Aroma di Grecia in tutto il British Museum

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British Museum

Turchia, Italia, Repubblica Ceca, Russia, Libia, Iraq, India, Cile, Venezuela, Panama, Guatemala, Gabon, Zambia, Egitto e molti Stati osservatori supportano la posizione greca

 

Non sono solo le sculture del Partenone, ma anche un pezzo XXL “sconosciuto” degli spazi espositivi del British Museum (che cattura i flash di Great Russell Street a Londra) a “urlare” la Grecia. Si tratta di “diamanti” prodotti in Grecia, che i suoi leader non nascondono; al contrario, li “beccano”, li pubblicizzano in modo appropriato. La ricerca di Sunday Afternoon mostra che una parte enorme delle entrate del British Museum è dovuta alla Grecia. Non ci siamo soffermati esclusivamente sulla sala 18, dove predominano le sculture del Partenone, che la Turchia non riconosce essere state vendute a Elgin, un vantaggio inaspettato, colossale per la Grecia nella serie di trattative per il ritorno delle sculture in patria, ma anche su altre 16 sale dove troviamo antichità greche. Come sono finiti lì? Questa è un’altra storia, multidisciplinare; suscettibile di letture multiple. E traduzioni.

Varie porzioni “greche”

Nella sala 17 si erge imponente il Monumento alle Nereidi: proveniente dalla Licia, in Asia Minore, è opera di artigiani greci finita al British Museum, ha una storia sua davvero particolare. A Xanthos, in Licia, la colonia cretese fondata da Sarpedonte, fratello di Minosse, sono stati rinvenuti i resti del monumento funerario, risalente al 390-380 a.C. e ritenuto appartenente al sovrano locale Arbina. Conosciuto come il Monumento delle Nereidi – dalle statue di ninfe marine che vi si trovano collocate – è un edificio in marmo a forma di tempio ionico, che si erge su un piede alto. La sua facciata è quindi “ospitata” nel British Museum ed è uno dei suoi reperti più belli.

Nella sala 18, invece, è esposto il “fiore all’occhiello” del Museo: le “controversesculture del Partenone, di stupefacente bellezza. Inoltre adornano la copertina del sito web del British Museum, a quanto pare come le sue mostre di punta. Nella sala 19 troviamo antichità provenienti da Atene, e in quella con il numero 20, dalla Grecia e, ancora, dalla Licia, risalenti al 400-325 a.C. In quella 21 vediamo il maestoso Mausoleo di Alicarnasso, nella sala successiva, la 22ª, il mondo fantastico di Alessandro Magno e in 23 sculture greche e romane.

Nella sala 77 i capolavori architettonici dell’antica Grecia e Roma risalgono al 560 a.C. – 300 d.C. Nella 72 ci sono meravigliosi pezzi dell’antica Cipro (dalla galleria A.G. Leventis, di status greco-cipriota). Infine, nella sala 73 reperti greci in Italia, Magna Grecia.

In che modo gli esperti prevedono che ciò sarà possibile?

Avendo tra gli Stati “alleati” del Paese e la Turchia, che difende strenuamente il ritorno dei Marmi alla Grecia, ma anche con l’imminente cambio di Governo in Gran Bretagna, tutto il progetto “ritorno” è agevolato. In occasione della 24ª sessione del Comitato intergovernativo, la stragrande maggioranza degli Stati membri della Commissione e degli Osservatori ha chiesto con forza al Regno Unito di restituire le sculture rubate alla Grecia. Il Summit si è tenuto specificamente sul ritorno dei Beni Culturali ai Paesi di Origine (ICPRCP) e, come previsto, il tema principale sono state le sculture greche.

La delegazione di Atene ha presentato le sue posizioni in modo dettagliato, citando testimonianze di viaggiatori e studiosi dell’epoca Elgin, documentando il loro violento distacco dal monumento. Mentre la Turchia ha chiarito che non riconosce il firmano vendendo le sculture a Lord Elgin. Una mossa di scacco matto, inaspettata, che smentisce ogni argomentazione da parte della Gran Bretagna. Per bocca del Dipartimento per la Lotta al Traffico illecito di antichità della Turchia presso l’Unesco, è confermata la posizione greca sull’inesistenza di un firman (decreto) che avrebbe legalizzato la vendita dei Marmi, come sostenuto da Londra.

Dopo aver salutato la delegazione greca per la presentazione dettagliata e documentata del caso per la restituzione dei Marmi, che, come ha sottolineato, va avanti da 40 anni, ha preso posizione dalla parte della Grecia, dichiarando: «Come capo dell’unità anti-traffico illecito di beni culturali in Turchia, non siamo a conoscenza di alcun documento che legittimi questo acquisto dall’allora coloniale Regno Unito».

