Merito di un piccolo editore, un progetto interessante, che vede tra le prime uscite un romanzo ambientato negli “anni di piombo”
Forme diverse come la scrittura e l’universo sonoro trovano nell’amplesso artistico un modo seducente di suscitare emozioni e riflessioni: quello tra musica e letteratura è certo un connubio riuscito. Accogliamo dunque con interesse il varo di una nuova collana musicale, dal titolo onomatopeico Tam Tam Tribù, che si affianca a quelle dedicate ai nuovi autori, al polar (gialli e noir) e al romance già proposte dalla casa editrice e community letteraria BookTribù, guidata da Emilio Alessandro Manzotti.
A curarla è il romanziere e docente di scrittura creativa, nonché produttore musicale, Massimiliano Nuzzolo, che così spiega gli intendimenti della novella creatura: «Tam Tam Tribù nasce dalla volontà di evidenziare il forte legame tra letteratura e musica, in ogni sua declinazione, dai romanzi fino alla storia della musica. La collana si muoverà tra pagine e suoni, indagando sui legami tra musica e letteratura, ora con romanzi e racconti, ora con saggi e biografie non usuali, con la volontà di conquistarsi legittimamente uno spazio nel panorama nazionale». A inaugurarla, ben quattro libri: il romanzo Buonanotte ai suonatori di Umberto Rossi, (critico, traduttore, docente); Gershwin. Nostro contemporaneo di Guido Michelone (critico, docente, saggista), che celebrerà il centenario di Rapsodia in blu; 49999 parole e MusicLeaks (alla maniera di Julian Assange) del critico musicale Michele Monina, che trattano dello scrivere di musica.
Buonanotte ai suonatori
Il romanzo di Umberto Rossi, ambientato tra la primavera del 1978 e l’estate del 1979, con una coda che giunge all’oggi. Si narra la storia di un gruppo di ragazzi appena maggiorenni, appassionati di musica alternativa – e anelanti a mondi altrettanto alternativi – i quali decidono di mettere su una band e di fare della musica la loro vita. Sorta di Gruppo TNT del rock, la tragicomica storia d’amore con quell’arte ne accompagna la crescita, il passaggio cruciale del coming of age. Le vicende sono collocate in una provincia italiana priva di un retroterra culturale, un “paesone” alle porte di Roma, uno di quegli spazi civici sorti nel ventennio littorio come comuni agricoli e diventati conurbazioni industriali.
In sintesi
Il racconto è in prima persona: un insegnante sessantenne rievoca con gradevole vis comica gli anni della giovinezza. Una voce ironica e ammiccante, impostata su un registro sapidamente colloquiale ma denso di rimandi letterari, cinematografici e ovviamente musicali, che costituiscono l’ordito del testo. Più testimone che protagonista della storia, Emanuele Bianchi era il bassista della band, indole empatica che cerca di sanare i contrasti (per lo scontro di personalità, gli amori condivisi, le visioni diverse sulla musica da proporre) sorti tra i due leader, il dongiovanni senza scrupoli Paolo Centorrino, siculo-normanno alto biondo con gli occhi azzurri e voce della band, e Umberto Neri, l’ambizioso lead guitarist, spigoloso intellettuale del gruppo.
Emanuele s’innamora di Giuliana Valover, conosciuta in un torrido pomeriggio estivo, forse più un’illusione che una persona con la quale stabilire un rapporto autentico. Chi è, in fondo, Giuliana? Una sirena, un amore, un fraintendimento, un oggetto del desiderio, una manipolatrice? Con scelta presa quasi per gioco, Emanuele si stabilirà a Londra, dov’è ambientata parte della storia, perché lì, oltre alla Musica con la “M” maiuscola, c’è lei, e finalmente qualche tessera sembrerà andare al suo posto.
Gli anni di piombo
Attorno a questo nucleo, altri personaggi, altri temi s’intrecciano in una trama abilmente tessuta: oltre all’amore e all’amicizia, la droga (figura ricorrente), l’impegno politico, la rimozione del passato, la ricerca di senso. E sullo sfondo di questa ridda di ambizioni e tradimenti, di amori struggenti e occasioni perdute, si profila la storia, quella dei cosiddetti “anni di piombo”. Fondale mai oleografico, ma doloroso controcanto alle vicende narrate, trapunte di fatti che hanno inesorabilmente segnato le sorti nazionali, dal rapimento e uccisione di Aldo Moro, alla grande retata del 7 aprile 1979 dei leader di Autonomia Operaia, alle elezioni politiche di quello stesso anno dove la marea crescente del PCI comincia ad arrestarsi, lasciando il posto alla consapevolezza che “moriremo democristiani”: siamo dunque alle soglie dell’età del riflusso.
Sorprese inaspettate
L’io narrante è però solo il primo livello di un impianto narrativo a scatole cinesi, dove la struttura stessa si fa significato. Perché, d’improvviso, tutto si sovverte. Nella chiusa del romanzo tre capitoli accentuano la dimensione metanarrativa del testo, alla voce di Emanuele (ma era proprio lui?) s’avvicendano quelle dei suoi antichi compagni: uno dopo l’altro, prendono la parola, forse – non è chiaro, sta al lettore decidere – anche il vero autore della narrazione sinora snodata. Entra in gioco un editore, che di quella band fece parte, si appropria della storia raccontata e ne capovolge gli assunti, in una gustosa postfazione dove si abbozza una lettura critica del testo stesso: un sagace e divertente gioco del gatto col topo con il lettore, un intrigante sottotesto allusivo – in termini metaletterari – della morte del narratore.
Con una sorpresa finale, che opera un nuovo ribaltone. Siamo ormai nel 2021, negli oltre quarant’anni che intercorrono tra la fine della prima parte e il presente di queste versioni dei fatti che sparigliano le carte il mondo è sideralmente mutato, i fatti assumono tutt’altri contorni, gli altarini cadono, i sipari vengono squarciati, e ci si rende conto che non tutto è quel che pare essere – come nella vita.
Cosa resta alla fine di questa giostra narrativa? Ovviamente la musica, resa con dettagliata competenza, che informa il testo a livello lessicale, simbolico e strutturale, rivendicando la sua centralità in una pagina conclusiva che giunge anch’essa inattesa, ultimo sorprendente contenitore di un romanzo appunto a scatole cinesi. E con essa, l’inesausta ricerca di senso e di verità, umana e storica: forse quei ragazzi tanto ordinari non erano, forse le loro vite qualcosa di profondo hanno da rivelare. Forse, non tutte quelle note suonate e sognate andranno perdute. Davvero un inizio scoppiettante per la nuova collana.
Giuseppe Costigliola













