con forza e in un comunicato del ministero degli Esteri si legge “il deliberato bombardamento delle tende degli sfollati delle forze israeliane nella Città palestinese di Rafah, che ha provocato centinaia di morti e feriti tra le fila degli sfollati palestinesi, in una nuova violazione del diritto umanitario internazionale e dell’accordo del 1949 sulla protezione dei civili in tempo di guerra. Israele” – sostiene l’Egitto – “mette nel suo mirino civili isolati, e attua una sistematica politica di distruzione allo scopo di rendere insostenibile la portata dei massacri”.

“Gli si chiede perciò di adempiere ai suoi obblighi legali come forza basata sull’occupazione e di attuare misure emesse dalla Corte internazionale di giustizia in merito alla cessazione immediata delle operazioni militari e di qualsiasi altra procedura nella Città palestinese di Rafah”. Al Consiglio di Sicurezza, “e alle parti internazionali più influenti”, chiede “un intervento immediato per garantire un immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la fine delle operazioni militari a Rafah”.

Turchia

«Come Turchia, faremo di tutto affinché questi barbari siano ritenuti responsabili davanti alla giustizia per i crimini» che hanno commesso. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, citando il premier israeliano e il suo Governo e criticandoli Rafahper l’attacco contro Rafah. Durante una conferenza a Istanbul il leader turco ha paragonato nuovamente Benjamin Netanyahu a Adolf Hitler e Slobodan Milosevic, aggiungendo che l’attacco di Israele contro un campo profughi a Rafah «rivela il volto sanguinoso» del premier israeliano. Fino a che Netanyahu e la sua rete omicida non riusciranno a spezzare l’eroica resistenza del popolo palestinese, resteranno con le spalle al muro nel loro Paese e cercheranno di prolungare la propria vita politica spargendo altro sangue ma presto si renderanno conto che questo non serve a nulla”, ha aggiunto sottolineando che «ha avuto luogo dopo l’appello della Corte internazionale di Giustizia a fermare gli attacchi».

Nessuna giurisdizione

Il procuratore generale Gali BaharavMiara ha attaccato la Corte dell’Aja sostenendo che «l’indagine su Israele manca di giurisdizione». I mandati di arresto richiesti sono «senza basi. La decisione di Khan ignora, tra le altre cose, il fatto che il sistema legale israeliano ha provato in passato la sua indipendenza, la sua imparzialità e il suo attaccamento ai valori della verità e della giustizia. Non siamo timorosi applichiamo la legge contro chiunque, anche i capi dell’esercito e dello Stato se ci sono sospetti di fondate violazioni. Non abbiamo bisogno di aiuti dall’esterno» – ha concluso – «per mettere a nudo sospette attività criminali».

 

Ginevra Larosa

Foto © BBC, CGTN, Euronews, Al Jazeera, WSJ

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