L’opposizione dell’archeologa

«Non c’è spazio per discutere di alcuna legalizzazione, anche secondo la legge British Museumdell’epoca. Non vediamo l’ora di celebrare il ritorno dei Marmi del Partenone, poiché crediamo che segnerà un cambiamento nel comportamento nei confronti della protezione del patrimonio culturale e sarà il messaggio più forte mai dato in tutto il Mondo. Pertanto, rimanete forti», ha dichiarato senza mezzi termini l’archeologa Zeynep Boz, rivolgendosi alla delegazione greca e alla Commissione. Pascià aveva dato il permesso di prendere i calchi, non di rimuovere le sculture del Partenone.

Le sculture del Partenone, esposte al British Museum, costituiscono circa il 50% di tutta la decorazione scultorea del Partenone che sopravvive oggi – ad Atene vediamo l’altro 45%. Mentre, secondo l’argomentazione greca, le Sculture (il monumento fu costruito nel V secolo a.C., ndr) non sono opere d’arte indipendenti, come la parte greca ha enfatizzato eccessivamente. E si è affrettato a chiedere al Regno Unito, che è membro per la prima volta del Comitato intergovernativo, di conformarsi alle raccomandazioni e alle decisioni dell’Unesco. I nostri “alleati“, oltre alla Turchia, sono l’Italia, la Repubblica Ceca, la Russia, la Libia, l’Iraq, l’India, il Cile, il Venezuela, Panama, il Guatemala, il Gabon, lo Zambia, l’Egitto, ma anche molti Stati osservatori, come Palestina, Nicaragua, Honduras, Brasile. Tutti i Paesi di cui sopra hanno fortemente sostenuto le posizioni greche.

Anglosassoni si rifanno alle attuali norme

Gli inglesi competenti, però, hanno insistito sulle ferme posizioni del Governo sulla questione, ribadendo che l’attuale quadro legislativo vieta il ritorno dei Marmi alla Grecia, chiarendo che non c’è alcuna intenzione di modificare la legge. C’è però un altro fattore che potrebbe giocare un ruolo chiave nella “riunificazione” dei Marmi. Questo, secondo il consigliere greco-maltese – e di origini britanniche – della Camera dei Lord, John Chountis de Fabbri, è re Carlo. Qui dobbiamo aggiungere che, affinché la posizione del monarca possa essere ufficialmente collocata, sia vietata per legge e club. Tuttavia, i suoi rapporti privilegiati con la Grecia fanno anche credere a de Fabbri che l’ago della bilancia penda verso il Paese ellenico.

“Le sue relazioni speciali di lunga data con la Grecia e i suoi buoni rapporti con il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis – si sono incontrati diverse volte, e lo ha invitato nella sua casa di campagna in Scozia, Dumfries House, qualcosa a cui non è abituato con altri leader – penso siano elementi che dimostrano che è un alleato della Grecia sulla questione dei Marmi”. Parlando con noi, sottolineerà ancora una volta “l’errore di Rishi Sunak nell’annullare l’incontro con il primo ministro greco”.

A Londra si vota a breve

Tuttavia, il nuovo Governo – e qui va notato che la Waterloo di Sunak è attesa per il 4 luglio, quando si svolgeranno le elezioni nel Regno Unito – dovrebbe cambiare la scena a nostro favore. “Rimango della mia opinione che prima delle elezioni in Gran Bretagna non vedremo alcuno sviluppo. La probabilità prevalente è un prestito di 3, 5 o 15 anni, secondo la legge britannica, insieme al riconoscimento da parte della Grecia della proprietà britannica delle antichità. Certo, in tal caso si tratterà di un compromesso, piuttosto doloroso – come ogni compromesso – ma con alcuni risultati pratici, vale a dire la riunificazione dei Marmi. Se ci fate caso, il primo ministro greco sta parlando di riunificazione, non di ‘ritorno’ – la seconda condizione riguarda la permanenza”.

Intanto una manifestazione di protesta per il ritorno delle sculture del Partenone ad Atene in occasione del 15° anniversario del Museo dell’Acropoli si è svolta davanti al British Museum.

Prossima riunione

Come riporta ERT, il presidente del Comitato britannico per la restituzione dei monumenti chiede un incontro urgente con il nuovo direttore del museo, il dott. Nicholas Cullinan per discutere del destino delle sculture, dopo l’annuncio della Turchia che sono state British Museumacquisite illegalmente.

Anche per Victoria Hislop, la nota scrittrice di Per due secoli, il British Museum e il Parlamento sostengono che le sculture siano acquisite legalmente, con il permesso scritto del Sultano dell’Impero Ottomano.

Tuttavia, quando hanno chiesto di produrre il documento, Elgin ha potuto fornire solo una traduzione italiana dell’originale, che le autorità turche ora confermano non esistere.

 

George Labrinopoulos

Foto © Greek City Times, British Museum

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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