Henrietta Swan Leavitt, la regina delle stelle

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1913
Henrietta Swan Leavitt

Dal lavoro di calcolatrice alla Legge di Espansione dell’Universo la Leavitt ci fa riflettere sulla condizione femminile nella scienza

 

Agli inizi del secolo scorso i calcoli per le grandi imprese venivano effettuati da gruppi di signore, spesso sottopagate, e alle dipendenze di un coordinatore maschio. Venivano chiamate “calcolatrici” e il loro lavoro era spesso noioso e ripetitivo. Lavoravano sette ore al giorno per sei giorni la settimana, e venivano pagate circa la metà dei corrispondenti impiegati di sesso maschile. Lo svolgimento del compito era abbastanza noioso e ripetitivo anche se meno gravoso dei lavori di casa o di fabbrica. Oggi verrebbe eseguito da un computer praticamente gratis e molto più accuratamente. Questo ha però reso famosa una donna eccezionale, Henrietta Swan Leavitt, che ha contribuito allo sviluppo dell’astronomia in modo sostanziale.

La giovane astronoma

Nel 1895, all’età di 27 anni, Leavitt ottenne un impiego presso l’Osservatorio dell’Harvard College a Cambridge nel Massachusetts. All’epoca, un numero crescente di donne si diplomavano anche con titoli più alti. Secondo la storica Margaret Rossiter, che ha studiato il ruolo delle donne nella scienza all’inizio del XX secolo: erano sostanzialmente escluse dall’insegnamento nelle università e dalle posizioni dirigenziali. Tuttavia i dipartimenti di astronomia erano felici di assumerle per sostenere i progetti, che richiedevano lavoratori a basso reddito. La Leavitt fu reclutata dal direttore dell’Osservatorio di Harvard, Edward Pickering, che stava conducendo un progetto per fotografare e catalogare gli spettri delle stelle. In linea con i ruoli di genere del XIX secolo, le donne erano viste come candidate ideali per questo lavoro di classificazione, che richiedeva pazienza e attenzione ai dettagli.

I calcoli ad Harvard agli inizi del 900

Le donne calcolatrici svolsero un ruolo fondamentale nell’astronomia, a partire da quando l’Osservatorio si imbarcò nell’ambizioso progetto di catalogare la posizione, la luminosità e il colore di tutte le stelle. Un nuovo telescopio di trentotto centimetri, chiamato il Grande Rifrattore, aveva permesso di osservare, a partire dal 1847, i dettagli stellari con precisione mai vista prima. Il compito di Henrietta Swan Leavitt consisteva nell’esaminare con un oculare i negativi delle lastre fotografiche scattate mediante il Grande Rifrattore, e catalogare i dati osservati. In particolare, le venne chiesto di concentrarsi sulle cosiddette Cefeidi variabili. Si trattava di stelle della costellazione di Cefeo, e che possedevano una luminosità variabile in cicli di qualche giorno o mese.

La Legge di Leavitt

All’epoca si pensava che la nostra Galassia, la Via Lattea, coincidesse con l’intero Universo. Henrietta Leavitt, senza bisogno di un telescopio, fece vedere che al di fuori erano presenti numerose altre stelle. Tra il 1904 e il 1908 la Leavitt ne osservò 1777 variabili nelle Nubi di Magellano, scoprendo anche che la durata del ciclo determina la loro luminosità reale. Questo le permise di calcolare la distanza dall’osservatore. Elaborò la “Legge di Leavitt” in base alla quale la luminosità apparente decade con l’inverso del quadrato della distanza. Giunse a questa conclusione utilizzando una semplice lente d’ingrandimento su una lastra di vetro rivestita da una emulsione fotografica. Passando da una stella all’altra, e poi da una lastra all’altra, Leavitt giudicava la luminosità della stella, la confrontava con la magnitudine nota di altre e registrava i risultati ottenuti.

Un lavoro da certosino che ha dato i suoi frutti

Ha lavorato per 10 anni sulle lastre di vetro della Nebulosa di Orione e vi ha trovato 77 nuove stelle variabili. Passò poi alla Nebulosa del Sagittario e alla Piccola Nube di Magellano. Nell’estate del 1905, Scientific American riferì che “Miss Leavitt” aveva trovato 1.300 nuove variabili da quando aveva iniziato il suo lavoro sulle nebulose. Per tutto il 1908, continuò la sua caccia nella Piccola e nella Grande Nube di Magellano. All’epoca, gli astronomi non sapevano che entrambe sono piccole galassie nane in orbita attorno alla Via Lattea. Alla fine trovò 1.777 nuove stelle variabili e ne calcolò la luminosità. Le sue intuizioni hanno fornito a Hubble la formula di cui aveva bisogno per vedere al di fuori della nostra Galassia.

L’Universo in espansione

Un decennio dopo Hubble puntò il suo telescopio su Andromeda e quando individuò una stella Cefeide fu in grado di calcolarne la distanza dalla Terra proprio con la legge di Leavitt. Questo gli permise di dimostrare che si trovava molto al di fuori della nostra Via Lattea. Usando lo stesso metodo, fu presto in grado di trovare e misurare altre 23 Galassie, alcune delle quali lontane fino a 20 milioni di anni luce dalla Terra. Con la Legge di Leavitt, che costituisce la base su cui costruire, Hubble scoprì anche nel 1929 che l’Universo è in espansione. Sfortunatamente, Leavitt morì di cancro allo stomaco nel 1921 prima di poter comprendere il pieno significato della sua creazione dato che la scoperta delle Cefeidi avvenne nel 1923, e quella dell’espansione nel 1929.

Ma anche se non visse abbastanza da vedere come cambiò l’astronomia, Henriette Leavitt è stata una grande scienziata e la sua storia è una occasione per riflettere sulla condizione femminile nella società e nella scienza.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Sapere Scienza, Planetas

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