Il nuovo gruppo porterà avanti le battaglie identitarie della destra sovranista: immigrazione, Green Deal, difesa dei poteri degli Stati membri
Patrioti per l’Europa è la nuova alleanza formata ufficialmente dal primo ministro ungherese Viktor Orbán insieme ai leader dei partiti nazionalisti di Repubblica Ceca e Austria. Dopo aver inglobato il predecessore, Identità e Democrazia (ID) e aver unito un numero sufficiente di eurodeputati di destra e di estrema destra, è già diventato il terzo gruppo più numeroso dopo il Partito Popolare Europeo (PPE) e l’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D), rispettivamente con 188 e 136 seggi. Molti avevano annunciato la loro adesione nella settimana precedente all’otto luglio, giorno della costituzione ufficiale al Parlamento europeo che ha visto unirsi anche il Rassemblement national francese e la Lega.
L’intenzione di formare un gruppo di “partiti patriottici e sovranisti” – desiderosi di rafforzare il ruolo dei Governi nazionali e di ridurre quello di Bruxelles – è stata resa pubblica il 30 giugno da Orbán, dall’estrema destra austriaca FPÖ e da ANO, l’ex partito liberale dell’ex primo ministro ceco Andrej Babiš. Il nuovo gruppo, punta a ridare più sovranità agli Stati dell’Ue e a promuovere misure più severe contro l’immigrazione clandestina. «Vogliamo rimodellare l’Unione europea, vogliamo garantire che l’asilo non venga abusato e vogliamo la pace alle nostre porte», ha affermato Harald Vilimsky (FPÖ, Austria) durante la conferenza stampa.
I partiti aderenti
La delegazione più numerosa all’interno dei Patrioti per l’Europa è quella del
Rassemblement National, con trenta eurodeputati. Seguono Fidesz di Orbán con dieci, la Lega di Matteo Salvini con otto e il partito Ano di Andrej Babiš, l’ex primo ministro ceco, con sette. Del gruppo fanno parte anche il Partito della Libertà austriaco (Fpö), lo spagnolo Vox e l’olandese Pvv, ciascuno con sei eurodeputati. Tre rappresentanti per Vlaams Belang, partito separatista fiammingo del Belgio, due per il portoghese Chega! e uno a testa per Partito popolare danese, Voce della Ragione (Grecia) e Prima la Lettonia.
Il presidente del Rn Jordan Bardella sarà il presidente del gruppo, ruolo paragonabile a quello del capogruppo nel Parlamento italiano. Sarà coadiuvato da sei vice-presidenti: Kinga Gál (Fidesz), Roberto Vannacci (Lega), Klára Dostálová (Ano), Sebastiaan Stöteler (Pvv), António Tânger Corrêa (Chega!), Hermann Tertsch (Vox) e Harald Vilimsky (Fpö).
Si prospetta un’espansione
Jean–Paul Garraud, che ha rappresentato la delegazione francese alla conferenza stampa inaugurale, ha dichiarato che il gruppo lavorerà «contro l’egemonia della Commissione europea e della maggioranza del Parlamento, che ora è stata scossa», alludendo al fatto che il gruppo autoproclamato è ora il terzo più grande.
«Questi 84 membri sono solo il primo strato, ce ne saranno altri, molti vogliono fare da contrappeso alla follia dell’Ue», ha aggiunto Vilimsky.
Anche Andrej Babiš, leader di Ano, si aspetta un’ulteriore espansione del gruppo. «Molti parlamentari europei del PPE o dell’ECR condividono la nostra visione sull’immigrazione illegale», ha affermato durante una conferenza stampa separata tenutasi in Repubblica Ceca. Ano è criticata per essersi allineata a partiti con posizioni apertamente filo-russe. Tuttavia, secondo Karel Havlíček, vicepresidente del movimento, «stavamo cercando alleati che condividessero la stessa visione del funzionamento dell’Unione», quindi non che avessero la stessa visione della Russia. L’opinione di Ano sul conflitto in Ucraina, comprese le critiche all’aggressione russa, non è cambiata, ha aggiunto. Ha condannato l’attacco aereo in Ucraina, che ha preso di mira, tra le altre cose, un ospedale pediatrico.
Obiettivi
I Patrioti per l’Europa porteranno avanti le battaglie identitarie della destra sovranista: linea dura sull’immigrazione, critica ai provvedimenti del Green Deal e difesa dei poteri degli Stati membri, compreso il diritto di veto.
“Il nostro nuovo gruppo lavorerà per preservare le radici giudaico-cristiane dell’Europa. Ci impegniamo per la massima protezione delle frontiere esterne dell’Europa. Diciamo no all’immigrazione irregolare e lavoreremo per un’Europa forte e competitiva”, ha dichiarato l’ungherese Kinga Gál, desginata come prima vice-presidente del gruppo.
Qualche contrasto potrebbe sorgere sulla guerra in Ucraina: alcune delegazioni sono contrarie all’invio di aiuti militari al Paese (Fidesz, Fpö), altre favorevoli (Vox, Pvv), altre ancora, come la Lega, mantengono sul tema un atteggiamento piuttosto ambiguo.
Più forti?
Nonostante il gruppo dei Patrioti per l’Europa sia solo leggermente più grande dell’ormai
defunto Id, che aveva 73 eurodeputati al momento della sua formazione nel 2019, la sua rilevanza numerica in Parlamento è più pronunciata, a causa della riduzione del numero complessivo di eurodeputati da 751 a 720. Con 84 membri, i Patrioti superano sia i Conservatori e riformisti europei, che ne hanno 78, sia i liberali di Renew Europe, che contano 76. Raggiunto quindi l’obiettivo iniziale di Orbán di diventare la terza forza del Parlamento europeo.
Ma la loro influenza sulle politiche europee potrebbe essere limitata dalla strategia del “cordone sanitario” già usata. In pratica un accordo fra gli altri gruppi per escludere la destra radicale dalla ripartizione degli incarichi rilevanti all’Eurocamera. Paolo Borchia, capodelegazione della Lega, invita tuttavia a ribaltare l’approccio. «Se sommiamo i Patrioti ai Conservatori, otterremo un numero molto vicino, se non superiore, addirittura a quello del Partito Popolare Europeo».
Di certo c’è che la destra radicale ha ora due gruppi molto forti, il terzo e il quarto al Parlamento europeo, a cui sommare una trentina di altri eurodeputati di idee affini, i cui partiti siedono fra i Non iscritti. In tutto fanno oltre un quarto dei deputati dell’Eurocamera.
Ginevra Larosa
Foto © Hungarian Conservative, AP News, Eunews













